Il governo di Taiwan contro l’Oms

Il contagio da Covid-19 a Taiwan registra i livelli più alti dall’inizio della pandemia e l’isola si scaglia contro l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) che accusa di “indifferenza” per l’esclusione dall’Assemblea mondiale della sanità, al via oggi, e di aver ceduto alle pressioni dalla Cina. Oggi Taiwan ha registrato 595 nuovi casi. “Come organo sanitario professionale internazionale”, si legge nella nota congiunta del ministro degli Esteri dell’isola Joseph Wu e del ministro della Sanità, Chen shih-chung, “l’Organizzazione mondiale della Sanità dovrebbe servire la salute e il benessere di tutta l’umanità e non capitolare agli interessi politici di alcuni membri”. In particolare, prosegue la nota, l’Oms dovrebbe “respingere l’interferenza politica della Cina e permettere a Taiwan di partecipare agli incontri e ai meccanismi dell’Oms”.  I numeri dei contagi, resi noti dal Comando Centrale contro l’epidemia, comprendono anche 256 casi arretrati dell’ultima settimana di cui è stato riscontrato risultato positivo al test, e nell’ammontare complessivo figurano anche sei decessi. Con i nuovi casi confermati oggi, il totale di contagi dall’inizio dell’epidemia è a quota 4.917 (oltre 3.500 dei quali sviluppatisi localmente dal 15 maggio scorso) con 29 casi di decesso. Più di un terzo dei contagi totali (1.776) sono riconducibili agli ultimi tre giorni, quando l’isola ha registrato 721 contagi (sabato) e altri 460 nella giornata di domenica. I contagi si sono impennati negli ultimi dieci giorni, in seguito a un focolaio legato alle case da tè nel distretto Wanhua della capitale Taipei, e l’isola, considerata fin dallo scorso anno un caso di successo nel contrasto al Covid-19, ha avviato restrizioni: per la prima volta dall’inizio della pandemia, il 17 maggio scorso, Taiwan aveva annunciato la chiusura dei propri confini per un mese e ha avviato un primo lockdown per limitare i contagi. L’acuirsi della crisi sanitaria aveva portato settimana scorsa il ministro della Sanità a sollecitare gli Stati Uniti per avere forniture di vaccini. Taiwan vive un periodo di accese tensioni con Pechino. La Cina ha avvertito gli Stati Uniti e la Corea del Sud di non “giocare con il fuoco” con la questione di Taiwan, menzionata nel comunicato congiunto al termine di un recente incontro a Washington tra il presidente Usa, Joe Biden, e il suo omologo sud-coreano, Moon Jae-in. Nella nota i leader dei due Paesi sottolineano per la prima volta “l’importanza di preservare la pace e la stabilità nello Stretto di Taiwan”, senza menzionare direttamente la Cina. “La questione di Taiwan è puramente una questione interna della Cina, correlata alla sovranità e all’integrità territoriale, e la Cina e non consente a nessuna forza esterna di interferire”, ha dichiarato il portavoce del Ministero degli Esteri cinese, Zhao Lijian. Pechino rivendica la sovranità sull’isola, che considera destinata alla riunificazione con la Repubblica Popolare Cinese. Per quanto riguarda un altro passaggio della dichiarazione congiunta di Biden e Moon, quello sulla “libertà di navigazione e di sorvolo del Mare Cinese Meridionale” – che provoca forte irritazione a Pechino per i frequenti passaggi di unità navali Usa nelle acque territoriali delle isole contese tra la Cina e altri Paesi del sud-est asiatico – il portavoce ha invece sottolineato che “non ci sono problemi” per queste operazioni se “in linea con il diritto internazionale”. 

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