La Turchia si ritira dalla Convenzione di Istanbul, un “colpo di Stato” ai diritti delle donne

Migliaia di persone stanno protestando chiedendo al presidente Recep Tayyip Erdogan di revocare la sua decisione di ritirarsi dal primo trattato vincolante al mondo per prevenire e combattere la violenza contro le donne. Il decreto immediato di Erdogan, che annulla la ratifica da parte della Turchia della Convenzione di Istanbul, è un duro colpo per i sostenitori dei diritti delle donne, che affermano che l’accordo è fondamentale per combattere la violenza domestica. La Segretaria generale del Consiglio d’Europa, Marija Pejčinović Burić, ha definito la decisione “devastante”. «Questa mossa è un enorme ostacolo a questi sforzi e tanto più deplorevole perché compromette la protezione delle donne in Turchia, in tutta Europa e oltre», ha detto la Burić. La Convenzione di Istanbul afferma che uomini e donne hanno pari diritti e obbliga le autorità statali a prendere provvedimenti per prevenire la violenza di genere contro le donne, proteggere le vittime e perseguire i responsabili. Alcuni funzionari del partito conservatore di Erdogan avevano chiesto una revisione dell’accordo, sostenendo che non è coerente con i valori della Turchia incoraggiando il divorzio e minando il nucleo familiare tradizionale. I critici affermano anche che il trattato promuove l’omosessualità attraverso l’uso di categorie come genere, orientamento sessuale e identità di genere. Lo vedono come una minaccia per le famiglie turche. L’incitamento all’odio è in aumento in Turchia, persino il ministro degli Interni in un tweet ha descritto le persone LGBT come “pervertiti”. Erdogan rifiuta del tutto la loro esistenza. I gruppi di donne e i loro alleati protestano per mantenere intatta la convenzione, dicono che la loro lotta lunga anni non sarà cancellata in una notte. Anche se per il ministero degli Interni è una bugia, almeno così ha detto sabato, 77 donne sono state uccise dall’inizio dell’anno in Turchia, secondo la We Will Stop Femicide Platform. Secondo il gruppo, circa 409 donne sono state uccise nel 2020 e dozzine sono state trovate morte in circostanze sospette. Erdogan ha più volte sottolineato la “santità” della famiglia e ha invitato le donne ad avere tre figli. Il suo direttore delle comunicazioni, Fahrettin Altun, ha dichiarato che il motto del governo è «Famiglie potenti, società potente». Molte donne subiscono violenza fisica o sessuale per mano dei loro mariti o partner, ma le statistiche ufficiali aggiornate non sono disponibili. La Convenzione di Istanbul richiede agli Stati di raccogliere dati. La Turchia è stato il primo paese a firmare la “Convenzione sulla prevenzione e la lotta contro la violenza contro le donne e la violenza domestica” del Consiglio d’Europa in un comitato dei ministri riunito a Istanbul nel 2011. La legge è entrata in vigore nel 2014 e la costituzione della Turchia afferma che gli accordi internazionali hanno forza di legge. Alcuni avvocati hanno affermato che il trattato è ancora attivo, sostenendo che il presidente non può ritirarsi senza l’approvazione del parlamento che ha ratificato la Convenzione di Istanbul nel 2012. Ma Erdogan ha acquisito ampi poteri con la sua rielezione nel 2018, mettendo in moto il passaggio della Turchia da un sistema di governo parlamentare a una presidenza esecutiva. Il ministro della giustizia ha scritto su Twitter che mentre il parlamento approva i trattati che il potere esecutivo mette in vigore, l’esecutivo ha anche l’autorità di ritirarsi da essi. Le donne parlamentari del principale partito di opposizione turco hanno affermato che non riconosceranno il decreto e lo hanno definito un altro “colpo di Stato” al parlamento, che aveva accettato all’unanimità il trattato, e un’usurpazione dei diritti di 42 milioni di donne.

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