Intervista a Franco Forte, Gruppo Mondadori

Franco Forte: giornalista, sceneggiatore, direttore delle note “Collane” Giallo Mondadori, Segretissimo, Urania, oltre, naturalmente, che essere scrittore. È infatti in uscita in questi giorni il suo ultimo romanzo, realizzato con Vincenzo Vizzini, dal titolo: “L’uranio di Mussolini” ed. Mondadori. Proprio qualche giorno fa, il 26 giugno, si è tenuta la cerimonia di premiazione che ha decretato il vincitore del 48° Premio Gran Giallo Città di Cattolica, unica manifestazione in Italia che rende onore alla narrativa di genere poliziesco, in cui Franco Forte, anche quest’anno, era tra i membri della giuria.

Franco, ti occupi dei diversi aspetti della narrativa, sei editor, giornalista, sceneggiatore, scrittore e proprio da qui vorrei iniziare. Tempo fa hai curato, per conto di Delos Books, la raccolta antologica dal titolo: “365 racconti per un anno per sempre” dalla quale sono nate altre raccolte di racconti di genere erotico, horror, sulla fine del mondo, d’amore, di Natale e d’estate, realizzati da altrettanti autori. Come nasce questa idea e con quale scopo?

Sì, l’idea nasce come esperimento. Innanzitutto per scoprire nuovi autori e infatti grazie a questa antologia di racconti brevi, della lunghezza di circa una pagina, sono usciti un sacco di autori bravi.

Si può considerare questo esperimento una sorta di “ricerca di mercato” per capire cosa piace ai lettori in quel preciso periodo?

Sì, certamente, ma soprattutto volevamo creare una community di autori capace di mettersi in gioco. Fu infatti realizzata una selezione severissima tra i partecipanti, dopo aver letto migliaia di racconti.

Quindi l’esperimento è riuscito?

Sì,, è riuscito benissimo e ha permesso di mettere in piedi una community di autori oltre che realizzare un ottimo prodotto editoriale, visto che quei libri ancora oggi vendono molto. Infatti la “365 racconti erotici” e la “365 racconti horror” sono quelle che non smettono mai di vendere, realizzando veramente numeri molto elevati, tant’è vero che ancora oggi mi chiedono di ripetere l’esperimento antologico, anche perché il meccanismo di partecipazione è molto divertente, ma si tratterebbe di un impegno per me troppo gravoso che oggi, con tutto ciò di cui mi occupo, non sarebbe praticamente possibile realizzare.

Secondo te l’antologia realizzata col contributo di autori vari piace quindi o il lettore preferisce il romanzo?

No, in Italia sicuramente i romanzi vanno per la maggiore. Le antologie che possono funzionare sono quelle collettive, mai del singolo autore, a meno che non si tratti di un personaggio molto celebrato, famoso. Le antologie che vendono, quindi, sono quelle collettive incentrate su un argomento importante, forte. Ad esempio tutti gli anni, nel mese di luglio, esce un’antologia della collana Urania (collana di genere fantastico e di fantascienza edita da Arnoldo Mondadori – ndr.) che raccoglie il meglio dei racconti della fantascienza italiana e questa vende tantissimo.

Hai appena detto che “è importante fare rete” tra gli autori. È la seconda volta che ti sento esprimere questo concetto che condivido appieno (la prima è stata in occasione della premiazione del vincitore del 48° Premio Gran Giallo Città di Cattolica lo scorso 26 giugno, evento al quale ho partecipato). In quell’occasione hai aggiunto inoltre che ci sono generi letterari, diversi dal giallo, i cui scrittori non amano fare rete e confrontarsi, vorresti spiegare meglio cosa intendi dire?

Purtroppo è così. All’inizio della mia carriera come scrittore, prima e come dirigente editoriale poi, ho scoperto che ci sono generi editoriali molto uniti e coesi che hanno saputo darsi sostegno ed è questo l’esempio del genere giallo, che fino a circa quindici anni fa non era così come oggi, che vede in vetta alle classifiche di vendita, autori italiani. Non accade la stessa cosa nel genere della fantascienza dove ci sono invidia, attriti, gruppi diversi che si fronteggiano e la conseguenza è che il lettore se ne sta alla larga. Altro genere è quello rosa che spesso vede autori e autrici protagonisti di discussioni feroci e anche in questo caso il lettore acquista romanzi di scrittori stranieri.

