“Pagliacci” di Ruggero Leoncavallo, partendo da Potenza iniziarono a girare per il mondo

Il Musicista dai dieci nomi: Ruggiero, Giacomo, Maria, Giuseppe, Emmanuele, Raffaele, Domenico, Vincenzo, Francesco, Donato Leoncavallo nacque a Napoli il 23 aprile del 1857 nel quartieri di Chiaia, uno dei più belli, caratteristici ed eleganti della città. Ma essendo il padre un magistrato, la famiglia, più volte dovette spostarsi dato il suo lavoro e dopo qualche spostamento nei dintorni di Napoli la famiglia si trasferì a Eboli in provincia di Salerno e successivamente a Cava dei Tirreni, sempre nella stessa provincia, poi con l’incarico di pretore, fu trasferito a Montaldo Uffugo in provincia di Cosenza in quella cittadina Ruggero trascorse diversi anni che gli furono determinanti per la formazione del suo carattere. Visse in modo sereno e spensierato e partecipò sempre attivamente a tutte le attività sociali del paese fino a innamorarsi di tutte quelle manifestazioni di folclore che tanto lo coinvolgevano. Fin da giovanissimo mostrò particolare interesse per la bellezza e l’leganza dei vestiti delle donne del posto, soprattutto quelle Arbëreshë per i loro sgargianti colori. Questo ci dice la biografia ufficiale, ma molti invece pensano che, uno spirito sanguigno come il suo, si sia interessato forse più alla bellezza delle donne che ai loro vestiti. Certamente il coinvolgimento emotivo-ambientale contribuì moltissimo alla formazione professionale dato che i ritmi e i suoni di quei posti lo portarono a iniziare lo studio della musica col Maetro Sebastiano Ricci su una spinetta che allora era l’unico strumento disponibile. Ruggero Leoncavallo conservò sempre un buon legame con Montaldo che, a sua volta, ricambiò conferendogli nel 1903 la cittadinanza onoraria. Però a Montaldo visse anche una drammatica esperienza e se pure ancora bambino il tempo non lenì. Successe la sera del 4 marzo 1865 quando assistette all’omicidio del suo domestico, Gaetano Scavello, che fu, mortalmente accoltellato dai fratelli Luigi e Giovanni D’Alessandro all’uscita del teatro dove si erano recati per assistere a una rappresentazione teatrale. Il giovane Gaetano prima di morire fece i nomi dei suoi assassini e il padre di Ruggero, Magistrato di Montaldo potè condannare. Lo stesso Leoncavallo raccontava che l’assassinio si svolse sotto i suoi occhi e che fu eseguito da un pagliaccio che aveva appena ucciso la propria moglie, poiché sosteneva di aver trovato tra i suoi vestiti un biglietto scritto da Gaetano Scavello, domestico della sua famiglia. Nel 1873, Vincenzo Leoncavallo il padre di Ruggero, dopo la morte della moglie Virginia fu trasferito nella città di Potenza ma dovette andarci da solo perché Ruggero e suo fratello Leone erano impegnati a Napoli per gli studi. Ruggero frequentava il Conservatorio di San Pietro a Majella, sezione pianoforte sotto la guida del Maestro Beniamino cesi con profitto e dedizione ma appena possibile, insieme al fratello raggiungevano il padre nel capoluogo lucano e in estate Ruggero, in quella città dava lezioni di pianoforte. Quando completò gli studi a Napoli pensò bene di trasferirsi a Bologna dove, nel 1876, ebbe modo di conoscere Richard Wagner e Giovanni Pascoli dei quali ne era un fervido ammiratore. Fu chiamato alle armi e prestò servizio militare proprio a Potenza ma dopo qualche mese finì e ritornò a Bologna certo di riprendere i successi che stava riscuotendo prima della leva, ma così non fu e dopo poco tempo ritornò a Potenza. Leoncavallo, con la sua famiglia, abitava in una casa posta all’angolo di Piazza Prefettura, la principale della città, da cui vedeva il Teatro Francesco Stabile (“l’Arte”), il Palazzo della Prefettura (la “Politica”), il tribunale (la “Legge”), la Chiesa di San Francesco (la “Religione”) e soprattutto si vedeva la strada principale della città dove passavano tutti i vizi e le virtù del popolo. Immerso in questo scenario e ritornato alla mente il triste ricordo del dramma vissuto a Montaldo in Calabria nel 1865, il maestro fu ispirato e in meno di un anno compose su un pianoforte a parete quella che sarà la sua più importante opera “Pagliacci”. Un documento del 1912 è gelosamente conservato in cui si testimonia l’avvenuta composizione dell’opera Pagliacci e il dono che fu fatto al Teatro “Stabile” di Potenza del pianoforte, tutt’ora lì custodito. All’angolo della casa del Maestro Ruggero Leoncavallo il Comune di Potenza ha eretto una targa commemorativa. Intanto, in tutto il mondo ancora oggi si rappresenta la straordinaria opera “Pagliacci”.

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