Perseverance è arrivato su Marte. La missione Mars 2020 della Nasa è ammartata sul Pianeta rosso (Video)

Missione compiuta. Perseverance, il rover della missione Mars 2020, è ammartato sul Pianeta rosso, dopo un viaggio cominciato lo scorso 30 luglio. Realizzato dal Jet Propulsion Laboratory della Nasa, il robot con le ruote è atterrato nel cratere Jezero portando con sé sette strumenti basati su tecnologie avanzate per studiare la superficie di Marte. Il nuovo rover resterà sul pianeta almeno per un anno marziano (687 giorni, quasi due anni sulla Terra) e il suo obiettivo è cercare qualsiasi traccia che possa indicare la presenza, nel passato, di vita. Per farlo, sarà guidato dall’elicottero Ingenuity (in italiano ingegnosità), che inizierà i primi test nella primavera del 2021. La diretta della discesa di Perseverance è stata trasmessa dalla Nasa a partire dalle nostre 20:15, mentre l’ammartaggio è avvenuto intorno alle 21:56. Sono stati sette i minuti di terrore che hanno portato la navicella di Mars 2020 dall’orbita di Marte quasi sulla sua superficie, dove, a venti metri di altezza, ha calato il rover. Ricordiamolo: la comunicazione tra il nostro pianeta e Marte subisce un ritardo di circa 22 minuti per andata e ritorno, quindi tutta l’operazione di discesa è avvenuta completamente in automatico. E ora Mars 2020 continua direttamente dal Pianeta rosso. Negli ultimi 20 anni, il Mars Exploration Program della Nasa ha mostrato che Marte in un passato molto remoto era ben diverso da come si mostra oggi, cioè un pianeta freddo e asciutto. Ci sono diverse prove che miliardi di anni fa sul pianeta rosso ci potesse essere acqua: ricordiamo la recente individuazione da parte di Curiosity, di cui Perseverance è il successore, di indizi di un antico lago nel cratere Gale e la scoperta italiana nel 2018 della potenziale presenza di acqua liquida sotto i ghiacci del Polo Sud. Partendo da queste e altre evidenze, gli scienziati da tempo si chiedono se il pianeta rosso fosse stato in grado di accogliere vita. Gli obiettivi principali di Perseverance sono esplorare la geologia del pianeta, valutare l’abitabilità e eventuali segnali di vita microbica risalente a miliardi di anni fa. Non è un caso che la scelta per l’atterraggio e per le operazioni di Perseverance sia ricaduta proprio sul cratere Jezero. Questo cratere, di diametro di 47,5 chilometri e profondo circa 45 e situato poco a Nord rispetto all’equatore marziano, nel passato di Marte poteva essere un’oasi, dunque includere acqua. Dai 3 ai 4 miliardi di anni fa, infatti, si stima che Jezero ospitasse un lago e un delta fluviale, un accumulo di sedimenti in un’area dove sfocia un corso d’acqua che convoglia appunto questi sedimenti. La zona nel cratere dell’antico delta fluviale (mostrata sulla mappa nella gallery) potrebbe ancora contenere molecole organiche e altri potenziali indizi di vita microbica. Un altro obiettivo di Perseverance è raccogliere rocce che saranno trasportate sulla Terra per analisi più approfondite, dato che test robotici su Marte sono più complessi da svolgere. E ancora dovrà testare e provare la validità di strumenti tecnologici avanzati che potranno essere utili anche per future esplorazioni umane. Anche quest’ultimo non è un obiettivo da poco: l’auspicio è che in futuro le tecnologie servano per viaggi spaziali con robot e successivamente per portare esseri umani su Marte. Ingenuity sarà il primo velivolo a elica progettato per librarsi su un altro pianeta: sperimenterà il volo per un mese all’interno del cratere Jezero, la zona prescelta per l’ammartaggio, rimanendo (se tutto andrà bene) sospeso per 90 secondi fino a 300 metri di altezza dal suolo. E farà tutto da solo, senza il controllo umano, attraverso comandi impostati in precedenza. Sono sette gli strumenti che Perseverance porta con sé su Marte. C’è la telecamera Mastcam-Z, una telecamera avanzata che consente di ottenere immagini panoramiche e stereoscopiche (che riproducono la profondità) con la possibilità di zoomare. Poi c’è SuperCam, uno strumento di produzione di immagini che permette di analizzare la composizione chimica e studiare la mineralogia anche a distanza. Pixl (Planetary Instrument for X-ray Lithochemistry) è un apparato che contiene uno spettrometro a raggi X e che mappa con elevata risoluzione la composizione chimica della superficie di Marte, con un dettaglio finora mai raggiunto. Poi c’è Sherloc (Scanning Habitable Environments with Raman & Luminescence for Organics and Chemicals) che usa tecniche di spettrofotometria nell’Uv per realizzare mappe dei minerali e dei composti organici e che include una telecamera a colori per realizzare immagini della struttura microscopica della superficie Marte.C’è anche Moxie (Mars Oxygen In-Situ Resource Utilization Experiment) che è in grado di produrre ossigeno dalla CO2 e che serve per test utili anche per il futuro – gli astronauti potrebbero utilizzare la tecnologia per produrre ossigeno utile come carburante per il razzo per tornare sulla Terra. Meda (Mars Environmental Dynamics Analyze), inoltre, analizzerà temperatura, velocità e direzione dei venti, pressione, umidità relativa, dimensione e forma delle polveri. Infine Rimfax (Radar Imager for Mars’ Subsurface Experiment) penetrerà nel sottosuolo e fornirà immagini della struttura geologica sotto la superficie con una risoluzione al centimetro. Il nuovo rover della Nasa è in un certo senso una parte di una missione più ampia di sample-return. La prima che avverrà su Marte, se la missione Mars Sample Return prenderà effettivamente piede. Il rover raccoglierà infatti campioni sulla superficie di Marte e li incapsulerà, lasciandoli dietro sé sul suo tragitto. L’Esa e la Nasa stanno attualmente lavorando a missioni per il recupero di questi campioni, grazie anche a tecnologia italiana in corso di sviluppo da parte di Leonardo e Agenzia spaziale italiana. La raccolta, che potrebbe avvenire già alla fine di questo decennio, probabilmente sarà effettuata da un altro piccolo rover carrello che ripercorrerà la strada di Perseverance. Il contenitore dei campioni sarà poi messo in orbita attorno a Marte e un’altra sonda andrà a prenderli per riportarli a Terra. Ma per questo non ci resta che attendere.

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