Il “prezzo” della storia a opera di Cricco, Crocco e Naso evacuante

L’Italia che ha dato i natali, tanto per fare tre esempi, a Dante, Petrarca e Boccaccio oggi a livello locale deve accontentarsi dei tre moschettieri di Dumas all’insegna del kappa e spada. Non hanno effettuato ricerche storiche ma solo “calcato” eventi partoriti dalla penna dello scrittore di turno. Oggi appare attuale per i “tre dell’ave Maria”, che mai hanno scritto libri storici degni di essere annoverati nel gota di coloro che hanno scoperto fatti ed eventi a più sconosciuti, tanto da farsi ricordare. “Eppure si muovono” le palle giranti di ogni forma e natura che fanno rabbrividire chi ha fatto dell’arte dello storico un vanto. Per loro lapalissiano appare una citazione di Derek Walcott: «Non sapeva come dare senso al tempo, che è il compito dello storico. La finzione dei fatti presi in biblioteca da libri, libelli, opuscoli ammucchiati in una ziggurat, aveva il difetto dell’imparzialità; schivare l’emozione come una nave evita gli scogli, fatti allineati sulla carta con penna e compasso che appiattivano l’oceano in uno schema, ma la sola gioia che il suo cuore sfinito trovava nei libri erano gli eventi; e nessuno notava l’omerico ripetersi dei dettagli, la loro profezia. Quella la differenza. Lui vedeva la coincidenza, loro la superstizione». E tanto pere essere precisi al fine di non confondere mente ottenebrate da fantasmagoriche convinzioni: superstizione è curiosa e vana osservazione, come d’auguri, sortilegi o di simili cose proibite dalla Chiesa [Latino: superstitio]. Tendenza attraverso cui si attribuisce carattere soprannaturale, oppure occulto, ad avvenimenti particolari. Nella sua accezione più ampia, la parola “superstizione” indica tutte le credenze e le pratiche che l’esperienza scientifica dichiara irrazionali e inutili, ma che continuano a sopravvivere. Il termine deriva dal latino “superstitiònem”, composto da “sùper” (sopra) e “stìtio” (stato), sulla base di “stare” o “sistere”e letteralmente indica lo “stare al di sopra”, come quando speri di scampare alla sfiga anche dopo aver rotto uno specchio per sbaglio. Ovviamente non te ne devi preoccupare, è solo superstizione, no?

Analizziamo ora i tre “personaggi” saltati agli onori della cronaca per altisonanti opere partorite solo dalle loro lillipuziani menti e che non hanno lasciato traccia alcuna.

Cricco insieme a Crocco hanno scritto qualche prefazione a testi di ben altro lignaggio. Di Naso evacuante si sa solo che è suo uso sfoggiare fazzoletti di raso bronzeo.

Il mondo si divide in tre categorie di persone: un piccolissimo numero che fa nascere gli avvenimenti; un gruppo un po’ più importante che è presente alla loro esecuzione e assiste al loro compimento e, infine, una vasta maggioranza che giammai saprà ciò che in realtà è accaduto. In quest’ultima fattispecie rientrano Cricco, Crocco e Naso evacuante.

Così come recita un vecchio proverbio che racchiude tutto il senso della pochezza che contraddistingue codeste menti che il pensiero maggioritario uscito dalle urne riesce a “partorire” con quasi nullo dolore lo si fa proprio. Ma chi sono Cricco, Crocco e Naso evacuante? Due locuzioni che racchiudono il poco tutto che essi rappresentano. Prima parola: presuntuosi, che presume troppo di sé, che si reputa superiore a ciò che realmente è, che ha un’opinione eccessiva delle proprie doti, delle proprie capacità. Sono molti tanto presuntuosi, che si credono tutto sapere, e per questo le non certe cose affermano per certe (Dante). A volere essere buoni li si potrebbe apostrofare, i nostri valenti storici, come presuntosetti, presuntoselli o meglio ancora presuntosacci. Altra parola che ci sta come il cacio sui maccheroni è: saccente. Aggettivo di persona che tende presuntuosamente a far mostra di ciò che sa o crede di sapere, che non perde occasione per intervenire su ogni argomento, ostentando in modo sussiegoso e irritante un sapere, spesso superficiale e, talvolta, anche presuntuoso. Sapiente, istruito, e anche esperto, scaltro: con un saccente barattier si convenne del prezzo (Boccaccio). Per meglio catalogarli: saccentèlli, saccentini, saccentuzzi, saccentóni. Come scriveva Nassin Nicholas Taleb: «Viavia che avanziamo nell’età accumuliamo più conoscenze e più libri, e i libri non letti che ci guardano minacciosi dagli scaffali sono sempre più numerosi. Anzi, più si conosce e più si allungano gli scaffali dei libri non letti. Chiamiamo l’insieme di tali libri “antibiblioteca”».

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Giulio Tompesi
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