Minacce, spauracchi e identikit: è caccia al non vaccinato

di Andrea Zambrano

S’avanza per la città un pericoloso lupo mannaro: è il non vaccinato. Gli istituti di ricerca ne hanno anche diffuso l’identikit, con tanto di profilo psicologico mentre le autorità si stanno preparando a dargli la caccia con i vigili urbani a casa. E tra poco si arriverà alla taglia e ai delatori. Per ora ci si attrezza con un po’ di stigma sociale. Sembra la trama di un romanzo distopico invece è quanto sta accadendo in questi giorni di fine emergenza pandemica, con la maggior parte delle regioni che puntano alla zona bianca. Premessa. Il pericoloso non vaccinato a cui si dà la caccia non è solo il No vax con la clava in mano, esaltato e complottista. Si tratta più semplicemente di uno zotico che vive nelle aree rurali e ritiene in coscienza di non voler accedere al vaccino, che resta fino a prova contraria un’opzione sanitaria nella lotta al covid, anche se molto prioritaria per tutti gli stati. I motivi sono i più disparati: si va dalla paura alla diffidenza passando per il rischio ragionato di chi sa di potersi permettere, per età e assenza di malattie, di poter affrontare il covid con le cure che ci sono. Ma questo non vale nulla perché si sta imponendo a forza il concetto che il vaccino deve essere un obbligo per tutta l’umanità e che chi non lo fa merita di essere additato come untore e poi giudicato responsabile dell’aumento dei contagi, nel caso in cui il sacro inoculo non dovesse funzionare come sperato e promesso. Prima hanno scritto – e legiferato – che doveva essere obbligatorio per medici e operatori sanitari, poi hanno detto che era scontato, un obbligo de facto, per anziani e malati. Scendendo, hanno coinvolto i sessantenni e ora stanno dando la caccia a quei pochi di loro, appena un milione, che sono sfuggiti alle maglie della vaccinocrazia. Subito dopo si comincerà con i quarantenni mentre già si sta procedendo a promuovere le vaccinazioni per gli under 16. Il motivo non è mai chiarito fino in fondo: prima si diceva che tutti dovessero essere vaccinati per raggiungere l’immunità di gregge, poi, una volta appurato che l’immunità di gregge non si sarebbe raggiunta per il semplice fatto che anche i vaccinati possono trasmettere il contagio, si è giocata la carta della scarsa trasmissibilità del virus per chi ha ricevuto l’inoculo: il vaccinato trasmette, ma poco. Ecco che adesso si iniziano a mettere le mani avanti. Esponenti politici di secondo livello e tecnici di area governativa iniziano a diffondere il messaggio dell’obbligo vaccinale. Sandra Zampa, Pd, già sottosegretario alla Salute, “degradata” a consigliere del ministro Speranza: «Il tema dell’obbligo vaccinale c’è tutto – ha detto al Messaggero -. Vedo in giro troppi sessantenni titubanti e con timori anche comprensibili ma francamente ingiustificati». Sempre in casa piddina. Francesco Boccia: “Ci sono persone che non si vaccinano e può essere un problema in autunno per la trasmissione di nuove varianti (del virus). Saranno obbligate a farsi l’iniezione”, dice paventando un prossimo intervento del Parlamento. Tocca poi alle fantasie orwelliane di Francesco Menichetti, primario di malattie infettive all’ospedale di Pisa: «Deve essere il medico di medicina generale che deve prendere la sua lista di assistiti e controllare in tempo reale vaccinati e non vaccinati. Se non risultano vaccinati, deve segnalare all’autorità comunale che manda i vigili a cercarli. Ovviamente non c’è l’obbligo di vaccino, quindi i vigili andrebbero solo a invitare le persone a farsi vaccinare, non a vaccinarli alla cinese». Bontà sua. La Cina non servirà, saremo tutti più diligenti. Veniamo poi a Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, che ormai è più autorevole dell’Istat: «La futura problematica riguardo alla campagna vaccinale è rappresentata da chi rifiuta il vaccino». Infatti «c’è ancora una percentuale di anziani che non è vaccinato – spiega -. Bisogna pensare a delle soluzioni integrative, non solo con l’adesione volontaria, ma anche con la chiamata attiva, così si saprà anche se chi non si vaccina non riesce oppure non vuole». Anche lui si chiede se l’obbligo di vaccinazione sia in linea con la Costituzione, ma in ogni caso «bisogna legarlo a un obiettivo specifico. Ai tempi del decreto Lorenzin, l’obbligo era legato alla frequentazione scolastica. Si potrebbe dare qualche vantaggio in più ai vaccinati. Le strategie possono essere diverse, ma bisogna pensarci adesso». La carrellata dei fautori della Gestapo vaccinale prosegue con Sergio Abrignani, componente del Cts governativo: «In 10 milioni rifiutano il vaccino, senza obbligo non fermeremo il virus». Leggiamo: «Io sono assolutamente favorevole all’obbligo vaccinale. Già lo dissi a gennaio. Per questo virus che è un problema di sanità pubblica ci vuole l’obbligo così come lo abbiamo avuto per il vaiolo e per la polio. In Italia l’11% dice che non si vuol far vaccinare, il 7% risponde probabilmente no. Di fatto siamo al 18% e la maggior parte è sotto i 60 anni – spiega – non è più un problema individuale: se non mi vaccino io causo un danno alla comunità. Se in dieci milioni non si vaccinano in Italia rischiano di selezionare nuove varianti che possono diventare insidiose. Tra l’altro quei 10 milioni mettono a rischio anche i 500mila che non possono vaccinarsi per le loro condizioni di salute». Ecco trovato l’espediente: il senso di colpa e la minaccia per la comunità. Una minaccia tutta da dimostrare, perché c’è anche chi sostiene che siano le varianti che possono essere frutto di una vaccino resistenza, ma si tratta di una minaccia messa nero su bianco dall’Oms, che ha inserito il fenomeno delle “esitazioni vaccinali”, cioè di coloro che non intendono vaccinarsi, tra le dieci minacce per la salute pubblica globale. Alla pari dell’HIV, del Dengue e delle pandemie, il non vaccinato rappresenta un rischio identico. Ecco perché stanno cominciando a diffondersi i primi identikit, che non vengono più appesi sulla porta del saloon, ma vengono pubblicati sui giornali. «Il profilo dello scettico italiano è il seguente: è uomo, ha un’età compresa tra i 35 e i 49 anni (17%), è disoccupato (26%); ha un livello educativo mediamente basso (30%); ha una salute molto buona (23%) e vive in aeree rurali (34%). Ma soprattutto si informa perlopiù tramite social media (31%): spazi virtuali che ben si prestano ad ospitare disinformazione e infodemia», spiega Repubblica dopo aver letto lo studio di Eurofound finanziato dall’Unione Europea. Resta da chiarire che cosa significhi vivere nelle aree rurali, che detta così sa un po’ di snobismo newyorkese per quelli come Joe, l’idraulico del Kentucky. Ma l’identikit è anche un preciso monito a come ci si deve informare: banditi i social e le informazioni irregolari, il non vaccinato non legge i mezzi di informazione tradizionali, cioè non legge i grandi giornali né si abbevera alla fonte dell’informazione mainstream. È lì che si si devono veicolare tutti gli sforzi informativi. Bandite dunque tutte le iniziative per evitare obblighi e costrizioni. Libertà di cura e libertà di informazione cercansi.

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