Svimez, il Sud sempre più Cenerentola d’Italia

“Subito una riforma che introduca i costi standard per restituire al Sud le stesse medesime condizioni del resto del Paese. Asili nido, assistenza sociale, welfare, mobilità. Questi i servizi in cui si evidenzia il divario tra il nord e il sud del paese, dovuto a un riparto delle risorse  squilibrato, che non assegna al sud le stesse risorse procapite dei cittadini dei comuni del nord. Questa è la vera questione che penalizza il Mezzogiorno e la Basilicata”. Così il segretario generale Cgil Basilicata, Angelo Summa, alla luce degli ultimi dati Svimez. “Secondo lo studio Svimez sono le donne e i giovani del Sud a subire l’impatto occupazionale maggiore nella crisi pandemica: -3% a fronte del -2,4% del Centro-Nord per le donne; -6,9% al Sud a fronte del -4,4% del Centro-Nord per i giovani under 35. Gli effetti più marcati si registrano nel settore dei servizi, soprattutto nei comparti dell’accoglienza, della ristorazione, del turismo, della cultura, del piccolo commercio e dei trasporti, dove più frequente è il ricorso il lavoro a tempo parziale o stagionale.  Circa la metà degli occupati persi tra il 2019 e il 2020 (-456 mila persone) è ascrivibile a questi settori. I giovani under 35 che non studiano e non lavorano (neet) sono saliti al 36,1% nel Mezzogiorno mentre tra il 2008 e il 2020 flette l’occupazione in tutte le regioni del Mezzogiorno con picchi elevati in Calabria (-10,4%) e Sicilia (-8.9%) e solo relativamente più bassi, intorno al 3%, in Campania e Basilicata. “Un quadro ancora più preoccupante – continua Summa – se si considera il rischio derivante da un eventuale sblocco dei licenziamenti. Il Sud ha bisogno di investimenti in sanità, istruzione e mobilità. Va superata la spesa storica che penalizza il Mezzogiorno e la Basilicata.  Una sottrazione di risorse in tutti i settori che ha finito per acuire il divario tra Nord e Sud. Il calcolo dei fabbisogni standard è il vero tema. Prima di parlare di Pnrr, di ripresa e resilienza, si dia immediata attuazione ai costi standard pro capite per ogni cittadino del nostro paese, superando questa grave sottrazione di risorse alle regioni del Sud. La Basilicata – precisa Summa – se avesse le stesse spese pro capite dell’Emilia Romagna o della Lombardia, oggi avrebbe risorse aggiuntive tali da determinare nuovi servii nell’infanzia, nella mobilità, nell’assistenza sanitaria e domiciliare, che oltre a garantire servizi di rilevanza determinerebbe circa 5 mila nuovi posti di lavoro. A ciò si aggiungono le difficoltà di reperimento di profili professionali specifici, come lamentano numerosi imprenditori del Sud dei comparti ricettivo-turistico e manifatturiero. Penso inoltre a tutte le potenzialità che consentirebbero alle regioni del Sud di candidarsi ad ospitare le nuove forme di organizzazione del lavoro quali lo smart-working nel settore pubblico e privato”.

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