Il vino si può fare anche con l’uva…ma come extrema ratio!

di asterisco

Non si può rimanere indifferenti da quel che leggiamo nella copiosa letteratura di tendenza sull’importanza dell’alimentazione e dalle interviste ai vari guru del settore. Una compiacente e agguerrita fauna di specialisti pilotati da interessi di puro mercato. Dispensatori di saperi enogastronomici che si muovono con estrema disinvoltura tra protocolli, denominazioni e tipologie merceologiche. Autentiche giravolte lessicali, ambigue circolari ministeriali nostrane ed europee, variegate etichettature mediatiche (codici QR) e chi più ne ha ne metta!  

Le polemiche suscitate di recente dalla trasmissione televisiva Report lo testimoniano. L’intento legittimo di fare informazione in un settore complesso e articolato come la produzione e commercio dei vini, non poteva non avere anche un taglio polemico e di denuncia. Ascoltare i pareri di tipologie diverse di produttori, tecnici, assaggiatori e persino importanti figure istituzionali ci porta istintivamente a pensare: ma chi controlla i controllori? Endemico assillo del povero consumatore a cui non resta che stoicamente pensare come il filosofo Seneca: “…ti meravigli che le malattie sono troppe? Conta quanti cuochi ci sono…”!

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