Quindi il genere giallo deve la sua fortuna anche alla coesione tra i suoi autori?

Sicuramente si. Diciamo che alla base del successo c’è innanzitutto la capacità narrativa degli autori e inoltre quel genere deve piacere ai lettori. Ci sono autori italiani molto bravi come altrettanto lo sono gli stranieri che un tempo venivano acquistati di più in Italia. Oggi gli autori italiani di romanzi gialli sono in vetta alle classifiche rispetto agli stranieri e questo accade solo per questo genere narrativo. Proprio di recente ne parlavo con lo scrittore Carlo Lucarelli di quanto nell’area bolognese la coesione tra autori ha dato vita al successo di tanti scrittori locali grazie proprio al sostegno reciproco. I risultati oggi sono sotto gli occhi di tutti e quello che  mi dispiace è che negli altri generi letterari non ci sia questo spirito di squadra, non riescono e non vogliono capirlo: solo per conservare i propri rapporti, le amicizie con qualcuno, senza arrivare così a risultati importanti come accaduto per gli scrittori del genere giallo. Questa realtà e tipica italiana, solo nostra.

Un altro fattore che ha contribuito alla fortuna del genere narrativo del giallo è rappresentato dal connubio romanzo-fiction televisiva. Chi ha contribuito a dare successo a chi? La TV alla letteratura? Oppure la letteratura alla TV?

Le fiction servono a far vendere libri. L’esempio eclatante è quello di un libro uscito cinquanta anni fa “La regina degli scacchi” di Valter Tevis, che ha venduto poco, ma grazie alla fortunata serie TV su Netflix è diventato un best seller. È anche vero che quello che accade oggi è che per realizzare una serie televisiva di successo si va a prendere autori italiani bravi, che vendono, proprio per richiamare pubblico. Ad esempio, io come sceneggiatore ho fatto “Distretto di polizia” e “RIS delitti imperfetti”. Oggi sarebbe più difficile portare queste serie al pubblico televisivo, è molto più facile attingere dai nostri scrittori più famosi.

Tornando brevemente al 48° Premio Gran Giallo Città di Cattolica, volevo chiederti quanto i manoscritti ricevuti hanno subito l’influenza del COVID-19 nelle loro storie?

In realtà tutti gli autori evitano di parlare del COVID-19 perché, molto furbescamente, si sono accorti che al lettore non piace e non frega niente. Il COVID-19 invece ha dato agli scrittori partecipanti il tempo per scrivere e per fare ricerche e questo è stato il motivo per cui quest’anno c’è stato un record di racconti partecipanti, sono stati duecentodue. Di COVID-19 non ne parla quasi nessuno.

Nei mesi scorsi sono comunque stati pubblicati romanzi ambientati in periodi pandemici, devo dedurre che secondo te non è stata una felice idea editoriale?

Sì, è vero sono stati pubblicati molti romanzi al riguardo, ma nessuno di loro ha avuto successo. Magari nella saggistica ci sono state delle vendite, giusto perché il lettore voleva informarsi, si, questo ci sta. Forse tra qualche anno la narrativa che parlerà di questo argomento potrà avere successo, ma per il momento credo che la gente non voglia sentirne parlare.

In chiusura, Franco, vorrei sapere il tuo punto di vista, di direttore responsabile in Mondadori, circa un argomento trattato dalla giornalista Cecilia Fabiano su La Press dello scorso 22 giugno dal titolo: “Com’è andata l’editoria nei primi mesi dell’anno”. In pratica sembra siano state rispettate le previsioni di fine 2020, che già vedevano un notevole aumento nelle vendite (d’altronde l’anno scorso è stato un anno “purtroppo” eccezionale a causa della pandemia da COVID-19) ma anche dei podcast, fino a poco tempo fa praticamente sconosciuti. Questo è il risultato di una ricerca realizzata dall’associazione Bookcity con Intesa San Paolo e l’Associazione Italiana degli Editori, per capire come siano cambiate le abitudini durante e dopo il lockdown. Tu, Franco, da addetto ai lavori, cosa puoi dirci?

