Sanità futura scrive a Bardi e Leone

Riceviamo e pubblichiamo.

Siamo consapevoli che questa modalità, con la quale ci rivolgiamo pubblicamente e direttamente al Presidente della Regione e all’Assessore alla Salute, può apparire quantomeno inusuale ma, in modo sincero, siamo spinti a utilizzarla poiché pensiamo che ognuno di noi abbia la necessità, ormai non più rimandabile, di imprimere soluzioni immediate per salvaguardare il proprio lavoro, quello dei propri collaboratori e soprattutto la nobile missione che tutti svolgiamo curando i cittadini pazienti che sono persone in carne ed ossa e non uno sterile numero.

Persistere nell’attesa, non è neutrale, contribuisce a generare il collasso delle strutture accreditate con tutte le terribili conseguenze, anche e soprattutto verso i cittadini-pazienti che non avrebbero più nemmeno la speranza di potersi curare.

È nostra intenzione quindi di rivolgere a voi un appello sulle questioni relative alle prestazioni specialistiche di cui i cittadini lucani, utenti del SSR, hanno avuto un reale bisogno ed un pieno diritto, e al “normale” pagamento verso tutte le strutture private accreditate, di tutte le prestazioni erogate nel 2021.

Riteniamo che questo, sia il momento per un ultimo tentativo, rivolto a voi, affinché le istituzioni sanitarie, Regione in primis, compiano fino in fondo il loro dovere nei nostri confronti e nei confronti dei cittadini lucani, in modo definitivo e non estemporaneo.

Su tale richiesta di pagamento, è bene chiarire: le risorse ci sono e giacciono inutilizzate.

È anzitutto noto, e comunque risulta da autorevoli documenti ufficiali (cfr., Atti Agenas, atti del V Forum di Sanità Futura, Relazione D’Angola), che la richiesta di prestazioni di specialistica ambulatoriale al privato accreditato (visite specialistiche, prestazioni di laboratorio, prestazioni di diagnostica strumentale, prestazioni riabilitative), è aumentata in maniera esponenziale a partire dal giugno 2020. Tanto per effetto della riduzione dell’erogazione di tali prestazioni da parte delle strutture pubbliche, le quali devono concentrare ogni sforzo nel contrasto alla pandemia da SARS Cov-2.

In questo contesto e con spirito di collaborazione, nel superiore interesse pubblico, la sanità privata accreditata sta assolvendo ad una rilevantissima funzione ausiliaria e suppletiva delle inevitabili (e comprensibili) difficoltà in cui versano le strutture pubbliche, addossandosi, per conseguenza, una grossa quota di costi per le prestazioni ambulatoriali che queste non riescono ad erogare.

Il volume complessivo di prestazioni ambulatoriali specialistiche nel periodo compreso tra il 2020 e il primo semestre 2021 ha fatto registrare – nel caso di pazienti oncologici – una diminuzione delle prestazioni erogate dal sistema pubblico di circa l’80% rispetto al 2018 (dato peggiore in Italia). Occorre anche segnalare che all’interno del volume erogato, sebbene vi sia stato un incremento da parte delle strutture accreditate private, questo è ben lontano dal riuscire a soddisfare la domanda complessiva, che purtroppo resta ancora inevasa.

In una logica di Sistema pubblico, fatto di strutture accreditate private e pubbliche, è fin troppo logico che, ad un calo  produttivo  di alcune strutture,  possa corrispondere, in aiuto, un  incremento di produzione da parte di altre, pubbliche o private accreditate che siano non dovrebbe avere alcuna rilevanza;  il Sistema, in questo caso, dovrebbe semplicemente operare una rimodulazione delle risorse finanziarie per garantire il pagamento delle prestazioni alle strutture che effettivamente le erogano, non di certo far restare inutilizzate le risorse disponibili, a maggior ragione in presenza di una esplicita disposizione stabilita dal “decreto Draghi – sostegni bis”.

Sennonché, oggi, l’incremento di prestazioni erogato dalle strutture private accreditate non è più sostenibile finanziariamente dalle stesse se non ne viene garantita la “normale” e giusta remunerazione.

