Omicron: la terza dose neutralizza la variante

Per neutralizzare la variante Omicron due dosi di vaccino non bastano. Se però si effettua il booster gli anticorpi generati sono in grado di bloccare il virus. Non solo, la neutralizzazione avviene anche negli ex-malati che hanno incontrato una variante differente ma a patto che abbiano effettuato almeno una dose di vaccino. I risultati dei test di neutralizzazione, che indicano indirettamente la capacità di protezione dalla malattia, sono stati pubblicati dalle riviste Nature Medicine e Cell.
Una delle poche certezze di fronte alla variante Omicron che tanto si sta diffondendo a livello globale in queste settimane è la necessità di una dose booster. Grazie ad essa, gli anticorpi generati sono in grado di neutralizzare efficacemente il virus riportando la protezione dal contagio e dalla malattia grave a livelli elevati. Mentre cominciano ad arrivare i primi dati sul campo relativi alla protezione conferita dalla dose booster (la protezione da malattia grave si attesta tra l’80% e l’85%), gli studi di laboratorio sulla capacità neutralizzante degli anticorpi dopo la dose booster cominciano a farsi robusti con risultati decisamente confortanti.
Negli studi realizzati dalla University of Cologne e dal Ragon Institute of MGH, MIT and Harvard, gli scienziati hanno valutato la capacità degli anticorpi -generati dalla vaccinazione nelle sue diverse combinazioni e dall’infezione- di fermare la variante Omicron. Dalle analisi, pubblicate in maniera indipendente da Nature Medicine e Cell, è innanzitutto emerso che un ciclo classico di vaccinazione con due dosi a mRNA è insufficiente nel contrastare il virus. Questo non significa non essere più protetti bensì vedere ridotta l’efficacia. Non dimentichiamoci inoltre che gli anticorpi raccontano una parte della risposta immunitaria. A concorrere ci sono anche le cellule T, utili a riconoscere ed eliminare le cellule infettate dal virus. Detto ciò, quando viene effettuato il booster, gli anticorpi generati riescono a riconoscere e neutralizzare la Omicron. Un dato importate che indica chiaramente la necessità di un “rinforzo”.
Ma lo studio pubblicato su Nature Medicine aggiunge anche un ulteriore tassello relativo alla capacità neutralizzante nelle persone con precedente infezione. Come ampiamente osservato nella realtà, una precedente infezione da Sars-Cov-2 non è in grado di proteggere efficacemente dal contagio con la variante Omicron. Un fatto confermato anche nei test di neutralizzazione dove gli anticorpi generati dall’infezione non sono stati in grado di “fermare” la variante. Capacità che però si instaura se la persona si sottopone ad una singola dose di vaccino a mRNA anche ad un anno dall’infezione. Un dato importante che conferma la capacità dell’immunità ibrida di dare ottime risposte contro le varianti emerse.

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radionoff
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