Modello Lucano e modello Lamorgese

L’attualità ci propone due nuovi modelli che imitare non è cosa facile. Uno è il modello Lucano e l’altro è il modello Lamorgese. Modello Lucano. Sappiamo tutti della sentenza che ha travolto il sindaco dell’accoglienza: una pesantissima pena inflitta per una serie di reati. Immediatamente si sono elevati i lai della sinistra o sedicente tale, che, strumentalizzando ad arte la fattispecie giuridica, sommariamente valutata, ha espresso costernazione per una sentenza che sarebbe stata, a suo dire, punitiva solo dell’accoglienza in quanto tale. Cioè si è punito Lucano per avvertire tutti che accogliere non si deve. Troppo precipitosi, per la verità. E troppo poco rispettosi della giustizia che, secondo loro, va rispettata soltanto quando colpisce gli avversari politici.

Coi giorni è venuto fuori qualche particolare e cioè che effettivamente qualche reatuccio, non di poco conto, tipo sottrarre soldi di altri, bisognosi, per scopi personali, sarebbe stato realizzato. Ora tutti tacciono, però. La morale è quella solita: bisogna sempre avere un po’ di pazienza prima di indignarsi a comando, e, molto importante, le sentenze almeno vanno lette comprensive di motivazione, prima di giudicarle.

Poi un giorno ci metteremo d’accordo se criticare una sentenza si può e se non sia il caso di criticarle, in caso affermativo, prescindendo dall’appartenenza politica dell’imputato.

Alla luce delle nuove notizie temo che non si possa parlare con tanta baldanza di un metodo di accoglienza Lucano e farne una bandiera, o almeno lo spero.

Modello Lamorgese. Un capopopolo braccialetto munito, nell’urlare i suoi slogan, annuncia urbi et orbi, che il corteo andrà a occupare la sede della CGIL. La Digos recepisce l’annuncio e manda degli uomini, pochissimi in verità, in avanscoperta. Non fa pattugliare la sede del sindacato, lo evita accuratamente. Eppure se qualche uomo ci è andato, immagino sarà stato perché gli è stato ordinato da chi coordinava il controllo. Ora immaginare che una notizia del genere (andiamo a occupare la CGIL) sia stata trasmessa anche ai superiori gerarchici fino al ministro, è attività razionale di una logica elementare, altrimenti dovremmo preoccuparci seriamente di essere finiti in mani davvero pericolose perché inadatte.

Bene, qualche domanda residua. La prima è perché il braccialetto munito non è stato arrestato o fermato già solo perché partecipava a una manifestazione, essendogli stato impedito di farlo e da tempo. La seconda è perché non si è inteso impedire l’assalto alla CGIL da parte delle Autorità, dalla Questura al Ministero. La terza è se ci fossero (come sembra) degli infiltrati della polizia e che compito avessero (fomentare i manifestanti, assecondarli e poi bastonarli?).

Domande a oggi senza risposta.

Cionondimeno rimangono i due modelli anzidetti. Da seguire? O da condannare?

La risposta è semplice e tutta italiana: da seguire o condannare a seconda di quale parte politica sia in gioco.

Una risposta ipocrita ma coerente con il trasformismo, anche intellettuale, tuttora e da sempre in voga.

Notizie dell’ultima ora danno per certo che anche certa stampa e certa politica si siano accorti che la parte dell’Italia che protesta non è tutta fascista, anzi, quasi per niente, e manifesta per qualcosa di cui si sente derubata. Ma le ruberie continuano imperterrite. Forse sarà salutare per il governo Draghi fare qualche concessione strategica e di sicuro la farà, altrimenti rischia di far ingrossare il malcontento che, finora, è già tanto se non ha assunto toni più foschi. Ma vai a spiegarglielo.

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