Potenza. La parata dei turchi nel tempo (5ª parte)

Chiudiamo l’excursus sulla storica Parata dei turchi riportando alcuni stralci presi da varie pubblicazioni realizzate alla fine degli anni Novanta dallo storico Tommaso Pedio, il quale inizia le sue narrazioni dalla famosa battaglia di Lepanto tenutasi il 7 ottobre del 1571 dove la flotta cristiana distrusse e vinse quella turca.  Racconta Pedio che lo scontro fu cruento ci furono  migliaia di morti e oltre diecimila turchi furono fatti prigionieri. «[…] Tra i cristiani hanno combattuto un gruppo di quaranta valorosi volontari lucani venosini comandati da Silvio Maranta, si narra che, molti di loro, se pur gravemente feriti si battettero con un particolare valore che tutti riconobbero loro. Il loro comandante per le gravi ferite riportate morì ricevendo tutti gli onori del mondo cristiano. Grandi feste si tennero in Italia e in Spagna e in modo particolare a Roma dove, l’ammiraglio della flotta pontificia, Marcantonio Colonna, preceduto da vescovi e cardinali condusse e consegnò al pontefice Pio V i prigionieri turchi». Furono talmente alti gli entusiasmi che l’anno successivo il nuovo papa, Gregorio XIII, ordina a tutti i vescovi di ricordare la vittoria con pubbliche manifestazioni. Naturalmente per rappresentare l’evento era il popolo a organizzarsi con maschere, bardature e quant’altro potesse essere utile. Anche i vescovi della Basilicata ubbidirono con slancio all’iniziativa e in tutti i paesi si svolsero manifestazioni e in particolare a Potenza che coinvolgeva tutto il territorio. «[…] Tutta la popolazione potentina si riversava a Betlemme per assistere alla rappresentazione della battaglia tra cristiani e turchi mentre a Macchia Romana si recava un altro numeroso gruppo di popolani che rappresentavano i turchi, alcuni a cavallo e altri appiedati guidati dal Sultano con al suo fianco un soldato che portava la bandiera turca con la mezza luna. Nel frattempo dove oggi c’è il Ponte delle Sette Luci si organizzavano per la parata i nobili della città, anche essi parte a cavallo e parte appiedi. Il più autorevole potentino   rappresentava il Comandante di questi nobili cittadini cristiani che sventolavano la bandiera con la croce». I Turchi vestivano “camicioni” di colore rosso o turchino mentre i cristiani un “camicione“ di colore bianco e tutti erano armati con armi di legno e comunque posticce e innocue. A un segnale convenuto le fazioni si scontravano in una battaglia ferocissima dove, ovviamente, vincevano i cristiani che facevano prigionieri i cavalieri i soldati e soprattutto il Sultano turco. «[…] Finita la battaglia si formava il corteo che veniva aperto dal Comandante cristiano seguito dai soldati e dai prigionieri turchi e chiudeva il corteo tutta la popolazione che si era recato a Betlemme per assistere alla “battaglia”». Tutto il corteo saliva in città e quando questo era in prossimità d’essa da Montereale scendevano gli angioletti. «[…] che erano rappresentati da bambini vestiti con camici di colore celeste con in testa una ghirlanda di fiori e si univano al corteo». Quando il corteo giungeva sotto le mura della città a Porta Salza la porta si alzava e «[…] ad accogliere i vincitori in corteo era il Sindaco con tutti i Notabili e il Clero della città e unitisi al corteo proseguivano, in parata, verso la Cattedrale passando lungo, quella che sarà […] via Pretoria». Ad attendere il festoso corteo, avanti alla Cattedrale c’era il vescovo con tutto il capitolo che prendeva in consegna i prigionieri poi tutti insieme entravano in chiesa per qualche preghiera e poi tutti in strada a festeggiare. La concomitanza di questo evento con la venuta a Potenza del conte Guevara padrone della città ha portato a unire gli eventi e con l’aggiunta di una nave, una jaccara e un po’ di musiche ha reso la Parata dei Turchi nella Sfilata dei Turchi, per la Festa dei Turchi.

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