Prima le donne e i bambini

L’espressione «prima le donne e i bambini»* si riferisce a quella consuetudine storica di matrice cavalleresca o marinaresca di mettere in salvo, dinnanzi a situazioni di grave pericolo per la vita, prima di tutti, le donne e i bambini. In generale questo protocollo o norma sociale viene ormai da tutti collegato all’atto di abbandonare una nave ed infatti tale pratica nacque proprio in occasione del naufragio della nave HMS Birkenhead avvenuto il 26 febbraio del 1852. In quell’occasione il comandante ordinò alle mogli e ai figli dei soldati imbarcati sulla nave di salire sull’unica piccola scialuppa disponibile per salvarli. Allora: «prima le donne e i bambini». L’episodio fu riportato da tutti i giornali dell’epoca e fu addirittura immortalato in una poesia di Rudyard Kipling: Soldier an’ sailor too (https://www.poetryloverspage.com/poets/kipling/soldier_and_sailor_too.html). Tale espressione può ritornare alla mente leggendo due libri pubblicati recentemente da brave e attente giornaliste e scrittrici: Che fine hanno fatto i bambini (Piemme, 2021) di Annalisa Cuzzocrea e Vogliamo la luna (Il Battello a vapore, 2021…ma guarda un po’!) di Daniela Palumbo. Quando si tratta di temi legati alla Vita le donne arrivano sempre prima degli uomini e subito, dopo di loro, arrivano i bambini. Ecco perché vorremmo offrire una riflessione sulla espressione più volte citata e restituirle il suo senso naturale e dunque biologico. A nessuno sfuggirà che questa espressione, in modo più ancestrale e misterioso, abbia a che fare con l’istinto di conservazione e la famosa lotta darwiniana tra specie e individuo. La vita si impone in modo naturale sia con i nuovi nati della specie che cresceranno e diverranno individui adulti capaci di riprodursi, sia con le femmine della specie in grado di formare la vita nel proprio utero ( mater deriva dal sanscrito matŗ che vuol dire propriamente misurare, preparare, formare) in modo da perpetuare la specie. Una evoluzione creatrice. Non c’è da meravigliarsi dunque che a porsi interrogativi sulla Vita e sul Futuro delle giovani generazioni in questo periodo pandemico siano state due donne. Prima le donne. Nel suo libro la Cuzzocrea non fa “nient’altro” che ricordarci, nella gestione di questa pandemia, cosa stiamo perdendo e cosa rischiamo di mettere in pericolo del nostro prossimo futuro. Attraverso il dialogo con psicologi, scrittori, economisti, insegnanti e genitori, la giornalista cerca di scoprire le ragioni di fondo (culturali) della invisibilità dei bambini sulla nostra… barca. Se le esigenze dei bambini e dei giovani nel nostro paese sono sempre venute dopo quelle di altre fasce di età e categorie e sono state sistematicamente delegate alle famiglie e alla scuola (se va bene), perché dovremmo cambiare atteggiamento durante un …naufragio come quello che stiamo vivendo tutti?Anche in una circostanza come questa infatti le giovani generazioni sembrano essere solo “i bagagli” portati a bordo dalle loro famiglie e dunque saranno principalmente loro, le famiglie, a doversene sobbarcare peso e responsabilità. E anzi più la politica e la società si ritira e si disimpegna nel fornire servizi o particolare attenzione ai bisogni e alle esigenze delle nuove generazioni, più la famiglia diventa l’unico campo dove giocare questo particolare stato di invisibilità e disinteresse sociale. La Cuzzocrea parte da un dettaglio iniziale fondamentale: durante il lockdown le istituzioni hanno chiuso i bambini a casa e di fatto li hanno dimenticati. Non sono state concesse occasioni per salutare i compagni o gli insegnanti, nessuno ha pensato agli esami delle elementari o delle medie e nessuno ha prestato ascolto o ha chiesto alle giovani generazioni di esprimersi e di prestare attenzione alle loro parole. Già: le parole. Per noi (Società civile) e per le Istituzioni lo ha fatto Daniela Palumbo con l’altro libro nel quale 140 tra bambine e bambini, ragazzi e ragazze di tutta Italia hanno racchiuso in 100 parole le loro definizioni e immagini di futuro. La scrittrice ha chiesto alle menti giovani e fresche di una generazione incomprensibile e misteriosa di immaginare il loro mondo da grandi e di farlo in compagnia di una parola, di una poesia, di un argomento o di una lettera. mUn grande amico di Borges, l’altro grande scrittore argentino Leopoldo Lugones, diceva che ogni parola è una metafora e dunque ha una storia e una trasformazione da raccontare. Così ogni singola parola scelta dalle nuove generazioni non è …lo stesso abbraccio, coraggio, gentilezza, rispetto, sorriso, unione…che potremmo scegliere o pronunciare noi adulti. Queste loro parole hanno atmosfere e significati nuovi, sono cioè riempite e trasformate da interessi, emozioni, preoccupazioni differenti da quelli che proviamo noi. La maggior parte di parole raccolte dalla Palumbo è pertinente e riconducibile a pochi temi dominanti: l’Ambiente, il Possibile, la Riparazione del Mondo. «Cosa succederebbe se non ci fosse la diversità?» si chiede una bambina. Risposta: «il mondo sarebbe tutto di un solo colore, le cose sarebbero uguali e non ci sarebbero più emozioni né pensieri. Quindi non ci sarebbe più divertimento». La parola Possibile ricorre spesso sia nella sua accezione negativa che positiva: «Come è possibile che i grandi non si rendano conto…». «Sì, certo, credo che un altro mondo sia possibile!». In Vogliamo la luna si avverte questa urgenza da parte delle giovani generazioni alla…Riparazione dell’Universo, proprio così: mettere a posto le assurdità create dai grandi. Vi è una gran voglia di crescere per poter decidere e per risistemare un mondo che non piace. In tutti gli interventi che si snodano intorno a 100 parole riempite di nuovo significato e pronunciate con voce chiara, si avverte la supremazia della… specie, il cosiddetto spirito dello sciame, la vita estrinseca della quale parla Leopardi nel suo Elogio degli uccelli. Il canto di queste nuove vite invisibili e rinchiuse dalla pandemia e dalla disattenzione degli adulti della specie, ci fa dunque ben sperare perché queste parole sono, davvero, piccole scialuppe di salvataggio nelle quali probabilmente non troveremo tutti posto ma che potrebbero ugualmente salvare tutti. Prima le donne e i bambini dunque. *Ogni riferimento allo stillicidio di naufragi nei mari del mondo è puramente voluto. (Fonte Cds).

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