L’ambasciatore italiano ucciso nella Repubblica Democratica del Congo aveva 43 anni. Il convoglio dell’Onu è stato preso d’assalto. S morti il diplomatico Luca Attanasio, il carabiniere Vittorio Iacovacci e l’autista Mustapha Milambo. Sempre più accreditata la pista dei guerriglieri del Ruanda

Ieri mattina un gruppo di uomini armati ha attaccato un convoglio dell’ONU nell’est della Repubblica Democratica del Congo, lungo la strada che collega le città di Goma e Bukavu. Nell’attacco sono state uccise tre persone: l’ambasciatore italiano in Congo, Luca Attanasio, il carabiniere Vittorio Iacovacci, membro della scorta di Attanasio, e l’autista dell’auto su cui i due viaggiavano, Mustapha Milambo. Altre persone sono state ferite. Finora non si sa chi siano i responsabili dell’attacco. Il convoglio ospitava una delegazione che si stava dirigendo verso Rutshuru, circa 70 chilometri a nord di Goma, per visitare un programma di alimentazione scolastica gestito dall’ONU. Reuters scrive che secondo un portavoce del Parco nazionale di Virunga, che si estende fino alla città di Goma, l’attacco è avvenuto alle 10.15 ora locale (le 9.15 italiane) a Kanyamahoro, pochi chilometri a nord di Goma. Sempre secondo un portavoce del Parco di Virunga, gli assalitori avevano come obiettivo quello di sequestrare personale dell’ONU. Carly Nzanzu, governatore della provincia del Kivu Nord, dove è avvenuto l’attacco, ha detto ad al Jazeera che il convoglio non aveva la scorta perché la strada era considerata sicura, e ha aggiunto che le forze di sicurezza locali non erano state informate della presenza della delegazione dell’ONU nell’area. Riprendendo il racconto di un sopravvissuto, Nzanzu ha detto che i ribelli hanno fermato il convoglio con alcuni colpi di arma da fuoco, prima di trascinare fuori dalle auto le persone a bordo e di pretendere del denaro dall’ambasciatore Attanasio. Sempre secondo la ricostruzione di Nzanzu, Attanasio sarebbe stato colpito nella sparatoria che è seguita tra ribelli e ranger del Parco nazionale di Virunga, che erano accorsi in appoggio alle forze di sicurezza locale. Una fonte diplomatica citata da ANSA ha detto che Attanasio sarebbe morto in un secondo momento, nell’ospedale di Goma, dove era arrivato in condizioni critiche a causa delle ferite all’addome. L’attacco non è ancora stato rivendicato. Nella Repubblica Democratica del Congo sono attive diverse milizie armate che in passato hanno preso di mira sia gli eserciti regolari sia i civili sia i ranger del parco. L’anno scorso durante l’attacco di una milizia locale morirono 16 persone, fra cui 12 ranger del parco. Attanasio è il secondo ambasciatore europeo a essere ucciso nella Repubblica Democratica del Congo: nel gennaio 1993 l’ambasciatore francese Philippe Bernard fu ucciso durante una rivolta nella capitale Kinshasa. In un comunicato, il ministro degli Esteri Luigi Di Maio ha scritto che «non sono ancora chiare le circostanze di questo brutale attacco e nessuno sforzo verrà risparmiato per fare luce su quanto accaduto». La procura di Roma ha aperto un’indagine per la morte di Attanasio e Iacovacci. È molto raro che un ambasciatore o un’ambasciatrice vengano uccisi durante il mandato: sia perché sono alti funzionari di uno stato, e la loro uccisione potrebbe essere interpretata come un atto ostile che giustifica una ritorsione, sia perché di solito sono protetti da un complesso apparato di sicurezza. In uno dei pochissimi precedenti di questo tipo, nel 1990 l’ambasciatore italiano in Costa d’Avorio Daniele Occhipinti fu ucciso durante una rapina al ristorante dove stata cenando. Attanasio era nato a Saronno, in provincia di Varese, aveva 43 anni ed era un diplomatico di carriera. Prima di assumere l’incarico di capo dell’ambasciata italiana in Repubblica Democratica del Congo, nel 2017, Attanasio aveva rappresentato lo stato italiano in Marocco, Nigeria e Svizzera. Iacovacci invece era di Sonnino, in provincia di Latina, e aveva 30 anni. Il Corriere della Sera scrive che «apparteneva al XIII Reggimento «Friuli Venezia Giulia», di stanza a Gorizia, e si era specializzato proprio come addetto alla protezione e scorta di personale sensibile». Avrebbe compiuto 31 anni il mese prossimo.

