Governo, ora le critiche superano le lodi: anche Mario Draghi ha dei limiti

Sulla caratura di Draghi non ci piove, tuttavia a poche settimane dalla sua nomina a Presidente del Consiglio, le critiche cominciano a superare le lodi.

di Gianni Pardo

Come ha detto brillantemente qualcuno, “decidere significa ridurre il numero dei possibili errori a uno”. E poiché la funzione del governo è quella di decidere, esso non può che commettere “una serie di errori”. Perfino quando riesce a far contenti alcuni, è subissato dalle critiche degli altri. Nella dittatura si ha il diritto e forse il dovere di esecrare il governo, ma in democrazia bisognerebbe cominciare ad averne pietà. Perché il suo compito va al di là delle possibilità umane. E un esempio paradigmatico di ciò che qui si scrive è la figura di Mario Draghi. Quest’uomo è stato universalmente apprezzato per competenza e carattere. Perfino in ambito internazionale. Ho sentito un brillante commentatore politico francese dirne tanto “male” da averne detto il massimo bene. Infatti metteva l’Europa in guardia contro di lui, come se Draghi fosse abbastanza furbo per metterla nel sacco. Sulla caratura di Draghi non ci piove. Non è un Giuseppe Conte qualunque. E tuttavia, a poche settimane dalla sua nomina a Presidente del Consiglio, le critiche cominciano a superare le lodi. C’è chi si aspettava una maggiore discontinuità, chi un maggiore coraggio, chi una sorta di rinascita improvvisa del Paese, sotto una tale guida. Oggi un giornale come “Libero” (articolo di Paolo Bechi) spara ad alzo zero sul Mario nazionale: “Nessuno si aspettava che Draghi fosse così poco decisionista“; “che non avesse il coraggio di presentarsi in totale discontinuità con la gestione fallimentare dell’emergenza sanitaria”. A un anno dagli errori di Conte, Draghi rifà il lockdown, e addirittura – orrore! – “riprende le autocertificazioni”. Insomma fa “le stesse cose di Conte attribuendole a Speranza”. Il giornalista non fa neppure l’ipotesi che quella linea di governo possa essere giusta, o almeno inevitabile. Forse qui c’è un eccesso di vis polemica. Non per difenderlo, ma Draghi non è un dittatore. La sua libertà di manovra è meno grande di quanto non si pensi. Da noi il premier non è un premier, è un Presidente del Consiglio dei Ministri il cui massimo privilegio è quello di sedere a capotavola. In secondo luogo Draghi ha raccolto in eredità uno Stato sconquassato, caotico, per certi versi demente e oggi immerso nella tragedia dell’epidemia. Senza dire che non dispone nemmeno di vaccini in quantità sufficiente. E tuttavia, seppure con la speranza di essere smentito, credo che anche Draghi possa avere dei limiti. L’ideale dell’uomo rinascimentale era quello di sapere tutto e di saper fare tutto. Il migliore rappresentante (forse l’unico) di questo modello, è Leonardo da Vinci. Ma col tempo si è capito che la realtà è troppo complessa perché si possa evitare la specializzazione. Così si è passati dalla speranza di “saper fare tutto”, alla speranza di “saper fare almeno una cosa”. Mario Draghi è un eccellente economista e un eccellente banchiere centrale, ma non chiediamogli di dirigere un’orchestra, di organizzare una raffineria di petrolio o soltanto di ripararci una perdita del rubinetto. Leonardo stesso era un grande pittore e un grande ingegnere, ma chi dice che avrebbe anche potuto essere anche un grande politico? Chi ci dice che avrebbe fatto meglio di Draghi? Ovviamente, è sempre meglio avere a che fare con una persona intelligente che con un imbecille, ma una persona intelligente non può fare miracoli in tutti i campi. E neanche la competenza è una vera garanzia. Draghi è un grande economista, ma basterà questo a garantirci che farà la cosa giusta almeno in questo campo? La risposta è purtroppo “no”. La competenza corrisponde al possesso dei migliori dati disponibili al momento: ma chi dice che questi dati siano giusti? Oggi la facoltà di medicina richiede sei anni di studi, per concedere la laurea, e i medici ci sono molto utili. Nel Seicento invece poteva darsi che l’intervento del medico peggiorasse la situazione. Perché i medici non studiavano? Al contrario, perché studiavano quanto e più di oggi, ma imparavano le cose sbagliate. E il massimo competente che le seguiva col massimo scrupolo poteva anche fare i massimi danni.

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