Libri. “Mai dire” di Oana Lupascu

di Patrizia Calzetta

Mentre mi accingevo a leggere i versi della silloge “Mai dire” di Oana Lupascu mi sono soffermata sulla sua biografia. Il secondo capoverso recita: “Sono seguiti anni difficili; abbiamo conosciuto il silenzio, le difficoltà”.

Ho avuto il piacere di conoscere personalmente Oana qualche anno fa, la seguo da tempo e mi ha sempre colpito la sua inesauribile vena poetica. Sono convinta che quel silenzio che il destino le ha imposto, reprimendo ogni suo slancio emotivo, ha fatto esplodere, quando si è sentita libera, la sua non comune vivacità comunicativa.
È dotata di una grande capacità descrittiva, può volare con leggerezza in mondi fantastici, fermarsi davanti al dolore e gridare forte quando ne è attraversata, cogliere i dettagli di eventi che sembrano non avere un senso, ma che per il suo sguardo attento sono segni del destino.
È questo il sentire di chi, come Oana, non scrive solo parole ma ne fa poesia, delicata e gentile, forte ed impetuosa.
Ogni riga spinge il lettore a guardarsi come fosse davanti ad uno specchio, diventando protagonista di quelle emozioni che appartengono a chi cammina nel viale della vita.
Ogni riga vive di vita propria, un’opera che fa parte di una galleria d’arte dove si possono trovare gioia, e dolore, serenità e malinconia, ricordi di ieri e sogni per il domani, una tempesta di sensazioni, immagini, profumi e suoni.
Quel silenzio sofferto da Oana di cui accennavo all’inizio ha trafitto la sua anima gentile ancora in boccio ma ha dato frutti a non finire.
Non è una silloge da scorrere, da sfogliare velocemente, è un fiume che trascina nella profondità del mare, quel mare dentro che tutti noi abbiamo e che a volte abbiamo paura di affrontare.
Regalatevi il tempo per bagnarvi in questo fiume di intense e penetranti emozioni.

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