«Fondo sovrano “modello norvegese” per idrocarburi lucani»

di Vincenzo Tortorelli, segretario generale Uil Basilicata

E’ di grande interesse la risoluzione del Consiglio regionale di ieri sui temi energetici. Tra l’altro si afferma che  “il modello norvegese potrebbe essere preso come riferimento per la nostra regione al fine di costituire un accantonamento di risorse per le future generazioni, costituendo lo strumento giuridico-economico per prevenire ed affrontare, con la dovuta serenità finanziaria, le future fasi economiche (anticicliche) direttamente correlate alla scontata non rinnovabilità delle risorse fossili”. Assume così rilievo e considerazione una proposta “storica”  , un’idea-progettuale che la Uil ha declinato, già nel 2015, in tutti i suoi aspetti attraverso l’approfondimento tecnico-normativo-finanziario del Centro Studi sociali e del lavoro, con il supporto del Censis e di esperti. 

Immaginiamo nel tempo cosa avrebbe prodotto il fondo sovrano della Basilicata alimentato dalle royalty del petrolio e istituito sul modello norvegese. La nostra idea progettuale si basa su valutazioni precise: per ogni euro depositato nel Fondo si possono generare circa 1,7 euro di redditi da investimenti per lo sviluppo e per nuova occupazione. Tenuto conto che solo l’Eni in cambio dell’estrazione del petrolio ha versato in media 1,6 miliardi di euro in poco meno di 20 anni, parliamo di una cifra molto consistente 

Il fondo sovrano norvegese,che per altro nel tempo ha diversificato anche in risorse non oil i suoi impieghi rappresenta il più grande detentore di azioni nei mercati azionari globali, con partecipazioni in circa 9.000 aziende in tutto il mondo. La nostra proposta è ispirata da due sentimenti-guida: quello della generatività delle commodities da collegare alla economia di famiglie e imprese lucane, massimizzandone i risultati e quello della destinazione per programmi rivolti al futuro delle nuove generazioni.

Il Fondo – sul modello norvegese tradotto nelle competenze e nella strumentazione regionale – arricchito da un impiego prudente sul mercato finanziario,puo  proiettare la programmazione a breve e medio tempo delle rivenienze ed introiti dalla risorse energetiche locali diversificate, sia come accumulo di “previdenza sociale” per i cittadini lucani e sia per costituire uno stock di risorse a “tesoreria regionale”, da investire nello sviluppo del territorio. Tutto questo non solo con l’indotto degli idrocarburi e del gas.

Per tornare ai numeri, nei prossimi 10-20 anni l’indotto del barile petrolifero, verosimilmente in crescita, può  generare 8-10 miliardi di euro (con gli alti e bassi di quotazione-barile che conosciamo da anni)  comprensivi dell’introito dell’Ires. A questi valori si possono aggiungere ulteriori risorse rivenienti da politiche di valorizzazione dell’acqua (e dalle concessioni per lo sfruttamento di acque minerali attualmente incassate dalla Regione) e dei prodotti delle foreste demaniali (circa 18,6 milioni di euro di introiti all’anno).Il Fondo  rimarrebbe investito in tempi medio -lunghi  e, con una gestione accorta, potrebbe avere un rendimento annuo medio prudenziale del 3-4%con valenze pluridecennali nell’ordine di circa 40-50 miliardi. Il Fondo ha anche significato come riserva di valore crescente per ristorare le future generazioni, stimando una curva di invecchiamento della popolazione e sostenedo politiche di crescita delle opportunita per i giovani..

E’ questo solo uno dei temi che abbiamo affrontato proprio martedì scorso in occasione del Consiglio Regionale della Uiltec con la segretaria Daniela Piras. 

L’indirizzo del  Consiglio Regionale valorizza e conferisce autorevolezza al disegno proposto del Fondo sovrano che ora può essere ulteriormente aggiornato ed approfondito con l’apporto e le competenze che la stessa Regione potrà mettere in campo specie affinandone  i risvolti ed il posizionamento sui mercati internazionali, particolarmente turbolenti a seguito della “vicenda ucraina”.Su questi temi strategici richiediamo con forza e convinzione alla Regione che si strutturi un confronto serrato e concreto con i soggetti in campo per concretizzare il modello di Fondo sovrano. E allora ribadiamo l’indicazione di organizzare gli ‘Stati generali dell’energia’ , autentico crocevia per affrontare i molteplici e nuovi aspetti della “questione energia lucana” e superare i ritardi e le sottovalutazioni che si registrano in Basilicata in tema di transizione energetica. Nel documento del Consigli regionale condividiamo infine  la volontà di “porsi quale promotore e facilitatore nella costituzione di Hydrogen Valley nelle aree industriali degradate e finanziate dal PNRR”.

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