L’orgasmo femminile, cosa ne sa la scienza?

di Paola Emilia Cicerone

A pochi giorni da San Valentino, parliamo di piacere femminile. Cosa se ne sa, e soprattutto cosa non ne sa la scienza? Andiamo alla scoperta del clitoride (con le istruzioni, se volete, per realizzare un modellino 3D). Dire cosa sia  un orgasmo non è difficile: una sensazione di piacere, in genere accompagnata da contrazioni muscolari. Meno facile dire a cosa serva dal punto di vista biologico: su questo la scienza non ha ancora risposte definitive. Forse a invogliare al rapporto sessuale, garantendo la conservazione della specie o, più probabilmente, a facilitare la risalita degli spermatozoi verso l’ovulo facilitando la fecondazione: ne parla la sessuologa Roberta Rossi in un recente saggio dedicato alla sessualità femminile, Vengo prima io (Rizzoli 2019). Una cosa è certa, l’organo del piacere femminile non è la vagina ma la clitoride (o il clitoride, entrambe le accezioni sono corrette): da sempre poco studiato, la sua  scoperta scientifica è attribuita a un anatomista del sedicesimo secolo, ma è stato descritto in modo approfondito solo nel 1998 dall’urologa australiana Helen O’Connell. E nel 2016 la ricercatrice francese Odile Fillod ne ha realizzato un modello 3D, mettendo su internet le istruzioni per realizzarlo. Oggi sappiamo che non esistono due tipi di orgasmo: l’orgasmo è uno solo ed è prodotto  da una stimolazione diretta o indiretta della clitoride. Si può raggiungere anche durante un sogno o grazie a  un vibratore. Nato in ambito medico nel diciannovesimo secolo proprio per permettere alle donne di raggiungere un “parossismo” (all’epoca si chiamava così), si apprezzavano gli effetti benefici. Molte donne hanno difficoltà a raggiungere l’orgasmo con la sola penetrazione, altre non lo raggiungono mai, o quasi mai, per cause fisiologiche, per l’uso di determinati farmaci (come molti antidepressivi) ma soprattutto per motivi psicologici o emotivi. Senza dimenticare che l’orgasmo ha una componente di apprendimento molto importante: a provare piacere, insomma, s’impara e per riuscirci servono serenità e confidenza con il proprio corpo.

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