Il giornalismo investigativo porta alla luce ciò che è nascosto e fornisce prove

La funzione del giornalismo investigativo è quella di portare alla luce ciò che è nascosto, fornire prove e, pertanto, «dare fastidio». Il giornalismo investigativo è una tipologia di giornalismo che comporta un lavoro di investigazione approfondita su vari temi. Il suo scopo è diffondere ciò che qualcuno non vuole si sappia. La sua funzione è quella di portare alla luce ciò che è nascosto e fornire prove. Perché parliamo di giornalismo d’inchiesta? Perché è una cosa ben diversa dal giornalismo in generale. Ha una definizione a sé stante, tecniche, strumenti e valori specifici, per i quali si è distinto nel corso dei decenni, contribuendo a costruire, diffondere e svelare la nostra cultura e le storie più nascoste. Anche l’Unesco si è spesa per l’importanza di questo impegno giornalistico, riconoscendone i meriti, grandiosi. Nella storia recente sono diversi i casi in cui una situazione politica è stata rovesciata dalla caparbietà e dall’intelligenza di giornalisti investigativi. Un valido motivo per conoscere più da vicino questo mondo. In altre parole tale giornalismo è la rivelazione di questioni che sono nascoste sia deliberatamente da qualcuno in una posizione di potere, sia accidentalmente dietro una massa caotica di fatti e circostanze, con l’analisi e la esposizione di tutti i fatti rilevanti per il pubblico. In questo senso il giornalismo investigativo contribuisce in maniera cruciale alla libertà di espressione ed allo sviluppo dei media, che sono al centro del mandato dell’Unesco. Guardando allo stato attuale del mondo dell’informazione ci si chiede se ha ancora senso indagare e approfondire le dinamiche tipiche dell’inchiesta. Sembra che internet e la rete abbiano allontanato la figura del giornalista d’inchiesta, trasformandolo in un intellettuale dietro una scrivania, davanti a uno schermo, alla ricerca di fake news tra una testata giornalistica on line e l’altra. Tra i due estremi – il giornalista spia, che viaggia in incognito e il nerd che smanetta sul web – ci sono un’infinità di sfumature. Senza considerare che anche le due tipologie che si trovano ai poli opposti esistono ancora, o meglio, esistono tuttora. Proprio la storia del giornalismo d’inchiesta ha percorso due strade diverse. Come si si fosse trovato di fronte ad un bivio. Da una parte il tipo più tradizionale, legato al mondo delle redazioni, delle specializzazioni, ben integrato all’interno delle dinamiche di un processo produttivo dell’informazione. Dall’altra un percorso specifico, più indipendente e autonomo, da free lance. Quest’ultimo è legato al mondo delle organizzazioni no profit, nate proprio con la finalità di supportare e diffondere il giornalismo investigativo. L’Unesco non è stata l’unica a definire l’inchiesta di stampo giornalistico. Ci sono stati altri prima. Ad esempio, una delle più celebri definizioni è stata formulata dal professore di giornalismo Steve Weinberg, che lo ha definito così: «Raccontare, sulla base della propria iniziativa e del proprio lavoro, fatti che siano rilevanti per i lettori, gli spettatori o gli ascoltatori». Una punto estremamente interessante è rappresentato dal fatto che spesso i soggetti dell’inchiesta non hanno la benché minima intenzione di divulgare le materie che vengono messe sotto indagine. Spesso non sono neanche a conoscenza del progetto di indagine, altrimenti tenterebbero di insabbiarlo. Ma per fortuna questo tipo di giornalismo non è mai morto e si continua a insegnarlo nelle università, formando giovani menti che un domani contribuiranno a lavorare per far emergere la verità lì dove vuole essere tenuta nascosta. Sempre per restare in tema di citazioni, vogliamo riportare l’affermazione del teorico dei media Hugo de Burgh, che ha sostenuto che: «Un giornalista investigativo è un uomo o una donna la cui professione è di scoprire la verità e identificare gli scostamenti da essa in qualsiasi media possa essere disponibile». È importante sottolineare che in alcun modo i giornalisti investigativi possono sostituirsi alla polizia o agli avvocati. Il loro è un lavoro di ricerca e di divulgazione. C’è qualcuno che ha studiato, lavorato, scritto, indagato, a volte (troppo spesso) a suo rischio e pericolo. Ma oltre ai temi quali sono gli strumenti del giornalismo investigativo. Non immaginare quella figura un po’ misteriosa, dietro ad un lungo impermeabile, che si aggira per strade fumose. Niente a che vedere con Sherlock Holmes, stiamo parlando di tutt’altro. Di un mondo che si discosta drasticamente dalla finzione, si tratta di dura e cruda realtà. I giornalisti si avvalgono di: analisi di documenti istituzionali; report a partire da analisi di database; analisi di fonti aperte, disponibili in rete o documentali; fonti confidenziali, istituzionali o private e utilizzo della legislazione vigente per l’utilizzo di materiale documentale riservato. Ciò che differenzia questo giornalismo da quello tradizionale è che quest’ultimo si avvale principalmente di fonti istituzionali e ufficiali, mentre il giornalismo di tipo investigativo deve operare una costante ricerca per risalire a fonti primarie di un dato fenomeno, che spesso non sono alla portata di tutti, anzi, ancora più spesso sono nascoste e difficili da consultare. Un giornalista qualsiasi di una testata di grande rilievo può basare un articolo sulle dichiarazioni di un ufficio stampa di una multinazionale, senza verificare se tali dichiarazioni sono vere o false, semplicemente dando per scontato che sia così, per una presunta attendibilità della fonte. Il giornalista investigativo si reca direttamente presso gli interessati, contatta le persone coinvolte in un evento, tenta di risalire a fonti confidenziali per scoprire i retroscena ed eventuali dettagli che vogliono essere sepolti e tenuti lontano dall’opinione pubblica per i più disparati motivi. Proprio per questo i giornalisti di questo genere sono e si considerano free lance, perché non possono – per loro natura – lavorare sotto vincoli di tempo dettati da una redazione, o peggio ancora sottostare alle indicazioni di qualcuno sopra di loro. La parola d’ordine è libertà. Maggiore è la libertà d’azione del giornalista meglio è tutelata la libertà di parola e d’informazione.

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