Il dilettante al tempo dell’IA

di asterisco

Nell’era dell’intelligenza artificiale c’è chi abbraccia la modernità in maniera così entusiasta da far sembrare Shakespeare un dilettante. Immagina uno scrittore robotico, un Cyrano digitale, seduto al suo tavolo con un secchio di bit e un pennarello algoritmo in mano. “Amici umani, temete! Un nuovo autore è in città e la sua penna è un flusso binario di genialità!” proclama il suo avatar pixelato. “I classici sono cosa del passato; ora i robot governano il regno delle parole!”.

Le sue opere? Un misto di Shakespeare, Stephen King e un pizzico di ricetta per la torta al cioccolato, tutto amalgamato in un delizioso stufato di algoritmi. Ma non temete il suo capolavoro è un inestricabile groviglio di metafore robotiche e dialoghi che sembrano più provenire da un manuale di istruzioni che da una storia umana.
“Nel mio libro”, ride beffardo, “la trama è come un loop infinito e l’emozione è un bit dimenticato nel cestino del riciclo”.

E così, mentre il mondo si sforza di capire se davvero un algoritmo può catturare l’essenza umana, l’autore robotico si lancia in nuovi orizzonti, sognando di vincere il Premio Nobel per la letteratura binaria.

E noi, poveri umani, ci chiediamo: forse Shakespeare avrebbe apprezzato un pizzico di codice nell’Amleto? O forse dovremmo solo aspettarci un futuro in cui i libri saranno scritti da un’intelligenza artificiale che, senza dubbio, avrà un’opinione interessante sull’amore, la vita e tutto il resto.

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