L’obbligo vaccinale per i sanitari è una lezione per il futuro

Basterà a spingere tutti quelli che, con un ruolo o con un altro, si occupano di salute a stretto contatto con i cittadini? Vedremo. Senz’altro, dopo mesi di ridicoli tira e molla, il governo ha preso una decisione netta e auspicata praticamente da ogni parte: dare un taglio con la storia di medici, infermieri, operatori sociosanitari, farmacisti che rifiutano la vaccinazione contro Covid-19. Sono due gli aspetti che contano. Il primo è di principio: se il tuo ruolo è sul fronte, allora il tuo “equipaggiamento” dev’essere completo. Perché se rischi tu, rischia anche chi accudisci, curi, assisti. Non è una faccenda privata ma di salute pubblica. Il secondo è pratico, dopo mesi se non anni di chiacchiere, anche per altri tipi di vaccinazioni rispetto ai quali il personale medico si è sempre rivelato troppo tiepido: storie come quella recente della rsa di Fiano Romano dove gli operatori non protetti hanno contagiato quasi trenta ospiti semplicemente non possiamo permettercele perché mortificano il diritto alla salute per alcuni – quelli che hanno la sfortuna di capitare nelle mani dei non vaccinati – differenziandolo da quello degli altri. Questo, forse, insieme all’accelerazione sulle somministrazioni, è il miglior successo del governo Draghi nel mese e mezzo di lavoro. In realtà, a ben vedere, si tratta di un obbligo a tempo. Per il momento si ferma alla fine dell’anno, per cui lega in qualche maniera la necessità di vaccinarsi alla campagna vaccinale (il testo del decreto-legge allude proprio alla situazione di emergenza epidemiologica). Giusto o sbagliato? Sbagliato, con ogni probabilità. Primo, perché continua a dare l’idea che in fondo chi lavora a stretto contatto con le persone non debba sempre assumere ogni precauzione possibile: dovete farlo ora perché c’è la pandemia, sembra dire il testo, poi si vedrà. Secondo: perché immagina una conclusione da calendario dell’epidemia. Ma le epidemie non finiscono così, con una notifica dallo smartphone: se anche nei prossimi mesi riusciremo ad abbattere il tasso di letalità e riportare la situazione sotto controllo, come tutti ci auguriamo, tutti gli esperti concordano nel dire che con Sars-CoV-2 occorrerà conviverci a lungo, confrontandoci con nuove curve, focolai e recrudescenze. Insomma, ci si contagerà ancora. Per cui il medico o il farmacista dovranno essere vaccinati al 31 dicembre ma il primo gennaio 2022 potrebbero anche non esserlo? Fuori dalle provocazioni, l’obiettivo del provvedimento è evidentemente fare in modo che alla fine del 2021 nessuna delle persone che lavora nell’articolata filiera della salute sia ancora restia a vaccinarsi. Le sanzioni, in effetti, sono importanti: in caso di accertata mancata vaccinazione si prevede infatti la sospensione dall’esercizio della professione sanitaria o dell’attività lavorativa da parte degli operatori sanitari, senza l’erogazione dello stipendio. Finché non ti vaccini – o fino al 31 dicembre prossimo – non ti pago. Ma non posso licenziarti. L’unica cosa che posso fare, oltre alla sospensione dal lavoro e dal salario, è demansionarti adeguando il trattamento economico. Leve che, si spera, basteranno a far prestare il braccio anche ai più ostinati no-vax: nove mesi senza stipendio non sono pochi. Il fatto è che occorrerà controllare, pratica in cui in Italia non siamo particolarmente brillanti: ogni Ordine professionale dei medici e delle altre professioni sanitarie deve trasmettere alla regione o alla provincia l’elenco degli iscritti. E l’amministrazione dovrà verificare lo stato vaccinale, contatterà le persone scoperte per la vaccinazione altrimenti darà il via all’iter sanzionatorio visto poco sopra. E anche su esenzioni, temporanee e definitive, bisognerà vigilare con attenzione dai soliti furbetti. Ma il passo avanti è innegabile ed è una delle poche iniziative coerenti a cui abbiamo assistito in questi mesi di emergenza ricchi di contraddizioni sotto gli occhi di tutti: il governo Conte non aveva avuto il coraggio, fra i tanti cortocircuiti sul tavolo Draghi ha almeno disinnescato quello per cui una persona ideologicamente non vaccinata, chiamata a curarci, avrebbe potuto finire col contagiarci. Una lezione da tenere a mente, anche per il futuro e per infezioni e patologie diverse.

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