In colonia! Tutti in colonia!

È generale convinzione che si sia creata, ormai, una netta separazione fra governo e parlamento e partiti. Il primo, peraltro solo nelle persone di qualche ministro, fa, come si dice ora, anche se l’espressione rimane scadente, i secondi chiacchierano, facendo finta di litigare, talvolta, ma sempre col cipiglio di chi sa bene, perbacco, dove andare a parare. Bluffano, evidentemente, come hanno sempre fatto, anche negli ultimi anni, perché non hanno un’idea, e lo hanno dimostrato, un progetto, una meta, che non sia quella prossima elettorale.
Il giudizio sulla politica italiana, pertanto, non può che essere pessimo. Del resto non ci sono scuole di politica e amministratori non ci si inventa dal mattino alla sera. Ma vai a spiegarglielo. Come in ogni cosa, per farla bene, è necessario studiare, sapere tutto, approfondire, allenarsi, e, alla fine, pure esserci portato.
Da noi no. Diventi, per esempio, assessore per destinazione del capo del partito locale, o perché il bottino andava spartito secondo il consenso portato in dote, pensa te che garanzia per le comunità.
E’ tanto vero quello che dico, che, a livello nazionale, hanno fatto fuori questa marmaglia di politicanti, sostituendoli con uno che finora aveva fatto altro, magari bene benissimo, ma altro e che, costituzione alla mano, non è più di un personaggio calato dall’alto, bypassando ogni regola democratica.
Ma i partiti non si scompongono, con una faccia tosta d’annata, continuano a scherzare sulla pelle e sulle tasche degli italiani, i quali, fuori di ogni logica anche di buon senso, devono mantenerli nei loro ruoli istituzionali, pagandoli profumatamente e non chiedendo in cambio neanche un buon italiano.
In questi termini, perdonatemi l’avventatezza, un parlamento non serve a niente, meglio chiuderlo e mandarli tutti in colonia già in questi giorni, chè settembre si presta ancora assai.
Beninteso non credo di esagerare, anzi, temo che chiunque abbia un minimo di ragionevole buon senso la pensi allo stesso modo. Anche Draghi, ne sono certo, il quale, se è vero che non li consulta neanche per le sciocchezze, pur deve avere le scatole piene delle inutili polemiche che sollevano quotidianamente. Ma quanto meno fanno da scudo al suo fattivo governare. Che sia poi un fattivo governare positivo per tutti, questo non si può certo dire, la prossima storia sarà foriera del giusto giudizio, ma quantomeno non ci ridono dietro nei consessi europei. Non è granchè, ma di questi tempi è già un affare.
Fra poco avremo tanti nuovi sindaci, ma non c’è garanzia che quanti vengono proposti siano all’altezza. Suggerirei l’obbligo di un “parere vincolante preventivo” da parte di Draghi, tanto già comanda liberamente, un test attitudinale e l’esame di storia, geografia e italiano, così se la batteranno in pochi. Ma che dico, pochissimi.

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