“Industrial Workers of the World”

La Industrial Workers of the World (IWW) è stata una storica associazione militante “radicale” del movimento operaio statunitense, nata a Chicago nel 1902. I suoi iscritti si definivano wobblies inteso sia nel senso di “itineranti” (coloro che attraversavano l’America per diffondere la cultura della lotta operaia e del sindacato), sia nel senso di “precari”. L’IWW si batteva per il cosiddetto «sindacalismo d’industria» (industrial unionism, che mirava a ricondurre tutti i lavoratori in un sindacato solo), l’altra organizzazione sindacale antagonista, AFL ( American Federation of Labor) propugnava il «sindacalismo di mestiere» (craft unionism, che raccoglieva nelle sue file i lavoratori divisi per categorie). Il motto più famoso dell’IWW era di fatto il loro programma e per certi versi la migliore strategia rivoluzionaria: “formare la nuova società dall’involucro della vecchia”. Lost in… Transition. Quello della precarietà è un tema che ha tenuto banco nella “vecchia società” e che sicuramente impegnerà sempre di più la “nuova società”, quella che andremo a costruire grazie ai numerosi piani di transizione ecologica, digitale, territoriale e sociale. Sarà inevitabile: scompariranno e si creeranno vecchi e nuovi itineranti e precari. Gli interventi di questa settimana in qualche modo confermano che davvero quella dei wobblies dovrebbe essere la migliore delle strategie da seguire per una transizione armonica, graduale e non traumatica. Così bisognerebbe parlare ad esempio di  bioplastiche senza dimenticare l’”involucro” delle vecchio mondo di plastica: certamente va bene limitarne l’uso più consumistico e minaccioso per l’ambiente ma non bisogna demonizzarne tout court il suo utilizzo nelle applicazioni ad esempio di tipo biomedicale e strutturale. Bisognerebbe ripopolare le aree interne che soffrono del complesso problema del calo demografico, è vero; ma questo si può fare solo partendo dal recupero e dalla valorizzazione ambientale, agricola, culturale di questi territori, magari promuovendo progetti di bioregionalismo: riunire aree che nel corso della loro storia si sono separate ma che da un punto di vista ambientale appartengono allo stesso bacino idro-geografico (per tornare a un tema caro agli ecologisti). E così via. Guglielmo Bernabei affronta il problema delle aree interne e del loro spopolamento e sottolinea come i distretti turistici possano essere la grande opportunità per lo sviluppo locale di queste aree. Riccardo Galletti nella sua solita visita delle realtà produttive regionali, ci accompagna questa volta alla Fox Bompani, una delle più importanti aziende manifatturiere della provincia di Ferrara. A Marco Bondesan dobbiamo invece un chiaro intervento sull’effetto serra che tocca i temi della produzione della CO2 in vista delle politiche comunitarie per il controllo proprio di questo effetto che inevitabilmente produce l’innalzamento della temperatura e le conseguenze sul clima che sono sotto gli occhi di tutti. Il Comunicato Stampa per la pubblicazione degli Atti sulla Violenza Economica contro le Donne ci deve far riflettere su come praticare soluzioni ai temi posti, per un futuro in cui non vi siano meno opportunità per  chi nasce donna. Proprio perché  mai come in questo momento ognuno di noi può sentirsi un  wobbly, itinerante delle transizioni o precario che sia,non possiamo che richiamarci ancora con fiducia al motto con il quale abbiamo iniziato: la nuova società si potrà formare (speriamo nel miglior modo possibile) solo se partiamo dall’involucro della vecchia, considerandone cioè le contraddizioni ma anche valorizzando le conoscenze acquisite.

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