Parole, passi, sogni. Lettori in viaggio

I locali del Circolo Arci Ribalta di Vignola hanno ospitato la presentazione della prima edizione del festival “Parole, passi, sogni. Lettori in viaggio” che si è tenuto lo scorso 28 e 29 agosto presso Casa Galassi a Guiglia, sull’Appennino modenese. La manifestazione, organizzata dalle associazioni Mompracem ed Erodo 108, ha proposto un ricco programma di iniziative letterarie e artistiche che si sono svolte all’aria aperta. In questo scenario bucolico si sono alternati presentazioni di libri, dibattiti sul ruolo sociale della lettura, mostre fotografiche, proiezioni di filmati, esibizioni danzanti e performance teatrali. Durante la presentazione ho incontrato alcuni dei protagonisti che hanno animato la manifestazione, appassionati dei libri e della lettura: “strumenti indispensabili per creare aggregazione e ritrovare quella socialità perduta, da un anno a questa parte, che contraddistingue la bellezza degli esseri umani – come spiega Giuseppe Leo Leonelli, scrittore – l’essere umano è un animale sociale e la pandemia da Covid-19 ha saputo colpire i suoi punti deboli agendo sulle sue paure e preoccupazioni, privandolo del contatto fisico e verbale coi propri simili”. Le parole di Giuseppe trovano il consenso tra gli organizzatori presenti, come in Paolo Ciampi, scrittore e presidente dell’associazione Amici di Erodoto, che si spinge oltre: “In realtà, da anni viviamo una crisi molto complessa che coinvolge i valori, la cultura, l’economia, il lavoro, la formazione e i libri possono avere un ruolo fondamentale per recuperare la voglia di stare insieme. I libri ci mettono in relazione con noi stessi e leggendo, miglioriamo i rapporti con gli altri, ritrovando una socialità più profonda. Ma la grande sfida è portare la lettura dove non esiste, soprattutto in quei luoghi di frammentazione comunitaria, nelle periferie e per farlo, occorrono una grande progettualità intellettuale e organizzativa”. Tra i presenti, la poetessa Alice Silvia Morelli coglie l’occasione per manifestare la sua riflessione legittima: “Ma come è possibile portare la lettura nelle zone disagiate, dove regnano povertà e disuguaglianza, spesso dominate dalla criminalità organizzata? È possibile nutrire prima le menti che gli stomaci?”. “I libri e la lettura rappresentano una passione che “può placare” i crampi dello stomaco. La storia è piena di esempi di persone indigenti che hanno dato vita a progetti inizialmente considerati utopistici, ma che poi si sono concretizzati. Un esempio è quello della casa editrice napoletana Dante & Descartes fondata quaranta anni fa da un uomo di umili origini, privo di mezzi economici ed esperienza: è la casa editrice italiana che ha pubblicato la poetessa Louise Glück, vincitrice del premio nobel per la letteratura nel 2020”. Massimiliano Scudeletti, editore delle edizioni Mompracem, risponde alla poetessa a dimostrazione che la volontà individuale può essere più forte di qualsiasi bisogno o necessità. In Italia la cultura, però, non vive di “piccoli miracoli” che, quando accadono, passano sfuggenti come meteore impazzite. Il problema della promozione e della divulgazione della lettura è reale. L’argomento merita approfondimento e interviene Paolo Ciampi che sostiene che “questo compito non può e non deve gravare esclusivamente sulle istituzioni, ma possono avere un ruolo educativo anche le associazioni culturali, i circoli che danno vita a festival come quello presentato questa sera. Così le biblioteche pubbliche, che non devono limitarsi a custodire libri, ma diventare luoghi di incontri, di socialità, nonostante i finanziamenti pubblici siano insufficienti, perché si sa, la cultura, da tempo non è più considerata utile”. Vero è, che l’Emilia vanta una tradizione di associazionismo secolare, dove condividere una passione politica, piuttosto che culturale, religiosa o sportiva, ha sempre raccolto consensi, permettendo alle persone di socializzare. Dei circoli Arci (Associazione Ricreativa e Culturale Italiana, ndr.), un tempo numerosi, oggi ne rimangono pochi, ma restano comunque importanti luoghi di ritrovo in cui si tengono eventi culturali di ogni genere. “L’intento – spiega Gianni Viterale, responsabile del circolo Arci La Ribalta di Vignola – è quello di riguadagnare uno spazio dove poter concretizzare idee che attraggano persone con progetti comuni, realizzando eventi culturali che non esistano altrove. Il nome dato al circolo, La Ribalta, è esplicativo: approcciarsi agli altri in maniera completamente diversa, con l’ambizione, appunto, di ribaltare la mentalità generale di concepire la cultura. Così facendo, il circolo La Ribalta, si è salvato dalla chiusura, oltre che aver contribuito al “salvataggio” della comunità locale. Oggi solo essendo alternativi si ha la possibilità di sopravvivere”. La domanda ora sorge spontanea: la cultura riuscirà a riconquistare il ruolo e lo spazio che merita alla luce dell’inizio di questa nuova epoca post pandemia da Covid- 19?

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