O la poltrona o la vita

Tanto ha fatto il governatore Bardi che si è infilato in un vicolo cieco, a meno che le alchimie della politica non nascondano intrecci e trame imperscrutabili, infatti, la sua tenuta ora dipende proprio da quel partito giubilato dalla giunta. Facile, quindi, che, ora, Fratelli d’Italia, al grido di “o la poltrona o la vita”, provi a ristabilire le quote del bottino. Non è spiegabile l’esclusione della destra, difatti, se non con un preventivo accordo con altre formazioni, che, però, almeno ufficialmente, sembrerebbero sfilarsi.

Sono tutti a rischio “figura di merda”, a parte quelle già fatte, of course.

Un finale col botto, diciamo pirotecnico, potrebbe prevedere la richiesta di Fratelli d’Italia della poltrona della Presidenza del Consiglio per Leone. Sarebbe una maniera, chiara, per rammentare ai mortali che la politica dal classico “sangue e merda” ha definitivamente perso la prima componente.

Però ne guadagnerebbe lo spettacolo, quello da rivista da quattro soldi, tendente al triviale, quello che se non strappa una risata comporta il lancio della frutta marcia.

Il saggio continua a ripetere “ne vedremo delle belle” e noi, seduti in poltrona, aspettiamo. Non andiamo oltre, come se non ci riguardasse seriamente. Un po’ come fanno gli analisti della guerra che, in TV, hanno preso il posto degli analisti di pandemie. Le azioni di guerra delegate a un popolo fiero, avversario di un popolo fratello e altrettanto fiero.

Il bello dell’Italia, alla fine, è che non è neutrale, ma neanche sovrana: deve fare quello che le impongono stati come USA e Francia che, però, non dipendono dalle forniture russe. Quindi deve mettere a rischio il proprio equilibrio economico a differenza degli “alleati” che tale rischio non corrono.

I russi lo sanno bene, tanto che ci hanno preavvertiti di essere finiti nell’elenco dei cattivi.

Varrà la pena riflettere sul ruolo che si vuole assumere, sugli esiti, economici e sociali, di un posizionamento imposto e sicuramente, per noi, altamente improduttivo, se è vero, come lo è, che con gli stanziamenti per la guerra avremmo ricostruito le zone terremotate, abbattuto il peso fiscale, riformata la scuola e ci avanzava pure qualche milioncino per chi sta davvero male. Ma tant’è. Noi stiamo dalla parte dei principi, eh! eh!, senza averne uno, che sia uno, di nostro, senza avere una ragion di stato da tutelare, difendere, sventolare, già poveri, ma difensori dei presunti, ma armatissimi, e da tutti, deboli, senza un minimo di riflessione critica, per esempio, nei confronti di chi ha modificato il confine fra Nato e Russia, violando patti e promesse. Predichiamo la pace, sollecitando la guerra. Condanniamo la guerra, ma prendiamo posizione per una delle parti, rendendo impossibile ogni forma di negoziato serio, perché ufficialmente, appunto, di parte. Il bello è che, sempre seduti in poltrona, ma col rubinetto delle uscite aperte, sposiamo una causa che non è italiana e neanche europea, in una confusione di principi, valori, storia e geografia, immensa.

Ma ci hanno detto di fare così e noi obbediamo, linciando i critici e isolandoli, perché democrazia, dalle nostre parti, non è confronto, ma allineamento e, se non sei d’accordo, sei traditore, putiniano, nemico della civiltà, nazista, razzista e chiunque può aggiungere quello che crede, tanto è la regola.

Io credo che continuiamo a farci del male, obbedendo e abdicando a ogni tipo di sovranità, tranne quella fiscale che ci vede, nonevèro spremitori del popolo più servile che iddio abbia creato. Ci chiederanno altri sacrifici e poi altri ancora, in cambio di un governo che non governa, ma che ci ignora, letteralmente. E noi li faremo, questi sacrifici, sempre seduti in poltrona, con la fronte corrucciata e le molliche delle zeppole sulla camicia.

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Luciano Petrullo
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One comment

  1. Ci manca solo lo spirito ubriaco di Funari che inspiegabilmente aleggia per l etere ,copre i politici e se la prende col popolo. In vita faveva simpaticamente il contrario dichiarandosi giornalaio x non confondere i ruoli.

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