Pavimento pelvico: non solo salvaslip

di Paola Emilia Cicerone

A quante donne capita di farsi qualche goccia di pipì addosso? Oggi parliamo di pavimento pelvico, i muscoli che sostengono i nostri visceri e che, se non funzionano bene, causano incontinenza urinaria. Se ne parla poco, ancora più spesso se ne parla male: ci stiamo riferendo al pavimento pelvico, quell’insieme di muscoli e legamenti che contiene i visceri e gioca un ruolo importante in varie funzioni, dal piacere sessuale al controllo degli sfinteri, e in particolare della vescica. Se tante donne soffrono di incontinenza urinaria − la più comune è l’incontinenza “da sforzo”, le piccole perdite che si verificano quando si starnutisce, si tossisce o si fa uno sforzo − è proprio perché questi muscoli non sono ben allenati. È un problema che può manifestarsi dopo la gravidanza e il parto, che rappresentano per quest’area uno sforzo non indifferente, dopo la menopausa perché i cambiamenti ormonali riducono il tono muscolare, ma anche in altre fasi della vita. Il problema riguarda in Italia circa tre milioni di donne ma oggi, molto spesso, si parla solo di pannolini o salva slip e non di quello che si può fare per prevenirlo. Intendiamoci: è fantastico che esistano questi presìdi, che evitano imbarazzi e stress. Ma è meglio cercare una soluzione: il pavimento pelvico è tessuto muscolare, e come tale si può allenare. Gli esercizi più diffusi sono quelli  ideati dal ginecologo americano Arnold Kegel. Per capire “come funziona” e cosa si deve fare, si può immaginare di  stare orinando e poi interrompere il flusso e riprenderlo. Oppure infilarsi delicatamente un dito nella vagina e provare a stringerlo: se ci riuscite state allenando i muscoli giusti. Esistono degli apparecchietti che possono essere di aiuto ma non sono indispensabili, mentre può essere utile chiedere consiglio a un ginecologo o a un’ostetrica. Ovviamente, non sempre gli esercizi sono sufficienti a risolvere il problema − nei casi più gravi si può ricorrere a farmaci o terapie di stimolazione elettrica − ma in molti casi aiutano davvero. Lo confermano dati recenti  come quelli raccolti dalla Cochrane Collaboration, una delle istituzioni più autorevoli per la validazione degli studi scientifici.

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