Stellantis. Cgil, Fiom, Filcams: «Taglio dei costi a discapito dei lavoratori. Chiediamo al governo regionale di verificare l’effetto dei finanziamenti assicurati a FCA in Basilicata. Istituire un tavolo permanente di confronto sull’intero settore»

di Angelo Summa*, Gaetano Ricotta** e Michele Sannazzaro***

I primi atti formali della Stellantis sono tutti nel solco della riduzione dei costi. I tagli ai servizi comunicati alla Iscot per i servizi di pulizia industriale e civile all’interno dello stabilimento che produrranno 44 licenziamenti e cassa integrazione al 50% per i lavoratori restanti, la riduzione del 15% ai trasferimenti verso la Atlas che gestisce il servizio mensa, tracciano l’intenzione di peggiorare complessivamente la condizione dei lavoratori diretti e indiretti, con scelte che determineranno un pericoloso abbassamento della qualità del lavoro e della sicurezza all’ interno dello stabilimento, paradossalmente proprio nella fase in cui l’attenzione verso i livelli di sicurezza dovrebbe essere massima. Se a questo si aggiungono le notizie apprese mezzo stampa sulla rivoluzione dei tagli che potrebbero avere ricadute importanti sulla componentistica e logistica dell’indotto anche di Melfi, si evince ulteriormente, se ce ne fosse bisogno, che la nuova struttura si muove in perfetta continuità e, anzi, con l’intenzione chiara di inasprire ancor più l’operato della vecchia, riducendo i costi del lavoro mettendo a rischio i livelli occupazionali. Tutti i piani industriali annunciati da Pomigliano in poi sono stati largamente disattesi, la piena occupazione non si è mai realizzata, i diritti e il salario dei lavoratori sono peggiorati. Oggi Tavares si è recato negli stabilimenti dichiarando che non ci sarebbero stati effetti peggiorativi nella sua gestione tranne poi a manifestare gli atti che riportiamo, un copione che si ripete riversando interamente sui lavoratori la tenuta finanziaria delle produzioni. Le “sinergie” e i tagli non possono essere le condizioni per continuare ad erogare cedole agli azionisti. Il prestito da 6.3 mld garantito dallo Stato e che FCA ha ottenuto aveva come precondizione il rilancio della filiera di fornitura. Per noi questo significa ampliare la filiera in Italia e non continuare ad agire con la competizione sfrenata sulla riduzione dei costi e far pagare ai lavoratori l’assenza di strategie industriali e di investimenti che pongano al centro l’innovazione e l’eco-sostenibilità. In Basilicata il polo di San Nicola di Melfi conta 7200 lavoratori diretti e altrettanti nel sistema di fornitura; è l’area industriale più importante della regione e in questo senso chiediamo alla politica di verificare l’effetto dei finanziamenti assicurati a FCA in Basilicata con l’istituzione di un tavolo permanente di confronto sull’intero settore. A nulla valgono visite e annunci dell’assessore alle Attività produttive; ciò che occorre sono azioni concrete a tutela del lavoro e della sua qualità che presuppongo interventi mirati a consolidare il più importante insediamento industriale della nostra regione e del suo indotto. È giunto il tempo che il governo Bardi intervenga mettendo in campo una strategia di politica industriale che tuteli e rilanci il grande patrimonio produttivo del nostro territorio. Di fronte ad uno scenario di questa portata serve un intervento diretto e forte sia del governo nazionale che regionale. I piani industriali non possono più essere realizzati continuando ad erodere gli asset strategici; da anni non si interviene su decisioni padronali, ampiamente manifestate, di abbandono del settore. È necessario conoscere i piani industriali futuri perché si devono dare garanzie sul ripristino della piena capacità produttiva degli stabilimenti nel nostro paese.

*Segretario generale Cgil Basilicata, **Segretario generale Fiom Cgil Basilicata, ***Segretario generale Filcams Cgil Potenza

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