Potenza. La parata dei turchi nel tempo (1ª parte)

Sulla storica parata dei turchi che si tiene a Potenza in Basilicata si sono consumati fiumi d’inchiostro e ingenti somme di denaro per descriverla. Si sono prodotti libri, opuscoli, volantini, tavole rotonde e quadrate ma purtroppo ancora non si è giunti alla soluzione di una “verità storica”. Ecco perché Radionoff-Rivista ha deciso di partecipare all’annuale giostra dei narratori della “Sfilata dei Turchi”, pubblicando alcuni stralci di studi e pubblicazioni del passato affinché i nostri lettori-internauti possano farsi un’idea propria. Iniziamo questo escursus storico con un atto notarile del 1578.

1 commento su “Potenza. La parata dei turchi nel tempo (1ª parte)”

  1. Carissimo Direttore
    Ho letto con molto interesse gli articoli “sulla storica parata dei turchi” e in particolare, avvicinandosi la festa del Santo Patrono, apprezzo la sottolineatura che Lei fa del fatto che si è scritto di tutto e del suo contrario sulle manifestazioni ad essa collegate. E’senza dubbio lodevole riscoprire le tradizioni di una città e di tutto un popolo, rafforzandone anche la sua componente culturale che diventa ancor più necessaria di fronte al tanto strombazzato logo di questi ultimi anni: “Potenza città cultura”. Uno dei tanti eventi collegati alla storica parata in occasione delle feste dedicate al Santo, ma in epoca precovid, era l’accensione della famosa iaccara e approfitterei della Sua ospitalità per chiarire alcune cose sull’accentuazione del termine ormai consolidata sulla prima sillaba quasi a sancirne l’esatta pronuncia! Mi permetta cortesemente alcune considerazioni. Il termine iaccara che Raffaele Riviello usa nel suo libro Ricordi e Note su Costumanze, Vita e Pregiudizi del Popolo Potentino, edito a Potenza nel 1893, è affiancato dall’autore al termine fiaccate, messo tra parentesi (pag.145) proprio per spiegare la voce dialettale sinonimo di fiaccola o falò, vale a dire “fusto di legno resinoso o fascio di sarmenti o altro materiale infiammabile, per illuminare anche all’aperto e con vento” (fine secolo XIII, Fatti di Cesare), “ciò che illumina, ravviva, incita e sim.” (Fanfani – Vocabolario) così come fiaccolata: corteo notturno fatto con fiaccole accese, per feste, onoranze ed altro (1887 C.Collodi). Dal latino parlato *flacula che deriva a sua volta da facula diminutivo di fax, facis “face”, per metatesi facula – facla – flaca- fiacca ( a sua volta integrata dal suffisso diminutivo) e ancora “fax dicta quod focos faciet: cuius diminuitivum facula” (Isidoro di Siviglia 20-10-11). Quindi le parole fiacco, fiaccolare, fiaccare, facculare anche col significato di spezzare legna per fare delle fiaccole. Il termine iaccare secondo Rohlfs si ritrova nei dialetti calabresi e lucani della Magna Grecia e va ricondotto a accare in cui la ch greca diventa latinizzata j mentre la  (ch) iniziale di regola nel latiCarissimo Direttore
    Ho letto con molto interesse gli articoli “sulla storica parata dei turchi” e in particolare, avvicinandosi la festa del Santo Patrono, apprezzo la sottolineatura che Lei fa del fatto che si è scritto di tutto e del suo contrario sulle manifestazioni ad essa collegate. E’senza dubbio lodevole riscoprire le tradizioni di una città e di tutto un popolo, rafforzandone anche la sua componente culturale che diventa ancor più necessaria di fronte al tanto strombazzato logo di questi ultimi anni: “Potenza città cultura”. Uno dei tanti eventi collegati alla storica parata in occasione delle feste dedicate al Santo, ma in epoca precovid, era l’accensione della famosa iaccara e approfitterei della Sua ospitalità per chiarire alcune cose sull’accentuazione del termine ormai consolidata sulla prima sillaba quasi a sancirne l’esatta pronuncia! Mi permetta cortesemente alcune considerazioni. Il termine iaccara che Raffaele Riviello usa nel suo libro Ricordi e Note su Costumanze, Vita e Pregiudizi del Popolo Potentino, edito a Potenza nel 1893, è affiancato dall’autore al termine fiaccate, messo tra parentesi (pag.145) proprio per spiegare la voce dialettale sinonimo di fiaccola o falò, vale a dire “fusto di legno resinoso o fascio di sarmenti o altro materiale infiammabile, per illuminare anche all’aperto e con vento” (fine secolo XIII, Fatti di Cesare), “ciò che illumina, ravviva, incita e sim.” (Fanfani – Vocabolario) così come fiaccolata: corteo notturno fatto con fiaccole accese, per feste, onoranze ed altro (1887 C.Collodi). Dal latino parlato *flacula che deriva a sua volta da facula diminutivo di fax, facis “face”, per metatesi facula – facla – flaca- fiacca ( a sua volta integrata dal suffisso diminutivo) e ancora “fax dicta quod focos faciet: cuius diminuitivum facula” (Isidoro di Siviglia 20-10-11). Quindi le parole fiacco, fiaccolare, fiaccare, facculare anche col significato di spezzare legna per fare delle fiaccole. Il termine iaccare secondo Rohlfs si ritrova nei dialetti calabresi e lucani della Magna Grecia e va ricondotto a Xaccare in cui la ch greca diventa latinizzata j mentre la X (ch) iniziale di regola nel latino volgare diventa c . Al contrario nelle zone della Magna Grecia romanizzate in epoca più antica X è stato reso per lo più con j . Solo la Calabria meridionale dove la lingua greca è stata soppiantata a partire dal Medio Evo, ha conservato fino ad oggi l’antica pronuncia aspirata della lettera greca. Per quanto riguarda l’esatta pronuncia del termine iaccara l’accento grave cade sulla penultima sillaba, come del resto accade per la maggior parte delle parole della lingua italiana che sono parossitone, quindi iaccàra e non iàccara come purtroppo scrivono sui giornali e non i giornalisti nostrani e gli esperti responsabili culturali indigeni.
    Ringraziandola, le porgo i più cordiali saluti
    Michele Vista

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