L’Italia è davvero un Paese “caffeinomane”?

Noi italiani, si sa, amiamo sorseggiare una bella tazzina di caffè più volte al giorno: a casa, in ufficio o al bar con gli amici, sia per il piacere del gusto di tale bevanda e sia per il momento di convivialità che tale azione comporta. All’estero, molto spesso, gli stranieri ci identificano oltre che con la pasta e la pizza anche con il caffè; ma l’Italia è davvero un Paese di “caffeinomani”?

Analizziamo nel dettaglio alcuni dati di Confcommercio 2021.

Nel nostro Paese, nel settore del caffè lavorano circa un migliaio di aziende, che impiegano oltre 7000 persone. Secondo una stima di Confcommercio, nel 2021 il giro d’affari del settore ha raggiunto i 60 miliardi di euro, crescendo del 20% rispetto al 2020. L’Italia, come si evince da recenti studi di Coffitalia, esporta annualmente circa 5,48 milioni di sacchi di caffè. Tali esportazioni rappresentano il principale fattore di crescita dell’industria compensando i consumi interni in calo negli ultimi tempi. Il leader della produzione del mercato italiano è il Gruppo Lavazza, con un fatturato di circa 2,3 miliardi di euro. Al secondo posto Nestlè Italia con circa 1miliardo di euro ed IllyCaffè al terzo con 483 milioni di euro.

Nonostante il caffè non sia originario del “Belpaese”, noi italiani abbiamo un forte legame con questa bevanda; infatti, il caffè espresso risale alla fine dell’Ottocento quando, a Torino, l’imprenditore Angelo Moriondo brevettò la nota macchinetta per l’espresso.

Gli italiani, però, non sono il popolo più “dipendente” dalla caffeina. Consumiamo annualmente circa 4,7 kg di caffè a testa, classificandoci “solo” undicesimi in questa speciale classifica redatta da Statista Consumer Market Outlook.

La classifica del consumo pro-capite di caffè all’anno (in kg.):

  1. Paesi Bassi 8,3.
  2. Finlandia 7,8.
  3. Svezia 7,6.
  4. Norvegia 6,6.
  5. Canada 5,5.
  6. Libano 5,3.
  7. Germania 5,2.
  8. Brasile 5,1.
  9. Qatar 5,0.
  10. Svizzera 4,8.
  11. Italia 4,7.

Dalla classifica risultano dei dati alquanto sorprendenti poiché vede i Paesi scandinavi come grandi consumatori di caffè. Perché? Le ragioni storiche risalgono al 1746, quando il re Gustavo III di Svezia impose ingenti tasse sul caffè, fino poi a bandirlo. Il sovrano aveva condotto uno studio per dimostrare che tale bevanda fosse nociva per la salute, ma il caffè continuò ad essere bevuto. Nel corso dell’esperimento, fece somministrare a due gemelli condannati a morte tre tazze di caffè e di tè al giorno. Anche se l’esperimento non confermò le idee del sovrano, in quanto i due gemelli vissero fino ad 83 anni, il divieto di bere caffè rimase in Svezia fino al 1820. Sempre nell’Ottocento, le tasse sull’alcool indussero gli scandinavi a trovare un vizio alternativo, il caffè appunto. Pertanto la bevanda si diffuse sempre di più.

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Nicola Cirigliano
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