Extraliscio punk da balera

Nei giorni scorsi si è conclusa a Bologna la rassegna cinematografica estiva dal titolo: “Sotto le stelle del cinema” con la proiezione del film “Extraliscio punk da balera”, diretto da Elisabetta Sgarbi.
Elisabetta, lei è un personaggio che si occupa di cultura a tutto tondo: questa sera, la ritroviamo nelle vesti di regista. Possiamo dire di aver assistito a un docufilm, una testimonianza della nostra tradizione che rimarrà nella storia: infatti lei ha l’abilità di portare sullo schermo la nostra quotidianità, le nostre emozioni, i nostri sentimenti. Sarà per queste ragioni che sin dai primi minuti di visione si percepisce molto chiaramente il tocco felliniano nella sua regia.
Effettivamente nella pellicola c’è un omaggio a Fellini, alle nebbie, ai corpi, anche delle donne romagnole, ma non saprei se definirlo un docufilm, un documentario o un film narrativo. È sicuramente un film che racconta di musicisti straordinari che esprimono la musica di una terra, il folk romagnolo, che però vanno molto lontano, perché avendo una grande preparazione musicale, sorprendono continuamente con il loro estro e con la loro fantasia. È però anche un film autobiografico perché ci sono molti luoghi, ad esempio, che mi ricordano mio padre: le ambientazioni fluviali, lui amava andare a pescare, il porto di Gorino con il faro, l’Emilia, la Romagna… Quindi, da una parte il mondo della musica, un gruppo di musicisti sorprendenti, dall’altra, lo sguardo malinconico, il mio, verso questo mondo che rappresenta le mie radici.
Per tutta la durata del film ho tenuto il tempo, battendo il ritmo col piede: sono tornata alle mie origini emiliane, visto che anche io ballavo la “Filuzzi” (termine emiliano-romagnolo per indicare il ballo di genere liscio, ndr). Alla fine del film ho notato la sua dedica che è molto esplicativa: “A mia madre Rina che ha ballato”.
Mia mamma era originaria di Santa Maria Codifiume (frazione del Comune di Argenta in provincia di Ferrara, ndr), mio padre invece era veneto, lo chiamavano “Ballarin”. Spesso entrambi raccontavano dei loro balli al circolo dei negozianti a Ferrara. Effettivamente in questo film c’è molto ritmo.
Tra i protagonisti del film spicca la presenza dello scrittore Ermanno Cavazzoni nei panni del narratore che accompagna, con le sue parole, lo spettatore, passo dopo passo.
Proprio così. Il testo che interpreta è pura letteratura. Letteratura di un uomo che vive in questa terra e che ne racconta la storia, alternando l’ironia alla malinconia. Cavazzoni parla di un mondo che gli appartiene, non a caso l’ultimo film girato da Fellini “La voce della luna” è tratto dalla sceneggiatura da lui scritta, dal titolo “Il poema dei lunatici”.
Torniamo al film, di cui lei è regista, “Extraliscio punk da balera”. La pellicola comincia con i protagonisti che si raccontano in una sorta di confessionale, poi la narrazione si srotola in un susseguirsi di sentimenti ed emozioni, come in una storia d’amore d’altri tempi. Quindi le chiedo: cosa c’è di inconfessabile nel film?
Credo che di inconfessabile ci sia tutto quello che si sarebbe voluto dire e che non si è detto. Tutto ciò che vive dietro la passione di questi musicisti, dietro la narrazione di questa storia, che per altro si raccontano e si confessano perché lo scopo del regista era proprio di far conoscere questo gruppo musicale al mondo. Di non confessabile ci sono le storie dei protagonisti che si trovano nella parte del film che non ho montato, perché si tratta di racconti molto più lunghi di quelli ai quali assistiamo nella pellicola. Si parla di incontri, esperienze, perché ogni musicista nel suo percorso di artista incontra qualcosa che gli fa cambiare rotta, che lo trascina con sé e tutto questo non si vede nel film: sarebbe stato impossibile realizzare una pellicola che narrasse la loro intera vita.
Il gruppo musicale Extraliscio rivisita, in chiave moderna la “Filuzzi”: credo che questo genere musicale, impropriamente declinato al femminile, sia parte della nostra tradizione, tramandata di generazione in generazione. Quindi le chiedo: modernizzare la tradizione non è un sacrilegio? Non andiamo, così facendo, a offuscarne le origini?
Penso che per procedere, andare avanti, sia importante guardare sempre al nostro passato: nel nostro passato noi troviamo il nostro futuro, proprio perché nel passato, dove affondano le nostre radici, si trova il punto di partenza e da qui possiamo procedere verso la modernità. Quindi, io credo che la modernizzazione non cancelli la tradizione, se così fosse, tutto rimarrebbe cristallizzato. La vita è un fluire continuo, uno scorrere continuo, per cui c’è una presenza molto forte della tradizione ma è altrettanto forte la presenza dell’innovazione. Un’innovazione di una cultura musicale che fa sì che il Liscio, a volte ritenuto genere musicale di serie B, rivolto a un pubblico anziano, in realtà possa arrivare anche ai giovani.
In chiusura Elisabetta, una curiosità circa l’interpretazione del canto ebraico da parte di Gilda di cui assistiamo nel film. Come mai ha voluto inserirlo nella pellicola?
Io ho una forte concezione della famiglia: infatti, come abbiamo già detto, il film è dedicato a mia madre. Ho scoperto che esisteva “una certa Gilda” nel repertorio di uno dei musicisti protagonisti, Mirco Mariani e che Gilda è sua figlia, così un giorno gli ho chiesto: “Ho sentito che tua figlia Gilda canta una canzone molto bella, una canzone della nostra storia, della tradizione, sarebbe possibile coinvolgerla nel film?”. Lui, benché fosse reticente all’idea, rispose che se lei lo avesse desiderato, avrebbe potuto partecipare. Gilda è una ragazza molto forte, nella quale io mi sono rivista nell’età di quattordici anni, inoltre mi piaceva l’idea di coinvolgerla e sono contenta che lei abbia accettato.
Il tempo a mia disposizione è terminato. Elisabetta è richiesta da ammiratori che desiderano immortalare la loro immagine standole accanto e altri che timidamente le chiedono un autografo. Credo che Elisabetta Sgarbi sia una donna che possa essere d’esempio per molte di noi. Dietro a una figura esile, minuta e riservata, in realtà prende vita una personalità forte, intraprendente, che sicuramente ha lottato e che ha acquisito la sua forza da quelle radici delle quali tanto ho sentito parlare che saranno per sempre, per lei, fonte inesauribile alle quali attingere.

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