Serena Grandi, il ritorno di una diva

A Bologna, nei giorni scorsi Serena Grandi ha presentato il suo ultimo libro dal titolo “Serena a tutti i costi” ed. Giraldi. Curiosa e allettata all’idea di conoscere un’icona del cinema italiano, sogno proibito di milioni di uomini e non solo, aggiungo io, mi sono recata all’appuntamento, determinata a scambiare quattro chiacchiere con lei. Serena appare sorridente, disponibile, attenta a non tralasciare nessuno, tra i presenti, che voglia rivolgerle un saluto. La immaginavo come una diva di altri tempi: incantatrice e dannata, graffiante e ammaliante, invece è una persona comune, affascinante nei modi e nelle parole, dallo sguardo disarmante. Il brillio dei suoi occhi mi trasmette una bellezza sofferta, materna, ma al tempo stesso prorompente e grintosa.
Seduta tra il pubblico, mentre ascolto le sue parole, nella mia mente la rivedo nelle vesti di Miranda (film del 1985 del regista Tinto Brass) e in quelle di Teresa (film del 1987 del regista Dino Risi), suggestionata da quanto la sua bellezza esteriore abbia contribuito, in maniera schietta e sagace, ad alimentare quella espressiva, dando vita a una femminilità ostentata, che negli anni ottanta urlava a squarciagola.
Serena risponde alle domande che le vengono poste con freschezza e un pizzico di emozione: lei stessa ammette che la sua lunga carriera di attrice è stata costellata da numerosi successi, ma che le sono costati sacrifici e sofferenza, tematiche e riflessioni narrate nel suo libro. Finalmente giunge il mio momento. La diva è intenta a firmare autografi e dediche a coloro che avidamente si sono impossessati del prezioso manoscritto. Io, attendo, in fila, impaziente di rivolgerle la parola. Sono emozionata, non posso negarlo e mai avrei immaginato di provare questa sensazione.
Eccola. Lei è li, a poca distanza da me, voltata di spalle, intenta a firmare l’ultimo autografo a un uomo che la guarda in maniera beata, come se avesse visto la Madonna, o forse perché si ricorda di quando, anni addietro, quella musa era stata ispiratrice nei suoi momenti di solitudine. Serena mi guarda, sorride e io mi presento.
Soliti convenevoli e poi, riconducendomi al titolo del suo libro, “Serena a tutti costi”, le chiedo quanto abbia a che fare con la storia della sua vita.
Lei mi risponde che la sua vita è stata uno tsunami, che lei è da sempre in cerca della serenità perché, per uno strano scherzo del destino, che ha voluto che il suo nome fosse “Serena”, lei in realtà non lo è mai stata.
Incalzo, cercando di saperne di più e le chiedo se oggi crede di vivere finalmente in serenità e lei mi risponde di no. Il suo sogno è di andare a vivere in campagna e continuare a scrivere, trascorrendo le giornate in pigiama senza fare altro.
Cambio completamente discorso perché sono rimasta affascinata dalla dedica che precede la lettura del libro e le chiedo di spiegarmela:
“Alle donne che hanno provato dolori e violenze, alle donne che sono state madri senza i padri, a quelle che hanno avuto il coraggio di aprirsi verso il proprio orientamento sessuale”.
Serena mi racconta che ha divorziato dal marito quando Edoardo, suo figlio, era molto piccolo e così lo ha allevato da sola, con la forza che solo una madre è in grado di avere.
“Essere mamma” continua l’attrice e scrittrice “è naturale per una donna, è lei che dà alla luce un figlio, che lo accudisce, che lo cresce. Per un uomo non è scontato essere un buon padre, a volte il padre è una figura mancante nella vita di un figlio”.
Il suo tempo a mia disposizione è terminato. I suoi fans la reclamano e ci salutiamo con complicità tipicamente femminile. Mentre la guardo allontanarsi mi coglie la malinconia, perché sono consapevole di quanto, purtroppo molto spesso, le donne che hanno successo sono costrette a rinunciare alla loro serenità, cosa che agli uomini capita molto di rado. Così, mi chiedo: “Serena a tutti i costi?”.

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Marcella Nigro
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