Ricostruzione dei fatti

Il convoglio transitava nei pressi della città di Kanyamahoro, intorno alle 10:15. L’ambasciatore e il militare viaggiavano a bordo di una autovettura di un convoglio della Monusco, la missione dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per la stabilizzazione della Repubblica Democratica del Congo. Il convoglio non era scortato dai caschi blu della missione Onu, secondo quanto reso noto da fonti delle stesse Nazioni Unite. Da parte sua, il World Food Programme ha fatto sapere che la strada su cui viaggiava il mezzo era considerata “sicura”. Il convoglio era diretto a Rutshuru, a Nord di Goma, per visitare una scuola dello stesso Wfp e un numero imprecisato di “altri passeggeri viaggiava con la delegazione ha riportato ferite durante l’attacco”. Secondo una prima ricostruzione fornita da fonti a Goma e a Kinshasa, Attanasio si trovava in uno dei due veicoli del Pam che doveva portare viveri tra Goma e Rusthuru. Al passaggio sulla strada nei pressi del parco dei Virunga, all’altezza del villaggio di Kanyamahoro vicino al monte Niyaragongo, i veicoli hanno trovato la strada bloccata da ostacoli, come pietre, posti appositamente per impedire il passaggio. Dalla boscaglia che fiancheggia la strada RN4 secondo una versione non ancora del tutto confermata, sarebbero improvvisamente comparsi sette assalitori, che avrebbero fatto scendere gli occupanti. Gli aggressori avrebbero poi sparato in direzione dell’autista, allertando gli abitanti dei dintorni, accorsi sul posto. I rangers del parco sono intervenuti per cercare di proteggere il gruppo ma senza successo. “Faremo di tutto per trovare i colpevoli”, ha assicurato la ministra degli Esteri congolese, Mari Tumba Nzeza, che aveva incontrato la settimana scorsa l’ambasciatore, il quale l’aveva invitata al G20. Le autorità congolesi, riferisce France24 citando il governatore della regione, privilegiano al momento la pista del gruppo ribelle armato ‘Forze democratiche per la liberazione del Ruanda’, meglio noto con l’acronimo Fdlr-Foca. Nella stessa zona nel 2018 furono rapiti due turisti britannici. Secondo gli Usa, il gruppo è responsabile di una dozzina di attentati terroristici realizzati nel 2009. In questi attentati, tutti nel Congo orientale, furono uccisi centinaia di civili. Solo un mese fa erano rimasti uccisi nella stessa zona sei rangers: in quel caso, responsabile dell’attacco era stato il Mai-Mai, una delle tante milizie armate che si contendono le terre e le ricchezze naturali del luogo, un posto unico per la sua biodiversità, rifugio delle ultime specie di gorilla di montagna, ma diventato una vera e propria polveriera in una regione storicamente instabile, al confine con il Rwanda. Il premier Mario Draghi e la Farnesina hanno espresso “profondo dolore” e il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, che era a Bruxelles per il Consiglio europero affari esteri, è subito rientrato a Roma e riferirà presto in Parlamento per chiarire la dinamica dell’accaduto. Intanto si sono già attivati tutti i canali per il rientro della salma.

Chi era Luca Attanasio

Attanasio era nato a Saronno, in provincia di Varese, aveva 43 anni ed era un diplomatico di carriera. Era uno dei più giovani ambasciatori italiani nel mondo. Era entrato nel corpo diplomatico italiano alla fine del 2003 e nella sua carriera aveva rappresentato lo stato italiano in Marocco, Nigeria e Svizzera. Dal 2017 era il capo dell’ambasciata italiana nella Repubblica Democratica del Congo, il suo primo incarico da ambasciatore. L’anno scorso Attanasio aveva ricevuto il Premio Internazionale Nassiriya per la Pace – un premio patrocinato da vari ministeri del governo italiano – «per il suo impegno volto alla salvaguardia della pace tra i popoli» e «per aver contribuito alla realizzazione di importanti progetti umanitari distinguendosi per l’altruismo, la dedizione e lo spirito di servizio a sostegno delle persone in difficoltà». Lo stesso premio fu dato a sua moglie Zakia Seddiki, fondatrice e direttrice dell’ong Mama Sofia, che si occupa di sostegno alle donne e ai bambini nella Repubblica Democratica del Congo. I due hanno avuto tre figlie. Nell’estate del 2018 Attanasio aveva ospitato il conduttore Diego Bianchi durante la registrazione di un servizio di Propaganda Live sulla Repubblica Democratica del Congo, andato in onda nel marzo del 2019.

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