L’inquinamento può aumentare il rischio di sviluppare artrite reumatoide

Che l’esposizione all’inquinamento atmosferico non faccia bene alla salute lo si sapeva, ma secondo una recente ricerca pubblicata sulla rivista RMD Open, l’aria inquinata potrebbe essere correlata al rischio di sviluppare malattie autoimmuni, in particolare l’artrite reumatoide, malattie del tessuto connettivo malattie infiammatorie intestinali. L’inquinamento atmosferico, alimentato dai gas di scarico dei veicoli e alla produzione industriale, può innescare un’immunità adattativa, per cui il corpo reagisce a una specifica entità che causa la malattia. Ma a volte questa risposta adattiva non funziona, provocando infiammazione sistemica, danno tissutale e, in definitiva, la malattia autoimmune. Per malattia autoimmune intendiamo una patologia che provoca una disfunzione della risposta immunitaria: gli anticorpi, invece che i patogeni o le sostanze estranee, attaccano i tessuti dell’organismo. Esempi di malattie autoimmuni includono l’artrite reumatoide; lupus eritematoso sistemico; malattie infiammatorie intestinali, come la colite ulcerosa; malattie del tessuto connettivo, come l’artrosi; e la sclerosi multipla. L’incidenza delle malattie autoimmuni è aumentata negli ultimi dieci anni, ma le ragioni non sono del tutto note. Da qui l’idea, alla base dello studio, che l’inquinamento atmosferico potesse essere tra i corresponsabili. I ricercatori di questo studio erano particolarmente interessati al potenziale impatto del particolato (PM10 e PM2,5). Livelli di 30µg/m3 per PM10 e 20µg/m3 per PM2,5 sono le soglie generalmente considerate dannose per la salute umana.

Il particolato atmosferico fa riferimento al complesso e dinamico insieme di particelle, con l’esclusione dell’acqua, disperse in atmosfera per tempi sufficientemente lunghi da poter essere trasportate e diffuse. Le particelle emesse direttamente nell’atmosfera sono dette primarie, mentre quelle che si formano in atmosfera sono dette secondarie. Le particelle nell’intervallo di diametro tra 0,01 e 100 μm sono quelle che possono essere inalate e per questo rivestono particolare importanza nell’ambito della salute umana. Il particolato compreso tra 0,1 e 2,5 μm è noto come “fine”, quello tra 2,5 e 100 µm è detto “grossolano”. Le sorgenti possono essere di tipo naturale (erosione del suolo, spray marino, vulcani, incendi boschivi, dispersione di pollini, etc.) o antropogenico (causate dall’intervento umano, come industrie, riscaldamento, traffico veicolare e processi di combustione in generale). Si tratta, dunque, di un inquinante molto diverso da tutti gli altri, non è una specifica entità chimica ma un insieme di particelle dalle più svariate proprietà. I maggiori componenti del particolato atmosferico sono il solfato, il nitrato, l’ammoniaca, il cloruro di sodio, il carbonio, le polveri minerali e si stima che in alcuni contesti urbani più del 50% sia di origine secondaria.

Questo studio è osservazionale: si definisce un collegamento tra due fenomeni, ma questo non è sufficiente a stabilirne la causa. Questa ricerca ha dimostrato una correlazione tra inquinamento e aumentato rischio di malattie autoimmuni, ma non ha definito in maniera univoca il particolato come causa di questo aumento. Correlazione e causa sono due cose diverse. Un evento può essere associato a un altro (inquinamento associato a malattia autoimmune) ed è giusto approfondire il collegamento. Ma occorrono altre analisi per stabilire se il particolato è anche la causa di questo aumento. Venendo alla ricerca: per dimostrare una correlazione tra l’inquinamento atmosferico e l’aumento di malattie autoimmuni, gli autori dello studio hanno estratto dal database nazionale italiano sul rischio di frattura (DeFRA) le informazioni mediche complete di 81.363 persone, nel periodo tra giugno 2016 e novembre 2020. La maggior parte erano donne (92%) con un’età media di 65 anni; il 22% aveva almeno una patologia concomitante. Di queste, il 12% aveva ricevuto una diagnosi di malattia autoimmune tra il 2016 e il 2020. Come si è potuto dimostrare un collegamento tra la patologia autoimmune e l’inquinamento atmosferico? Controllando il codice postale residenziale, ciascun partecipante è stato collegato alla stazione di monitoraggio della qualità dell’aria più vicina gestita dall’Istituto italiano per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRE) . Le informazioni sulla qualità dell’aria sono state ottenute da 617 stazioni di monitoraggio in 110 province italiane. L’esposizione media a lungo termine tra il 2013 e il 2019 è stata di 16 µg/m3 per PM2,5 e 25 µg/m3 per PM10. Nel complesso, l’esposizione a lungo termine al traffico e agli inquinanti atmosferici industriali è stata associata a un rischio maggiore di circa il 40% di artrite reumatoide, del 20% di malattie infiammatorie intestinali e del 15% di malattie del tessuto connettivo.

Si tratta di uno studio osservazionale, in cui i ricercatori non intervengono (come accade invece negli studi randomizzati per testare nuovi farmaci) ma si limitano ad osservare un fenomeno, compiendo analisi statistiche oppure limitandosi a descriverlo. In questi studi si definiscono correlazioni, non cause. Questo studio in particolare ha alcuni limiti, come la mancanza di informazioni sulle date della diagnosi e sull’inizio dei sintomi della malattia autoimmune. Ma l’inquinamento atmosferico è già stato collegato ad anomalie del sistema immunitario e il fumo, che condivide alcune tossine con quelle delle emissioni di combustibili fossili, è un fattore predisponente per l’artrite reumatoide.

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radionoff
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