Quattro malattie preesistenti causano la maggior parte dei ricoveri per Covid-19

In primo luogo l’obesità, seguita da ipertensione, diabete e scompenso cardiaco. Attenzione alla prevenzione e a cure precoci in caso di Covid.

di Viola Rita

Ormai lo sappiamo, i pazienti ricoverati con Covid-19 grave hanno spesso malattie o problemi di salute preesistenti. Siamo anche a conoscenza del fatto che l’obesità è spesso associata a sintomi importanti di coronavirus, un argomento di cui si è spesso parlato. Oggi uno studio condotto dalla Tuft University, vicino a Boston, ha fornito una fotografia del quadro clinico dei pazienti con coronavirus Sars-Cov-2. Gli autori hanno indicato le 4 patologie e condizioni di salute associate a forme più rilevanti di Covid-19 e che hanno contribuito a ben due terzi dei casi di ricovero. I risultati sono pubblicati sul Journal of the American Heart Association (Jaha).

Combinare i dati

Il gruppo di ricerca ha svolto una simulazione matematica basata sull’uso e la combinazione di vasti campioni di dati relativi a pazienti con Covid-19 e altre patologie negli Stati Uniti. In particolare i dati dei ricoveri di 14 stati partecipanti, combinati con informazioni come età, sesso ed etnia derivano dal Covid-Net dei Cdc (Centri per la prevenzione e il controllo delle malattie) statunitensi,. Un’altra fonte di informazione è il Covid Tracking Project realizzato da una no profit negli Usa. I dati sulla distribuzione delle malattie preesistenti arrivano invece dall’indagine Nhanes (National Health and Nutrition Examination Survey) sempre dei Cdc. In totale i ricoveri complessivi considerati (dunque i pazienti) sono più di 900mila. Il lavoro degli autori è stato quello di raccogliere e rielaborare questi dati, associando con simulazioni computazionali la diffusione delle patologie pregresse con i numeri dei ricoveri e individuandone l’impatto.

La top 4 delle malattie associate a Covid

La sgradita top 4 è caratterizzata da 4 condizioni che sono fattori di rischio cardiometabolico, cui è importante prestare attenzione. L’analisi epidemiologica (statistica) indica che sommando tutti i casi associati alle 4 malattie, in assenza di queste si sarebbero probabilmente potuti evitare ben due terzi (circa il 64%) dei ricoveri, ovvero circa 575mila ospedalizzazioni. In cima alla lista c’è l’obesità, stimata nell’analisi statistica come responsabile circa del 30% dei ricoveri per Covid-19. Nel 26% dei casi, poi, l’ospedalizzazione è da attribuire all’ipertensione, nel 21% al diabete e ancora quasi nel 12% allo scompenso cardiaco (o insufficienza cardiaca). Il ruolo di molte queste condizioni cambia a seconda della fascia d’età. Ad esempio, nelle persone con meno di 50 anni il diabete è responsabile soltanto dell’8% dei ricoveri, contro ben il 29% nelle persone con più di 65 anni. Al contrario, l’obesità ha lo stesso impatto negativo in tutte le fasce d’età. Ma anche l’etnia gioca un ruolo e i più colpiti risultano essere afroamericani e ispanici.

Attenzione a questi pazienti

Ricordando che i dati valgono e sono stati ottenuti su pazienti statunitensi e che in Europa e in Italia le percentuali potrebbero essere diverse, in generale queste malattie aumentano il rischio di Covid-19 grave. I risultati dello studio pertanto accendono i riflettori sulla prevenzione, dove la riduzione del peso è un elemento centrale per abbassare la probabilità di sintomi da coronavirus importanti e di sviluppare molti altri problemi di salute. Ma i dati sono importanti anche perché indicano le categorie, sia per età sia per etnia sia per patologie, più vulnerabili e favoriscono l’individuazione dei pazienti positivi al coronavirus più a rischio di manifestare forme gravi. Questa maggiore attenzione dovrebbe riguardare sia l’accesso ai vaccini, che è un diritto per tutti, anche per i paesi più poveri, sia alle terapie. Ad esempio attualmente sono già approvati dall’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) gli anticorpi monoclonali – una terapia anti Covid su cui però ci sono ancora dei dubbi – che sono indicati in una fase precoce della malattia e per pazienti a rischio.

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