La Basilicata Possibile chiede un progetto articolato per l’infanzia e l’adolescenza

“La Basilicata possibile” chiede con un’interrogazione che l’Amministrazione comunale si faccia carico di un progetto articolato per l’infanzia e l’adolescenza, privilegiando le fasce sociali più fragili e vulnerabili, condividendo le azioni con un’articolata rete tra Scuole, Associazioni e Terzo settore, Asp, Ordini professionali, Università.

di Giuseppe Biscaglia, Francesco Giuzio e Valerio Tramutoli – Consiglieri comunali della città di Potenza
Gruppo “La Basilicata Possibile”

I dati relativi all’impatto che la pandemia ha avuto sulle emozioni e sulla vita interiore delle persone e, in modo particolare, sullo sviluppo psico-sociale dei bambini e degli adolescenti, presentano una situazione fortemente problematica, soprattutto per chi vive in condizioni di povertà economica, sociale, educativa. Nuove e profonde disuguaglianze si aggiungono a quelle precedenti! Tutte le ricerche condotte a livello internazionale accentuano questo dato: “i cambiamenti repentini e prolungati vissuti dai bambini nei ritmi quotidiani della vita familiare e scolastica (perdita di routine, riduzione delle possibilità educative e ludico/esplorative all’aperto, ecc)” così come “il clima di ansia, paura ed incertezza per il futuro che si respira in molti ambienti familiari”, rappresentano una potente forma di stress, che determina sintomi depressivi ed ansiosi, con l’aumento dei problemi legati al sonno e alla concentrazione, alla sensazione costante di allerta e di insicurezza, all’emergere di pensieri e di sentimenti negativi. E questa nuova situazione inaspettata di incertezza per il futuro va a rafforzare le “passioni tristi”, che rischiano di caratterizzare la vita e gli stati d’animo di bambini e adolescenti per un periodo piuttosto lungo del loro “ciclo di vita”. Così come colpisce, ancor di più e in maniera profonda, i soggetti fragili e vulnerabili, che hanno vissuto in quest’ultimo anno una profonda solitudine. In particolare, per gli adolescenti, il sentirsi annoiati e soli, l’aver dovuto recidere le relazioni e i contatti fisici con i pari, l’aver interrotto improvvisamente quel rapporto dialettico e conflittuale (ma pur sempre necessario alla crescita individuale e collettiva) con docenti ed educatori, in un momento significativo per la costruzione della propria identità all’interno dei rapporti psico-sociali, sta determinando una sostanziale deprivazione emotiva e psicologica, una prolungata e dolorosa sofferenza, evidenziando altresì una forte “associazione tra solitudine e depressione” (e questo non necessariamente in soggetti affetti da pre-esistenti difficoltà adattive). Il recente Rapporto “Gli italiani e il Covid-19. Impatto socio-sanitario, comportamenti e atteggiamenti verso i vaccini” evidenzia come l’impatto di Covid-19 sui giovani e sugli adolescenti è maggiore che nella media. Se “gli accenni (o sintomi) di depressione vengono citati dal 16,5% della popolazione, tra i più giovani si sale al 34%, quindi più del doppio”. Il numero di persone che “avverte disagi psicologici è pari al 27,1% nella media della popolazione, arriva al 40,2%, quasi il doppio, fra i giovani”. Inoltre, c’è da sottolineare come il Covid-19 abbia determinato anche un notevole impatto sui processi cognitivi, determinando, soprattutto nei minori in condizioni economiche disagiate, un forte rallentamento nei processi di apprendimento. Collegamenti non adeguati alla rete internet, impossibilità da parte dei genitori di seguire i figli nelle lezioni a distanza per problematiche legate soprattutto al proprio lavoro, condizioni familiari critiche hanno aumentato la distanza nei livelli di istruzione tra ragazzi che si trovano a vivere in condizioni economiche e culturali differenti. “La qualità dell’uso del tempo dei bambini aumenta con il livello di istruzione dei genitori” e con la loro condizione socio-economica. Abbiamo sostenuto, nei mesi scorsi, come Gruppo consiliare de “La Basilicata possibile”, la necessità – non più prorogabile – di avviare un processo di partecipazione per definire obiettivi e azioni di un innovativo “Piano sociale”, all’interno del quale abbiamo posto i temi dell’infanzia, delle fragilità e delle vulnerabilità come assolutamente prioritari. Oggi, chiediamo all’Amministrazione comunale della città con i suoi Assessorati alle Politiche sociali, alla Cultura, all’Istruzione, alle Politiche giovanili, di procedere, in tempi brevissimi, a valorizzare e a “mettere a sistema” le risorse locali disponibili, di creare immediatamente una rete tra Scuole, Associazioni e Terzo settore, Asp, Ordini professionali, Università, finalizzata alla definizione e realizzazione di un programma condiviso con al centro momenti di socialità, di condivisione, di gioco, per bambini/adolescenti e per le fasce sociali più fragili. In particolare, si attivino immediatamente azioni finalizzate a:

  • garantire un supporto di carattere psico-sociale attraverso incontri, colloqui,
    iniziative comunitarie, programmi di prevenzione e cura, non solo per i bambini e gli
    adolescenti, ma anche per le famiglie e, in particolare, per quelle che si trovano a vivere in contesti socialmente ed economicamente deprivati. Le ricerche ci dicono che, oggi, più di prima, le famiglie rappresentano un supporto indispensabile per aiutare i propri figli a sviluppare consapevolezza e ad elaborare le emozioni. “Un ambiente relazionale affettivamente sicuro e stabile rappresenta un forte fattore protettivo in grado di monitorare lo sviluppo sociale ed emotivo dei figli”. È necessario, dunque, affermare nuove pratiche genitoriali di ascolto e di cura. E questo lo si
    può fare attraverso progetti formativi condivisi;
  • prestare la giusta attenzione ai bisogni dei bambini e degli adolescenti attraverso la
    programmazione di iniziative che li vedano protagonisti: “Non per noi, ma con noi”;
  • costruire momenti permanenti e luoghi sicuri di incontro, nell’immediato, ma anche
    sul lungo periodo, in modo da ricostruire abitudini e ritmi di vita, incontri tra pari, stili di vita equilibrati;
  • affermare un innovativo Welfare culturale, perché la cultura gioca un ruolo
    fondamentale dal punto di vista della socializzazione, della creatività, della condivisione,
    dello star bene insieme. È necessario procedere su questa strada, costruendo un progetto adeguato ai nuovi bisogni che la pandemia ha fatto emergere in maniera così evidente.
  • assicurare lo sviluppo di una rete di infrastrutture sociali che possano supportare le
    famiglie nell’educazione e cura dei bambini e degli adolescenti. Infrastrutture sociali che
    sono fondamentali per alleggerire il lavoro di “cura” per le donne e, nel contempo, dare la possibilità a bambini e ad adolescenti di arricchire la loro cultura, allenare la creatività ed abituarsi a cooperare e socializzare con i loro coetanei – possibilità di cui sono spesso privati i bambini di famiglie con condizioni socio-economiche non agiate, contribuendo così ad allargare il gap di disuguaglianza di opportunità che caratterizza sempre di più il nostro secolo.
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