Poco chiari i fattori scatenanti il lupus eritematoso sistemico

Il Lupus eritematoso sistemico (LES) è una malattia multisistemica autoimmune cronica con una presentazione variabile e manifestazioni che vanno da lievi a gravi, o addirittura pericolose per la vita. Letta così significa tutto e niente. E il Lupus un po’ è così. Non si è ancora capito da cosa sia causato, non si capisce perché colpisca più le donne degli uomini, non si capisce su cosa agire nel modo più efficace per limitarne gli effetti. Nonostante questo, la ricerca va avanti. Si stanno testando nuove terapie e ogni giorno si scoprono nuove informazioni sulla patogenesi di questa malattia. Nella giornata mondiale del Lupus, proviamo a fare un po’ di chiarezza.

Il LES, nello specifico, può colpire le articolazioni, la pelle, il cervello, i polmoni, i reni e i vasi sanguigni. Non esiste una cura definitiva per il Lupus, ma il supporto medico e i cambiamenti dello stile di vita possono aiutare a controllarlo. Le cause del LES sono sconosciute, ma si ritiene che siano legate a fattori ambientali, genetici e ormonali. Può verificarsi anche in associazione ad altre condizioni autoimmuni che richiedono trattamenti aggiuntivi, come la sindrome di Sjogren, la sindrome da anticorpi antifosfolipidi, la tiroidite, l’anemia emolitica e la porpora trombocitopenica idiopatica. Il LES può colpire persone di tutte le età, compresi i bambini. Tuttavia, le donne in età fertile, dai 15 ai 44 anni, sono a maggior rischio di sviluppare questa patologia. In generale, le donne di tutte le età sono colpite molto più degli uomini (le stime vanno da 4 a 12 donne ogni 1 uomo). Il Lupus eritematoso sistemico è la forma di Lupus più comune. Le altre forme sono:

Il Lupus neonatale, si verifica quando un bambino acquisisce passivamente autoanticorpi da una madre con LES. I problemi della pelle, del fegato e del sangue si risolvono entro 6 mesi, ma il problema più grave, il blocco cardiaco congenito, richiede un pacemaker e ha un tasso di mortalità di circa il 20%
Il Lupus cutaneo colpisce la pelle sotto forma di eruzioni cutanee o lesioni. Può verificarsi in qualsiasi parte del corpo, ma di solito appare dove la pelle è esposta alla luce solare
Il Lupus indotto da farmaci è simile al LES, ma si verifica come risultato di una reazione eccessiva a determinati farmaci. I sintomi di solito si verificano da 3 a 6 mesi dopo l’inizio di un farmaco e scompaiono una volta interrotta l’assunzione del medicinale

Le persone con LES possono manifestare una varietà di sintomi che includono affaticamento, eruzioni cutanee, febbri e dolore o gonfiore alle articolazioni. Altri sintomi possono includere sensibilità al sole, ulcere orali, artrite, problemi polmonari, problemi cardiaci, problemi renali (la nefrite lupica) convulsioni, psicosi e anomalie delle cellule del sangue e immunologiche. I momenti in cui i sintomi peggiorano e ci si sente male sono chiamati riacutizzazioni. Possono andare e venire. Si può avvertire gonfiore ed eruzioni cutanee una settimana e nessun sintomo la successiva. I trigger comuni che possono scatenare il Lupus sono:

Il LES può avere effetti sia a breve sia a lungo termine sulla vita di una persona. Può limitare il funzionamento fisico, mentale e sociale. Queste limitazioni sperimentate dalle persone con LES possono influire sulla loro qualità di vita, soprattutto se soffrono di affaticamento. La stanchezza è infatti il sintomo più comune e quello che influisce maggiormente sulla vita dei pazienti. L’occupazione professionale è stata spesso usata come metrica per definire la qualità di vita delle persone con LES. Alcuni studi hanno dimostrato che più a lungo una persona ha il Lupus, maggiori probabilità ci sono che non riesca continuare a lavorare. Si è stimato che in media solo il 46% delle persone con LES in età lavorativa dichiara di essere occupato. L’aderenza ai regimi terapeutici è spesso un problema, soprattutto tra le giovani donne in età fertile (dai 15 ai 44 anni). Questo perché tra i vari farmaci per curare questa patologia vi sono potenti immunosoppressori che possono avere gravi effetti collaterali, e le pazienti ne interrompono l’assunzione nelle fasi precedenti e durante la gravidanza.

