In Myanmar (ex Birmania) c’è stata un’altra grande manifestazione. Giunta militare alle strette

Centinaia di migliaia di persone in Myanmar hanno aderito a uno sciopero generale e hanno sfilato per le strade di molte città del paese in una delle più partecipate manifestazioni delle ultime settimane contro la giunta militare, che ha preso il potere con un colpo di stato lo scorso primo febbraio. Ci sono state grandi manifestazioni a Yangon, Naypydaw e Mandalay, tra le altre; il numero dei partecipanti è stato molto alto e le proteste sono state prevalentemente pacifiche nonostante la giunta militare avesse minacciato di usare la violenza contro i manifestanti (durante le manifestazioni di sabato si erano invece verificati scontri violenti con la polizia e l’esercito che avevano provocato la morte di due persone). Tra i lavoratori che hanno scioperato ci sono impiegati delle ferrovie, medici, impiegati di banca, operai, insegnanti, negozianti. A Yangon la maggior parte dei negozi – comprese le catene internazionali – è rimasta chiusa. Le proteste proseguono da circa tre settimane e riprendono con vigore a ogni weekend. Tra le richieste dei manifestanti c’è la liberazione di Aung San Suu Kyi e di altri membri del suo partito, la Lega nazionale per la democrazia (NLD), che aveva vinto nettamente le elezioni dello scorso novembre, nonostante i militari sostengano senza prova che siano il risultato di brogli. Aung San Suu Kyi è sotto processo con l’accusa di aver violato le restrizioni alle importazioni e una legge sulla gestione dei disastri naturali. Sono comunque accuse pretestuose e per cui rischia condanne rispettivamente a 6 e a 3 anni di carcere. Il processo è iniziato in segreto il 16 febbraio: il suo avvocato non era stato nemmeno avvisato della prima udienza, che si è conclusa prima del suo arrivo. La prossima è fissata per il primo marzo.

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