Iraq: mandato di cattura contro trump

di Barbara Schiavulli

L’Iraq ha spiccato un mandato di arresto per il presidente degli Stati Uniti Donald Trump nel corso delle indagini di un tribunale di Baghdad per l’uccisione di un alto comandante paramilitare iracheno. Abu Mahdi al-Muhandis, il vice capo (ma comandante de facto) del Fronte di Mobilitazione Popolare, organizzazione paramilitare vicina all’Iran, morto nello stesso attacco di droni statunitensi che ha ucciso il “leggendario” generale iraniano Qasem Soleimani all’aeroporto di Baghdad il 3 gennaio dello scorso anno. L’attacco era  stato ordinato da Trump, che in seguito aveva dichiarato di aver eliminato «due (uomini) al prezzo di uno». «Un mandato di arresto contro il presidente uscente degli Stati Uniti d’America, Donald Trump, è stato emesso in conformità con le disposizioni dell’articolo 406 del codice penale iracheno», ha confermato il Consiglio giudiziario supremo iracheno, aggiungendo che le indagini continueranno «per identificare altre persone complici di questo crimine, siano essi iracheni o stranieri». La relatrice speciale delle Nazioni Unite per le esecuzioni extragiudiziali, sommarie o arbitrarie, Agnes Callamard, ha descritto le uccisioni gemelle come “arbitrarie” e “illegali”.
L’Iran aveva già emesso un mandato per l’arresto di Trump a giugno e ha chiesto all’Interpol di inoltrarlo come cosiddetto “avviso rosso” ad altre forze di polizia in tutto il mondo. L’Interpol ha chiarito che non c’era l’intenzione di soddisfare la richiesta dell’Iran. A differenza dell’avversario Iran, l’Iraq è un alleato chiave degli Stati Uniti in Medio Oriente. Nel frattempo la presenza militare statunitense nel paese è diminuita in modo significativo, per ordine del presidente Trump, a circa 2.500 soldati. Il mandato di arresto di Trump ai sensi dell’articolo 406 del codice penale iracheno prevede la pena di morte in tutti i casi di omicidio premeditato. Sebbene sia improbabile che il futuro ex presidente degli Stati Uniti visiti l’Iraq in tempi brevi, l’ordine per il suo arresto evidenzia l’enorme risentimento contro la politica statunitense in Iraq e l’influenza profondamente radicata dell’Iran tra la vasta popolazione musulmana sciita irachena.

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