Leonardo Sacco in redazione (2ª parte)

In redazione c’era solo il direttore. Ci salutammo affettuosamente e mi accomodai, come al solito, di fronte a lui, sommerso nel suo angusto ufficio dai libri, dalle carte e dai ritagli di giornali. Sorrideva sornione coi suoi occhi chiari e arguti, già predisposti a qualche gustoso anteprima sulle vicende cittadine. Subito infatti mi ragguagliò sui risultati, ancora parziali ma già significativi, di una sua indagine relativa alla ristrutturazione di un elegante palazzo seicentesco nel Sasso Caveoso, che stava effettuando il figlio di un importante personaggio, grazie a un prestito vantaggiosissimo concessogli dalla ‘nostra’  banca materana. – C’è di più: l’operazione ha i pareri favorevoli della Regione e della Soprintendenza che autorizzano l’apertura di un cantiere per lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria. Eh, che te ne pare?- aggiunse con la sua voce alta e falsamente stizzita. Su quell’acuto entrò Lello, magrissimo e allampanato, con la solita flemma pensierosa e triste, e il punto interrogativo del direttore, si disperse nel vuoto come il laccio di un gaucho lanciato nell’aria. Ex senatore comunista, professore universitario di storia moderna, intellettuale di spicco della città, Lello si accomodò lentamente sull’unica sedia impagliata di quella redazione francescana. Ci risalutò estraendo dalla tasca del giaccone un malloppo  di carte che depose sul tavolo delle riunioni, raddrizzandole con rapide e decise mosse da pokerista. Aveva preso qualche appunto, ci disse, sugli intrecci affaristici tra imprese edili e amministratori pubblici di diversi enti, causa del vistoso appannamento della tradizione urbanistica di Matera. Nel frattempo giunsero gli altri, gli architetti, Gigi, Renato e Lorenzo; l’ex sindaco socialista della città convertito alla storia locale, Alfonso, col suo inconfondibile basco; Daniele, l’atletico industriale e Mario, il sociologo rurale, sempre gentile e disponibile, che per campare, nell’impossibilità di esercitare la libera professione, pur nella pletora dei corsi di formazione regionali, si era messo a fare l’assistente tecnico-pratico nei professionali e negli istituti tecnici. A quel punto, il direttore aprì la riunione rievocando l’impegno del giornale che nel ’57  denunciò il caos e la speculazione edilizia che soffocava Potenza e nel ’69 avviò una grande inchiesta che condusse all’indagine della commissione ministeriale e  provocò la caduta della prima Giunta di centro-sinistra nel capoluogo regionale. -La particolarità della questione materana, proseguì, è databile a partire dagli anni Cinquanta, come il giornale ha più volte raccontato. Da quando cioè con la legge speciale per il risanamento dei Sassi si riporta in auge la prepotenza statale, tipica della legislazione ‘speciale’, e si liquida l’esperienza comunitaria, frutto di una positiva intesa tra organismi specializzati non statali, studiosi nazionali e internazionali ed esperti locali. Estromessi gli olivettiani, non allineati coi governi centristi, promulgata la legge speciale che prevedeva lo sfollamento dei due rioni, si risvegliarono gli appetiti edilizi. Risveglio che comportò la degradazione del problema dei Sassi a un modesto intervento di lavori pubblici, condannando l’economia cittadina alla dipendenza da questo settore. Con l’espletamento del concorso internazionale inizia un nuovo ciclo della vicenda relativa ai Sassi. Ora la sfida consiste nel rivitalizzare un luogo da tempo abbandonato, salvaguardandone l’identità storica, contro coloro che pensavano alla necropoli, al museo a cielo aperto. Poi venne l’epoca delle concessioni elargite dall’Amministrazione Comunale nella speranza di intraprendere il recupero. Concessioni elargite sulla base di precarie ed estemporanee ipotesi progettuali, per captare il finanziamento pubblico. Quindi l’epoca dell’Unesco, che, suo malgrado, riconoscendo i Sassi patrimonio mondiale dell’umanità, contribuisce alla crescita schiccherante del fenomeno turistico, affrontato con superficiale  spensieratezza. E, per finire, l’epoca recente dell’estetizzazione-banalizzazione e, come direbbe il nostro amico Lello, della feticizzazione dei Sassi. La costante di tutte queste fasi è l’insufficienza del ceto politico materano, al di là delle distinzioni partitiche- disse disegnando nell’aria  con la mano  un fascio, un cerchio. “Ma la permanenza ormai secolare di un tale problema, non  dimostra che esso è di natura politica, bensì di natura storica, perché affonda le radici negli strati profondi dell’anima cittadina, quelli che concernono il carattere, il tenore generale della vita collettiva?”, pensavo dubbioso mentre chiesi, con una certa impazienza, di parlare, perché avevo da raccontare, dissi, una storia emblematica(?) del mercato immobiliare dei Sassi. […] A quel punto il direttore mi interruppe,  dicendo che opportunamente ricostruita, e senza toppo romanzare, se ne poteva tirare fuori una buona storia. Ma il tempo se ne era andato e non ci rimase che ribadire i nostri relativi impegni. Io dovevo occuparmi della crisi amministrativa di Pisticci e dell’ acquedotto lucano; Gigi, Lorenzo e Renato avrebbero indagato sulla nuova lottizzazione in via dei Normanni e del caso del mulino Padula; Lello, inoltre, avrebbe scritto sul rilancio dei Sassi come una sorta di Disneyland dell’affare e del divertimento, della vittoria di Mel Gibson con il suo bisogno dell’orrido scenografico; e infine Alfonso  avrebbe fatto il punto sul ricomposto centro-sinistra che da un decennio amministrava la città,  garantendo una continuità con il passato, nell’azione politica come nei metodi amministrativi. […]

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