Strage Odessa: nazionalisti ucraini massacrarono manifestanti filo-russi

Da giorni le immagini dell’Ucraina arrivano su ogni televisore, sui pc, sui giornali, su ogni telefono. Pochi però hanno raccontato quello che é successo in Ucraina negli ultimi anni. La guerra in Ucraina non ha avuto inizio il 24 febbraio 2022, come molti credono: le ostilità vanno avanti dal 2014 ma molti purtroppo non lo sanno o semplicemente lo hanno dimenticato, complice anche la disinformazione mediatica attorno a certi avvenimenti.
Il 2 maggio 2014, in Ucraina, a Odessa nella Casa dei Sindacati, è un giorno ricordato a causa di una strage compiuta da alcuni gruppi dell’estrema destra ucraina e neonazisti filo occidentali ai danni di alcuni sostenitori del precedente governo filo russo di Kiev e di conseguenza oppositori del nuovo governo del Paese formatosi dopo le rivolte in piazza di Euromaidan (manifestazioni violente pro Europa avvenute nella notte tra il 21 e il 22 novembre 2013), che portarono al voto il Parlamento ucraino il 22 febbraio 2014 con 0 voti contrari e 328 voti favorevoli l’impeachment dell’allora presidente Janukovyč e indicendo per il 25 maggio dello stesso anno le nuove elezioni presidenziali.
Il giorno della strage almeno 48 persone (c’è chi dice 38 chi addirittura 150) tra impiegati, manifestanti, filo russi, membri dell’estrema sinistra etc, trovarono la morte all’ interno della Casa dei Sindacati, nel rogo (appiccato da frange paramilitari nazionaliste, compresa la famosa Pravyj Sektor), ma anche a causa di linciaggi e violenze prima e dopo l’incendio divampato all’interno della struttura.
A causa delle già citate rivolte di Euromaidan nella capitale, il presidente filo-russo Viktor Janukovyč fu privato di ogni autorità e potere e di conseguenza il cambio di governo provocò la reazione e l’appoggio dei suoi sostenitori, ma anche quella del Partito Comunista dell’Ucraina e di alcuni semplici cittadini contrari alla svolta filo-occidentale.
Inevitabili quindi gli scontri in piazza tra le due contrapposte fazioni che il 2 maggio 2014 ci furono anche ad Odessa. Agli scontri, parteciparono anche frange paramilitari nazionaliste come Pravyj Sektor, Settore Destro e un nutrito gruppo di ultras.
I manifestanti filo russi e anti-governativi (non armati) durante gli scontri furono costretti a rifugiarsi nella Casa dei Sindacati. Aggrediti ferocemente e inseguiti all’interno della struttura dai militanti di estrema destra e dai sostenitori di Euromaidan, che appiccarono il fuoco con il lancio di numerose Molotov appena circondato l’edificio, insieme ai manifestanti trovarono la morte anche persone che si trovavano lì per lavoro e completamente estranee ai fatti.
I pochi in fuga scampati alle fiamme trovarono ad aspettarli fuori dal palazzo i militanti neonazisti che gli diedero il colpo di grazia. I testimoni, al termine del rogo, trovarono i resti carbonizzati delle vittime all’interno dell’edificio. Molti dei cadaveri presentavano ferite di armi da taglio e da fuoco.
Dopo i fatti di Odessa, l’allora nuovo governo ucraino di Oleksandr Turčynov e Arsenij Jacenjuk descrisse l’accaduto solo come una triste fatalità. Addirittura, Il Ministro degli Interni e il corpo di Polizia, sostennero fin dal primo momento che i manifestanti fossero morti avvolti dalle fiamme delle loro stesse bombe molotov, così come sostennero la stessa tesi gli organi di stampa filogovernativi.
I testimoni presenti ad Odessa e in disaccordo con le versioni fornite dal governo e dai media, non dimenticheranno mai quel giorno per il resto della loro vita. Ancora oggi nessun processo e nessun condannato per la strage. Solo morti.

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radionoff
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