Sicuramente l’editoria è cresciuta tantissimo e continua a crescere, soprattutto la vendita dei libri cartacei, infatti da due anni a questa parte è un dato consolidato.

Quindi l’e-book è destinato a morire? Io ci credo tantissimo!

No, no, diciamo che l’e-book non è cresciuto tanto quanto sia cresciuta la carta, io lo ritengo una stampella importante che tiene in vita molti libri che altrimenti sarebbero in difficoltà. Sicuramente è aumentata molto la vendita degli audiolibri, anche se è importante valutare i numeri reali che andrebbero sgrossati. Ad esempio: Audible, di Amazon, è una piattaforma che è cresciuta tantissimo, ma se guardiamo con attenzione, si tratta di piccoli abbonamenti grazie ai quali puoi scaricare qualunque cosa, quindi è difficile definire esattamente quale sia il reale valore economico realizzato con la vendita dei libri. Sono pertanto i libri cartacei ad avere avuto un’impennata vertiginosa nelle vendite per il nostro paese e abbiamo così avuto la conferma dei lettori di sempre, quelli storici, ma soprattutto il lockdown ha portato un sacco di lettori che non compravano libri, a comprarne ancora e ancora. Dati importantissimi per l’Italia, da sempre fanalino di coda per numero di lettori rispetto agli altri paesi europei.

Durante il primo lockdown, del marzo 2020, le librerie erano tra gli esercizi commerciali che hanno continuato, nonostante l’obbligo di chiusura, a vendere libri, ingegnandosi con le consegne a domicilio.

Certo. Tutto questo possiamo definirlo eroico, bello ma se parliamo dei grandi numeri, che hanno segnato l’impennata delle vendite dei libri, questi si devono a Amazon che da solo fa il 40% del mercato della vendita dei libri. Quale prodotto in Italia viene venduto dallo stesso rivenditore con la stessa percentuale? Un altro aspetto rilevante e che Amazon ha continuato a vendere moltissimo anche dopo il lockdown e tutt’ora. Perché? Perché questi nuovi acquirenti una volta non compravano libri, non erano mai neppure entrati in una libreria e allora, durante l’acquisto online di uno smartphone o di articoli di cartoleria, ci scappa, inizialmente, anche il libro di cui hanno sentito parlare e poi diventa un’abitudine.

Non rischia di essere pericoloso che un unico rivenditore detenga il 40% delle vendite di un articolo?

Non credo, perché queste persone che acquistano online su Amazon, ripeto, non avevano mai acquistato un libro prima, ora lo fanno su questa piattaforma nel corso di altri acquisti. Certo, mi auguro che un giorno entreranno anche loro in una libreria dove scopriranno un mondo meraviglioso. Quindi la vedo come un’opportunità più che una cosa negativa, sicuramente i numeri sono molto impressionanti.

Però, così facendo, sono sempre più numerose le librerie che chiudono, anche quelle a marchio Mondadori.

Purtroppo chiudono le piccole librerie che non riescono a resistere, la Mondadori è un marchio in franchising e la vita di una libreria dipende molto dalle persone che la gestiscono perché non hanno il supporto della casa editrice Mondadori. Comunque tutto sommato il mondo delle librerie va bene, resiste. Possiamo dire che Amazon ha comunque contribuito a riportare le persone in libreria e se non ci fosse, saremmo in grosse difficoltà. Come le librerie, anche le edicole, durante il lockdown, hanno vissuto una fase positiva, essendo tra quegli esercizi che sono restati aperti e così ci sono stati aumenti nelle vendite delle collane del giallo Mondadori e di Urania, pubblicazioni storiche della casa editrice che nel 2029 compiranno cento anni dalla loro nascita.

Torna su