Orgasmatron Redux

In questi giorni sui giornali locali è rimbalzata la notizia che a Bologna c’è una stanza degli orgasmi. Così dopo un’accurata ricerca, scopro che si tratta di un’installazione realizzata dall’artista statunitense Norma Jeane: in pratica, una cabina che riunisce tecniche di stimolazione sessuale attraverso i cinque sensi, basandosi sugli studi dello psicologo del secolo scorso,Wilhelm Reich, che ha lavorato con Freud.
Non posso assolutamente perdermela e telefono immediatamente per prenotare la mia seduta: Ore 18.00, appuntamento con Orgasmatron Redux.
Mi reco quindi presso “Le Serre dei Giardini”, pittoresco punto di ritrovo situato all’interno dei rinomati “Giardini Margherita”, polmone verde della città e luogo tanto caro, non solo ai bolognesi, per sfuggire dall’opprimente realtà quotidiana.
Varcato il cancello dell’ingresso di via Castiglione, dopo pochi metri, la vedo: si tratta di una piccola casetta in legno che mi ricorda quelle costruzioni nelle quali si depositano attrezzi da giardino che si scorgono solitamente, negli angoli più nascosti dei giardini delle ville.
Mi avvicino e un cartello a caratteri cubitali descrive l’opera e suggerisce consigli per vivere “appieno” l’esperienza Orgasmatron Redux: l’idea è stimolante, curiosa e divertente.
Mentre mi accingo a prepararmi per entrare nella cabina, intorno a me ci sono persone che osservano, consumando un caffè o leggendo un libro e, curiose, con la coda dell’occhio, non aspettano altro che io entri all’interno della cabina.
La porticina della costruzione ha una piccola finestrella nella parte superiore, unico accesso che permette alla luce e all’aria di entrare.
L’interno è rivestito di metallo laminato e mi siedo su di un sgabello rettangolare rivestito in tessuto rosso come lo è il colore della luce diffusa.
L’ambiente è piccolo, poco ospitale e penso quanto possa essere difficile per una persona alta e robusta provare questa esperienza.
Indosso le cuffie e una musica tendente al jazz, avvolgente, rilassante, distoglie i miei pensieri dalla giornata appena trascorsa in ufficio. Di tanto in tanto riesco a percepire anche piccoli suoni, gemiti femminili… solo femminili, peccato!
Chiudo gli occhi, respiro lentamente, cercando di percepire ogni minima vibrazione, odore, particella, che potrà contribuire a svegliare la mia eccitazione sessuale.
Sono circondata dalle copuline, sostanze chimiche prodotte dagli organismi di sesso femminile mescolate a equivalenti sostanze chimiche di organismi maschili: un nuovo filtro d’amore?
Trascorsi alcuni minuti, non saprei dire quanti, l’idea di vivere un orgasmo indotto da luci, sostanze chimiche e suoni, crea in me molte aspettative e anche una certa inquietudine: se penso che sia possibile fare un’esperienza così intima e personale, solo perché indotta dall’esterno, mi vengono i brividi.
Ciò che sto per vivere, di per sé, è unico e meraviglioso proprio perché condiviso con chi sia in grado di accendere in me il desiderio e la voglia di godere, insieme, appartenendosi reciprocamente, fisicamente, ma stimolati e tempestati da tanti elementi diversi, psichici, emotivi e chimici, che nessun suono, colore, o sostanza organica potrebbe eguagliare.
Alla fine mi accorgo che, da sola, in pochi metri quadrati, avrei dovuto rilassarmi per godere di un orgasmo in solitudine, senza toccarmi e trastullarmi come avviene con l’autoerotismo, invece mi trovo a riflettere su quanto un orgasmo raggiunto fisicamente e cerebralmente in compagnia, sia semplicemente più naturale e meno complesso.
Per tutto il tempo rimango comunque ad occhi chiusi, in balia delle mie beta-endorfine. Fa caldo, è umido, inizio a contorcermi, mi accorgo che il ritmo del mio battito cardiaco aumenta, così come la mia sudorazione.
Improvvisamente apro gli occhi, mi sento frastornata e accaldata, spalanco la porticina e… tutti gli sguardi sono rivolti su di me.
Per un attimo resto immobile, poi immagino cosa stiano guardando: una donna affannata, sudata, reduce da un orgasmo senza precedenti!
Loro non possono sapere cosa sia realmente accaduto all’interno della cabina Orgasmatron Redux, così entro nei panni della scrittrice noir/erotica.
Sollevo leggermente il capo all’indietro, mentre socchiudo gli occhi, inumidisco le mie labbra, lentamente e avidamente con la lingua. La mano scivola, accarezzando la gola, scendendo giù, verso il basso e salta un altro bottone, aprendosi così la scollatura della camicetta e permettermi di prendere aria.
Mi allontano, mentre quelle persone mi seguono con lo sguardo e, lentamente, incuriosite, si avvicinano alla stanza degli orgasmi…

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