Quando le donne suonavano i tamburi

Questa estate il mondo, per me, si è fatto cosmo grazie a una “donna che suona il tamburo”. Mettere ordine da sempre è stata una faccenda da donne. Non equivocate. Mi spiego. Mettere ordine vuol dire misurare e misurare implica il concetto di numero ovvero di entità che possono essere sommate o sottratte e che procedono in un ordine progressivo. Quando, come esseri umani, prendemmo coscienza che i numeri potevano esprimere lo scheletro del mondo, pervenimmo a una scoperta (invenzione?) che ha avuto un effetto maggiore di qualunque altra scoperta: il mondo cessava di essere semplicemente un mondo e diventava un kosmos, un insieme misurato ed ordinato dotato di senso e significato. Le donne , da sempre, sono state le depositarie naturali di questo potere di trasformare il caos in cosmo. Quando ho cominciato a leggere le poesie di Antonietta Gnerre contenute nella sua ultima raccolta, Quello che non so di me, il tamburo, per così dire, ha cominciato a battere e il disordine attuale ha lasciato uno spazio, seppure piccolo ed estivo, a un ordine dotato di senso e significato. Vedi, l’Irpinia somiglia all’universo./La misuro con le imposte delle case distanti,/….Ecco, l’istante comprende ciò che siamo stati,/la resa degli anni che si riorganizza/…(pg. 17). È nella Misura dei nomi, nella prima sezione di questa raccolta, che Antonietta si presenta come donna che suona il tamburo e che mette ordine. Più e più volte questa generosità gratuita e spontanea di dare senso e significato attraverso una misura di nomi e cose, emerge chiara nella poesia di Antonietta. Si presenta immediatamente, questa generosità, fin dall’inizio, da quel… cercare nel tempo della semina le tracce confuse delle volpi (pg. 19); si ripete nel mostrarsi ancora nel…bacerei tutte le foglie che ho visto cadere (pg. 24). E così via, viene ribadita nel corso di tutta la raccolta a dimostrazione di quella coerenza e compattezza segnalata da Alessandro Zaccuri nella prefazione. Misurare, dunque contare, per fare. Così anche un semplice poggiare le mani sui muri caldi dell’ultima estate…serve a misurare chi siamo (pg. 31). Vi è una consapevolezza discreta ma profonda in questo generoso… fare: sai, siamo qui per misurarci nelle cose create/per imparare a numerare le noci,//come fanno i contadini./O a portare via i dolori dalle pietre(pg. 49). E così, pagina dopo pagina, poesia dopo poesia, verso dopo verso, Antonietta conta e racconta dell’universo (o dell’Irpinia, ma a questo punto , avrete capito, non ha importanza), la posizione esatta di tutti gli alberi(pg. 51). Tocca a noi a questo punto …impastare i suoi pensieri, cioè ascoltare il …numero, il suono, il ritmo del…tamburo. Quello che di noi non sappiamo (o abbiamo dimenticato) “ha contato tutte le mani che hanno lavato le lenzuola. E le cose ferme a terra… (e son solo)… tra gli abbracci delle piante e delle stelle”. Quello che di noi ha prestato attenzione è riuscito a tenere conto di tutte quelle cose emerse da millenni e che sono giunte qui e ora tra le pagine di una “semplice” raccolta. Il raccolto. Per millenni i tamburi sacri del Mediterraneo precristiano e dell’Asia occidentale sono stati suonati da donne, da sacerdotesse che erano custodi delle tradizioni spirituali delle prime civiltà e detenevano le chiavi per sperimentare il divino grazie alla … misura e al ritmo. Queste donne sapevano molto bene che il terrore che nasce dal caos poteva essere controllato: osservare le fasi della luna è stato il più antico modo di segnare il tempo. Se il sole stabilisce il ritmo quotidiano, il crescere e il calare della luna furono lo strumento naturale per misurare cicli settimanali, mensili, vitali. Sul ritmo …femminile era basato un calendario lunare precedente di circa 15.000 anni lo sviluppo dell’agricoltura. La più antica radice indo-ariana collegata ai corpi celesti è quella che significa “luna”, la radice “me” che in sanscrito diventa “mami”: io misuro. A questa stessa radice è collegato anche il termine “metra” che vuol dire matrice , utero e per traslato, madre, origine di qualcosa. Così la corrispondenza, anzi la simmetria cioè la commensurabilità, tra mettere ordine e creare è definitivamente stabilita tanto da mostrarsi nel modo più concreto possibile nella coerenza, appunto, e compattezza della Poesia di Antonietta Gnerre, una di quelle donne sapienti, che nel mondo greco sarebbero state definite pharmakeutriai, ovvero inventrici di farmaci e di rimedi salutari . Una di quelle Madri (mātrā) che al suono di un tamburo è in grado di misurare (metron) e di creare un cosmo. Anche per un breve e minuscolo spazio estivo. 

Riferimenti – Antonietta Gnerre, Quello che non so di me, Interno Poesia Editore, 2021; – Layne Redmond, Quando le donne suonavano i tamburi, Venexia, 2021; – Giorgio De Santllana, Hertha von Dechend, Sirio, Adelphi, 2020; – Mircea Eliade, Trattato di storia delle religioni, Bollati Boringhieri, 2008; – Ananda Ketish Coomaraswamy, La tenebra divina, Adelphi, 2017.

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