Giacomo Matteotti: la vicenda umana di un gigante

di Livio Valvano, segretario regionale Basilicata del Psi

Coinvolgente ed emozionante lo spettacolo teatrale di Carmen Sepede con cui è stato portato in scena, allo “Stabile” di Potenza”, la drammatica vicenda di Giacomo Matteotti, barbaramente assassinato il 10 giugno 1924, dopo le elezioni truccate del 6 aprile 1924. Lo spettacolo, interpretato con una stimolante tecnica narrativa, ha introiettato la più probabile tesi a monte dell’omicidio, di recente ripresa dal Senatore Socialista Riccardo Nencini nel suo brillante romanzo storico “Solo” che consiglio caldamente di leggere.

Secondo quando confermato dai Laburisti Inglesi, Giacomo Matteotti, deputato e segretario politico del Partito Socialista, aveva scoperto il flusso di tangenti provenienti dalla compagnia americana Sinclair alle più alte cariche dello Stato, finalizzate a garantirsi le concessioni alle trivellazioni di petrolio in Italia. Una sporca storia di corruzione e soprattutto di gestione e consolidamento del potere che avrebbe interessato il Re Italiano e il Presidente del Consiglio in persona, Benito Mussolini. Matteotti si preparava a relazionare in Parlamento sulle prove acquisite in Inghilterra che documentavano il flusso di tangenti e a disvelare i responsabili dello sfruttamento ai danni delle finanze dello Stato Italiano, ma non fece in tempo perché, raggiunto dalla squadra fascista capeggiata da Amerigo Dumini, su mandato di Mussolini fu barbaramente assassinato. La persecuzione fascista ai danni dei socialisti e del popolo italiano, soggiogato da una condizione di povertà e di estrema debolezza, raggiunse il suo apice con il delitto Matteotti e la successiva farsa del processo giudiziario.

Non credo di esagerare affermando che la statura morale del deputato socialista a distanza di un secolo domina ancora incontrastata sullo scenario italiano, caratterizzato ancora da evidenti collegamenti e perverse relazioni tra interessi economici e i soggetti che gestiscono il potere ai vari livelli. L’Italia non è una democrazia liberale matura, soffre ancora del retaggio culturale della rozza e violenta gestione del potere di stampo fascista di cui non riesce a liberarsi. Numerose e variegate sono le manifestazioni dell’inclinazione fascista, che ritroviamo anche nell’architettura del potere giudiziario, nell’impostazione dell’apparato investigativo; lo si percepisce dal livello invasivo nella sfera della libertà personale di molti istituti giuridici introdotti sull’onda di un sentimento giustizialista-manettaro, probabilmente alimentato da spirito di rivalsa, odio, invidia e amplificato dall’insufficienza di spazi che consentano al merito di affermarsi, in un contesto di compatibilità con l’attenzione ai bisogni dei più fragili. Uno dei numerosi esempi, su cui oggi la politica “annaspa”, è il complesso delle norme che disciplinano gli strumenti per la lotta alla criminalità organizzata; larga parte della politica vorrebbe occuparsene ma prevale il silenzio omertoso.

A cosa mi riferisco: alla disciplina speciale, ipertrofica, “fuori Costituzione”, costruita negli ultimi decenni con la motivazione di combattere la criminalità organizzata, ispirata da un principio tutt’altro che liberale:

Il più probabile che non“, nella codificata assenza del contraddittorio. Una follia che rende meno civile il nostro ordinamento giuridico e che spesso rovina la vita a persone innocenti. Oggi Giacomo Matteotti, con il suo approccio appassionato e genuino nel rappresentare esclusivamente gli interessi della popolazione, avrebbe potuto essere vittima di un mostro giuridico di tale fatta che colpevolmente non viene considerato da chi potrebbe e dovrebbe riportare equilibrio nel rapporto tra poteri dello Stato, cittadini e interessi economici. Fino a quando l’anima liberale e socialista-riformista non recupererà fiato, credibilità e autorevolezza, non dovremo meravigliarci della mediocrità culturale e morale della destra che accarezza gli istinti e le tensioni di breve periodo alimentate dalla paura per il futuro e, diciamola tutta, dalla difficoltà della sinistra di proporre soluzioni alternative alle irrisolte contraddizioni della società moderna.

Default image
intervento
Articles: 377