La sindrome di Hikikomori. L’isolamento sociale dei giovani

Con il termine giapponese hikikomori, letteralmente ritiro sociale, si descrive una particolare condizione psicologica che riguarda soprattutto gli adolescenti e i giovani adulti. Tale condizione si caratterizza per un rifiuto verso la vita sociale e scolastica o lavorativa per un periodo di tempo prolungato di almeno 6 mesi e una mancanza di relazioni intime ad eccezione di quelle con i familiari più stretti. La vita dei giovani Hikikomori si svolge all’interno della loro casa o camera da letto e le uniche interazioni con l’esterno avvengono attraverso internet, l’utilizzo di chat, social network e videogame. La reclusione sociale accompagnata dalla mancanza di responsabilità e di compiti da assolvere, porta spesso ad una grave alterazione del ritmo sonno-veglia.
Ma quali sono le cause all’origine del manifestarsi di questo protratto rifiuto sociale?
Il fenomeno è ancora oggi oggetto di studi ed è quindi difficile stabilire con certezza da cosa sia causato. Fra i fattori facilitanti, molti esperti segnalano la forte competitività della società contemporanea, in particolare di quella giapponese, che riversa sui più giovani forti aspettative di realizzazione e successo personale. Il ritiro sociale potrebbe rappresentare simbolicamente una sorta di ribellione, di rifiuto nei confronti di questo modello sociale, sentito come ostile all’individuo e avverso alla piena espressione di sé: non è un caso che molto spesso i Hikikomori siano persone intelligenti e dalla spiccata creatività. Inoltre il disturbo sorge prevalentemente in adolescenza e questo rimanda alla complessità di questa fase della vita soggetta a profondi cambiamenti fisici e psicologici. In questa fase della vita, anche l’esperienza del bullismo all’interno del gruppo dei pari, possono spingere alcuni giovanissimi a fuggire da un “branco” pericoloso, verso le mura protettive della propria stanza. Non deve essere poi trascurata la predisposizione psicologica: i potenziali Hikikomori sono, con ogni evidenza, ragazzi portati naturalmente all’introversione e all’introspezione.
Ma cosa si può fare per aiutare questi ragazzi ad uscire da questo ritiro sociale?
Innanzitutto riconoscerne la sofferenza e comprendere il profondo disagio sociale ed esistenziale che sperimentano, senza banalizzarlo o sminuirlo in nessun modo.
L’hikikomori si isola per fuggire dalla competizione sociale e ricerca nella propria abitazione un luogo sicuro dove non essere osservato e, dunque, giudicato. È importante quindi assumere nei suoi confronti un atteggiamento che non venga percepito come un’ulteriore fonte di pressione da cui allontanarsi.
Inoltre è fondamentale interpretare il problema a livello sistemico. Infatti pensare che l’Hikikomori sia un problema che riguarda solamente il singolo individuo è scorretto. Bisogna invece riuscire a osservarlo in un’ottica sistemica, andando ad agire su tutti quei fattori, sociali, scolastici o familiari, che possono avere un impatto sulla condizione di isolamento.
Poiché l’Hikikomori tende a cronicizzarsi, è importantissimo cercare di intercettarla già nelle fasi precoci, cioè quando si cominciano a intravedere con frequenza sintomi quali l’isolamento del ragazzo, il disinteresse verso la scuola e verso le attività extrascolastiche, l’assenza di relazioni con i coetanei. Fin dai primi sintomi è utile rivolgersi a uno psicoterapeuta che possa valutare con competenza la situazione e, se necessario, intervenire.
La diffusione sempre più crescente del fenomeno è stata causata proprio dalla sua sottovalutazione. Anche oggi il rischio può essere quello di minimizzare la questione attribuendola alla pervasività ormai totale delle nuove tecnologie, che portano sempre più il mondo a casa tua. Campagne di prevenzione e sensibilizzazione sarebbero quanto mai necessarie per cercare di prevenire l’insorgenza dell’Hikikomori.

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