Giornalisti dietro le sbarre

Sfidare la censura del proprio governo per raccontare la piaga del coronavirus, per decine di giornalisti ha significato la prigione. Lo rivela Reporter Senza Frontiere, nel suo annuale rapporto sulla Libertà di Stampa.

387 persone, operative nel settore giornalistico di tutto il mondo, sono state incarcerate fino al primo dicembre di quest’anno, si legge nel rapporto annuale di Reporter Senza Frontiere. La censura del coronavirus è stato uno dei pretesti per colpire la stampa. Cinque paesi sono ritenuti responsabili di oltre la metà di tutte le condanne: la Cina al primo posto con 117 giornalisti detenuti, seguita da Arabia Saudita (34), Egitto (30), Vietnam (28) e Siria (27). Sebbene la maggior parte dei reporter incarcerati siano uomini, il numero di donne arrestate nel 2020 è aumentato di un terzo, salendo a 42. «L’alto numero di giornalisti incarcerati in tutto il mondo getta una forte attenzione sulle attuali minacce alla libertà di stampa», ha affermato Katja Gloger, capo dell’ufficio tedesco della RSF. Gloger ha condannato la risposta di troppi governi alle proteste, alle lamentele o alla crisi provocata dal Covid-19 con la repressione contro i cosiddetti «portatori di cattive notizie». «Dietro ognuno di questi casi c’è il destino di una persona che deve affrontare processi penali, lunghe detenzioni e spesso maltrattamenti perché non si è sottomessa alla censura e alla repressione». La sua collega, Sylvie Ahrens-Urbanek, ha evidenziato un particolare esempio di rappresaglia per aver riferito sulla pandemia di coronavirus: il caso del giornalista investigativo Hopewell Chin’ono in Zimbabwe, che è stato arrestato per aver riferito della vendita da parte del governo di farmaci Covid-19 troppo costosi. È stato «brutalmente arrestato», ha rivelato Ahrens-Urbanek, e ha trascorso un mese e mezzo in prigione. Il rilascio su cauzione è stato ripetutamente rifiutato.

La censura del coronavirus

È in Asia, il continente in cui è emerso il Covid-19 e dove sono state registrate le maggiori violazioni della libertà di stampa in relazione alla pandemia, che si trova il maggior numero di detenuti per coronavirus: sette in Cina, due in Bangladesh e uno in Myanmar. In Medio Oriente, dove diversi paesi hanno approfittato della pandemia di coronavirus per aumentare il controllo sui media e sulle notizie, tre giornalisti sono ancora trattenuti per articoli legati alla pandemia: due in Iran e uno in Giordania. In Africa, un giornalista è ancora detenuto in Rwanda, con l’accusa di “violazione dei regolamenti di blocco”.

I giornalisti che sfidano le dittature

Reporter Senza Frontiere presta particolare attenzione alla Bielorussia, dove almeno 370 giornalisti sono stati arrestati sulla scia delle contestate elezioni presidenziali del 9 agosto. Sebbene la maggior parte di essi sia stato rilasciato dopo un breve periodo, la repressione dei giornalisti rappresenta una riduzione della libertà di stampa. Il rapporto parla anche della detenzione del fondatore australiano di WikiLeaks, Julian Assange, in questo momento detenuto nel carcere di massima sicurezza di Belmarsh, nel Regno Unito. RSF ha affermato che le sue condizioni sono peggiorate molto a seguito dell’epidemia di coronavirus sviluppatasi nella prigione e che Assange è stato posto in isolamento de facto. Il rapporto esprime preoccupazione per la salute di quei giornalisti incarcerati che non hanno ricevuto cure mediche adeguate durante la pandemia, e che sono stati sottoposti agli effetti psicologici di un maggiore isolamento. Cinque giornalisti rischiavano la condanna a morte al 1° dicembre, uno dei quali, il giornalista iraniano Ruhollah Zam, è stato giustiziato lo scorso 12 dicembre. Gli altri quattro erano sotto la custodia dei ribelli Houthi in  Yemen.

In ostaggio

Secondo RSF, almeno 54 giornalisti sono attualmente in ostaggio dopo essere stati rapiti, il 5% in meno rispetto allo scorso anno. Dopo il rilascio di un giornalista ucraino, trattenuto da separatisti filo-russi nella regione del Donbass dell’Ucraina orientale, restano Siria, Iraq e Yemen gli unici paesi in cui giornalisti risultano ancora in ostaggio e di alcuni di loro non si sa nulla da anni. Altri quattro giornalisti sono scomparsi in circostanze inspiegabili nel 2020: uno in Iraq, uno in Congo, uno in Mozambico e uno in Perù.

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