L’incremento delle prestazioni erogate, chiesto dal Sistema alle strutture private accreditate, tra l’altro aderenti al CUP regionale, non può restare non pagato opponendo presunti tetti di spesa ormai definitivamente annullati da una pronuncia del Consiglio di Stato che ha risolto così l’obbligo di prenderli in considerazione (Cfr., Consiglio di Stato, sentenza n. 8161/2021). Senza contare che così facendo, si realizza un autentico corto circuito: mentre il Sistema ha necessità di erogare le prestazioni e raccoglie le prenotazioni attraverso il CUP, i tetti di spesa (anche se inadeguati e annullati) ne impedirebbero l’erogazione. Pur comprendendo la gravità della situazione, l’aumento di prestazioni richiesto, non può e non deve gravare sulle finanze delle strutture.

Di tale corto circuito è perfettamente consapevole il Governo nazionale che, per far fronte all’incremento di prestazioni erogate dalla specialistica ambulatoriale accreditata, ha introdotto diverse disposizioni finanziarie, da ultimo, l’art. 26 del D.L. 73/2021 che, tra l’altro, ha individuato l’utilizzazione delle risorse non impiegate nell’anno 2020. Dette risorse che giacciono come “non impiegate” sono senz’altro utilizzabili in Basilicata proprio per pagare tutte le prestazioni erogate nel 2021 a tutte le strutture accreditate!

Ormai da anni in Basilicata non operano più strutture di ospedalità privata, dunque, è possibile utilizzare le relative economie dell’anno 2020, tanto per le prestazioni intra che per quelle extra regionali.

A tal proposito si osserva che, se è vero che la D.G.R. 821/2021 ha previsto uno stanziamento di risorse per l’abbattimento delle liste d’attesa, è altrettanto vero che queste provengono dalle disponibilità dell’anno in corso (2021 e non 2020) caducate (ingiustamente) di quelle destinate ai cittadini residenti in altre regioni; restano ancora disponibili, e assurdamente non impiegate, le economie derivanti dall’anno 2020 e 2021.

In ogni caso, la D.G.R. 821/2021, per quanto sia andata nella giusta direzione, risulta largamente non sufficiente (nella situazione fotografata dai dati ormai ufficiali) a soddisfare i meritati pagamenti che, per buon senso e per diritto, dovrebbero essere immediatamente effettuati. Ebbene, non si comprendono le ragioni del comportamento inerte della Giunta Regionale di fronte alla drammatica situazione in atto.

È indispensabile – ed oltremodo logico e ragionevole – adempiere rapidamente al combinato disposto della recente pronuncia del Consiglio di Stato e dell’art 26 del D.L. 73/2021 (decreto Draghi – sostegni bis), pagando tutte, e per intero, le prestazioni erogate nell’anno 2021.

Da ultimo, è indiscutibile che tale situazione abbia determinato un risparmio di risorse originariamente destinate verso le strutture pubbliche: questo andrebbe re – immesso nel sistema per garantire un ottimale coordinamento dell’attività sanitaria tra pubblico e privato.

In una situazione sanitaria di eccezionale gravità, che ancora oggi è presente, le AASSLL, purtroppo, hanno operato (in modo illegittimo) in sostanziale applicazione di tetti annullati. Così stando le cose, è evidente che, annullati i tetti di spesa – ed in presenza di risorse disponibili – le strutture accreditate hanno pieno diritto al pagamento di tutte le prestazioni sanitarie erogate in nome e per conto del SSR, anche per evitare un arricchimento senza causa della Regione.

Per le ragioni esposte, vorremmo che questa nostra lettera possa essere accolta come un accorato appello affinché, insieme, strutture pubbliche e private accreditate possano produrre, con convinzione e determinazione, un supplemento di iniziativa verso i bisogni reali dei cittadini lucani.  A tale proposito siamo convinti che un provvidenziale atto del governo regionale, possa finalmente ricondurre, con trasparenza e tempismo, ad una rinnovata co-programmazione pubblico-privato nel superiore interesse pubblico e a beneficio dell’intera Regione. La soluzione è immediatamente disponibile, vi chiediamo di non indugiare oltre, ogni sforzo fuori tempo massimo sarebbe tristemente inutile.

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