Il trattamento del Lupus spesso richiede un approccio di squadra a causa del numero di organi che possono essere colpiti. Ad oggi il trattamento standard consiste principalmente in farmaci immunosoppressori che inibiscono l’attività del sistema immunitario. L’idrossiclorochina e i corticosteroidi sono spesso usati per trattare il LES. La FDA ha approvato il belimumab nel 2011, il primo nuovo farmaco per il LES in più di 50 anni.

Si stanno tentando davvero tutte le strade per curare questa patologia così misteriosa e imprevedibile. Le ricerche che sono state effettuate, o sono attualmente in corso, includono diverse opzioni perché i disturbi provocati dal LES sono eterogenei. Una revisione recentemente pubblicata su Frontiers in Medicine ha cercato di fare il punto sulle terapie per il Lupus allo studio negli ultimi anni. I linfociti B sono una componente essenziale del sistema immunitario adattativo e possono mediare le malattie autoimmuni. Sono anche i responsabili di quanto accade nel Lupus perché producono gli auto-anticorpi (un tipo di anticorpi che non riconosce le cellule e i tessuti del proprio corpo) che attaccano i tessuti dell’organismo, peggiorando le risposte infiammatorie tipiche della malattia. I linfociti B sono quindi bersagli specifici per combattere questa patologia e le diverse terapie allo studio cercano di inattivarli o di ridurli. Belimumab, ad esempio, è un anticorpo monoclonale specifico per la proteina solubile umana (chiamata BLyS, o BAFF e TNFSF13B) che stimola i linfociti B e che è molto presente nei pazienti con LES.

Belimumab non lega con le cellule B direttamente, ma con BLyS, inibendo la sopravvivenza delle cellule B, incluse le autoreattive. Un’altra terapia allo studio è l’impiego di obinutuzumab (anticorpo monoclonale umanizzato) testato in pazienti con nefrite lupica: al momento ha dimostrato un’efficiente diminuzione dei linfociti B nei pazienti lupici con questo disturbo. La nefrite da Lupus, in effetti, è un aspetto della malattia spesso difficile da trattare. La FDA di recente ha approvato due farmaci, la voclosporina somministrata per via orale e la forma endovenosa di belimumab, per il trattamento di questa sintomatologia, in aggiunta allo standard di cura. Un altro recente studio suggerisce come daratumumab, utilizzato per il mieloma multiplo, possa essere utile per diminuire le plasmacellule in eccesso. Daratumumab ha indotto la remissione in due pazienti con manifestazioni potenzialmente letali, inclusa la nefrite lupica. Tuttavia, sono necessari studi con gruppi significativamente più ampi di pazienti con LES per determinare l’efficacia e la sicurezza di questo farmaco per il Lupus. Uno studio pilota suggerisce come l’inibitore sirolimus (un immunosoppressore che inibisce la proteina mTOR, implicata nella moltiplicazione dei linfociti T) potrebbe anche essere un’opzione generalmente sicura e alternativa nella gestione della nefrite lupica, in pazienti intolleranti alla terapia standard o in casi con una storia di tumore maligno.

Esiste un panorama in evoluzione dei trattamenti per il LES con agenti con target multipli e non specifici come glucocorticoidi e ciclofosfamide. Inoltre, si stanno studiando terapie che prendono di mira specificamente le citochine, le vie intracellulari, come le popolazioni cellulari (es. cellule B) secondo i progressi nella nostra comprensione della patogenesi del LES. Essendo il Lupus una malattia multifattoriale, potrebbe inoltre essere necessaria una combinazione di trattamenti. Inoltre, poiché la malattia si manifesta in modo così diverso da paziente a paziente, potrebbero essere utili anche approcci personalizzati.

Fonti

What’s New in the Treatment of Systemic Lupus Erythematosus – Frontiersin

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radionoff
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