I significati degli animali nel mondo della Borsa

Molto spesso gli animali vengono utilizzati dall’uomo come immagini simboliche e questo avviene anche in ambito finanziario. Nella Borsa gli animali più celebri sono il toro e l’orso, rappresentando delle vere e proprie allegorie delle fasi di rialzo e di ribasso dei mercati. Nella “mitologia” dei mercati si tratta delle due polarità su cui si orientano i flussi di capitali e degli atteggiamenti degli investitori. L’origine del significato finanziario deriva dai movimenti tipici d’attacco dei due animali. La statua di bronzo presente a Wall Street, a New York, realizzata dallo scultore siciliano Arturo Di Modica, raffigura un toro che è il monumento simbolo del mondo della finanza, descrive un mercato “rialzista” noto anche come “Bull Market”. Si tratta di una fase di mercato in cui i prezzi tendono a salire per più settimane consecutive. L’incornata classica del toro avviene dal basso verso l’alto, per questa ragione viene paragonata al mercato rialzista; nel gergo finanziario il “toro” è colui che compra strumenti finanziari in attesa di un aumento dei prezzi per monetizzare maggiormente sulla futura rivendita degli stessi. Il corrispettivo della “fase toro” è quella orso, il “Bear Market”, che descrive un mercato “ribassista”; si definisce “orso” colui che vende strumenti finanziari in attesa di un calo dei prezzi. In questa fase, i “bearish” sono gli investitori che si posizionano per trarre profitto dai ribassi dei prezzi. La zampata dell’orso avviene dall’alto verso il basso, per questo motivo viene paragonata al mercato ribassista. Si è in fase orso quando i prezzi tendono a scendere per più settimane consecutive. Non esiste una regola universale che stabilisca quando inizi un mercato ribassista o viceversa quando inizi un mercato rialzista. Aldilà delle definizioni, gli investitori si definiscono “bull” o “bear” se tendono ad essere più ottimisti o pessimisti nei confronti degli andamenti di mercato; un “bull” tenderà a comprare mentre un “bear” a vendere.

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