Green Pass manda in soffitta la Costituzione

di Agata Iacono

Green pass significa praticamente vaccino obbligatorio per tutti i giovani, sicuramente dai 18 anni in su. Inutile girarci intorno: l’obbligo per gli studenti universitari è di fatto un ricatto per continuare a frequentare le lezioni. Da settembre non sarà più possibile effettuare viaggi che attraversano tre regioni con aereo, treno, bus, nave, senza il lasciapassare. Da oggi anche piscine, palestre, parchi gioco non faranno entrare gli abituali frequentatori, anche se provvisti di abbonamento, non risarcibile. “Ma c’è la possibilità di tampone”. Ma il vaccino è gratuito, piccolo particolare, mentre il tampone è a pagamento, dovrà essere ripetuto ogni volta, e non equipara chi è vaccinato con chi presenta un tampone negativo. Infatti chi ha fatto semplicemente il tampone, e quindi è sicuramente negativo e non contagioso, dovrà portare la mascherina, mantenere il distanziamento, essere isolato e vittima di mobbing e bullismo. Chi invece si è sottoposto a inoculazione genica sperimentale (chiamiamo le cose col loro nome) non dovrà effettuare tamponi. Poiché ormai è accertato che un vaccinato, al massimo, protegge solo se stesso da aggravamento letale in caso di malattia, se non produce effetti collaterali avversi (cioè se non schiatta prima), ma può contagiare come qualsiasi altro, la narrazione dovrebbe essere invertita. È la persona sicuramente negativa che dovrebbe proteggersi dall’inoculato che non controlla più la propria carica virale, né mantiene più comportamenti di precauzione. Ma il tampone deve essere ripetuto ed è a pagamento. Il vaccino è gratuito e non prevede monitoraggio. La Scuola, l’università, non si ribella? Che insegnamento può trasmettere un docente universitario che cede al ricatto della tessera per continuare a prendere lo stipendio, (non per continuare ad insegnare: l’insegnamento è una missione nobile), e discrimina in classe i suoi studenti, incentivandoli all’odio gli uni contro gli altri? Il green pass è uno dei ricatti più subdoli che un regime ha mai concepito, poiché include la “colpa” di chi viene discriminato. L’odio e la discriminazione di genere o di razza non comprende la colpa della vittima di apartheid: il non vaccinato invece viene stigmatizzato come colpevole, quindi non ha possibilità di essere oggetto di campagne di protezione di una specie in estinzione. “Il Green pass non può diventare una sorta di patente a punti. Se il Governo continuerà a prendere provvedimenti di questo tipo, con queste modalità, saranno impugnati in Corte italiana, in Corte di Giustizia ed eventualmente in Corte europea dei diritti dell’uomo. Questa in sintesi l’opinione del professor Alessandro Mangia, ordinario di diritto costituzionale nell’Università Cattolica di Milano in una sua intervista rilasciata a Federico Ferraù per “IlSussidiario.net” (..). “Se io continuo, passo dopo passo, ad estendere il novero delle limitazioni fino a svuotare il diritto di circolare o riunirmi se non ho un lasciapassare, alla fine introduco, surrettiziamente, non un obbligo, ma un condizionamento alla vaccinazione. (..) una misura equivalente all’obbligo (..). Gli obblighi vaccinali, ci sono, ci sono sempre stati(..). Qui invece ci troviamo di fronte ad un vaccino del quale, a rigore, non è certa nemmeno la denominazione di vaccino o di terapia preventiva”. Da oggi vedremo come funziona la macchina da guerra che dovrebbe controllare uno per uno chiunque voglia sedersi ad un ristorante, visitare un museo, accedere ad una manifestazione fieristica, andare al cinema o al teatro. Ci saranno certamente file kilometriche e addetti destinati esclusivamente al controllo di miriade di certificazioni cartacee o di QR code. E si presume che tutti abbiano modo di verificare in tempo reale la veridicità di ogni singolo certificato accedendo a sistemi di conferma immediata e anonima (che non siano quelli del Lazio…). O no?

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