Salvatore Caiata si dimette da segretario regionale di FdI. Il parlamentare eletto nell’M5S e poi diventato transfugo “entrando” nel partito di Giorgia Meloni è indagato dalla Procura di Siena per autoriciclaggio. Si dice estraneo ai fatti.

“Ho appena rimesso nelle mani dell’on. Giorgia Meloni il mio mandato da segretario regionale della Basilicata di Fratelli d’Italia”. Lo ha annunciato, con un post su facebook, il parlamentare Salvatore Caiataindagato a Siena in un’inchiesta per autoriciclaggio. “Ho a lungo riflettuto, e – ha aggiunto il parlamentare e presidente del Potenza calcio (serie C, girone C) – proprio perché sono certo che questo attacco ci tengo a dire del tutto infondato e privo di ogni connotazione, cosa che presto la stessa giustizia sono certo potrà appurare – nasce con lo scopo di ledere l’immagine del partito oltre che la mia persona, mi occorre tutelare la stessa con questo atto”. In una nota Caiata afferma: « La politica deve necessariamente essere esempio di ciò che professa… ed ecco perché sono fortemente convinto della mia scelta odierna… avrei potuto continuare a portare avanti il mio ruolo…Ma non sarebbe stato coerente con i valori di Fratelli d’Italia. Ringrazio la stessa leader on. Giorgia Meloni, per il ruolo che mi ha onorato di ricoprire, un ruolo che mi ha lusingato, inorgoglito e allo stesso tempo dato il modo di scoprire quanto bisogno ha questa terra di riscattare la sua presenza e le sue problematiche nella politica locale e nazionale. Sebbene cosciente che quanto riportato dai giornali in questi giorni attiene alla mia vita professionale privata e assolutamente non al mio ruolo istituzionale che ho sempre portato avanti con trasparenza e lealtà nella totale legalità, e soprattutto che presto la giustizia, in cui ripongo la mia totale fiducia saprà riconoscere la mia totale estraneità ai fatti imputati, ma anche che la strumentalizzazione e lo sciacallaggio messo in atto contro la mia persona possa in qualche modo penalizzare l’immagine di Fratelli d’Italia, e di questo non potrei mai darmi pace».

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