Endometriosi: il corpo dolorante. Di cosa si tratta?

L’Endometriosi è una malattia femminile, determinata dall’accumulo anomalo di cellule endometriali fuori dall’utero. Solitamente le cellule endometriali dovrebbero trovarsi all’interno di esso. Questa anomalia determina nel corpo infiammazione cronica dannosa per l’apparato femminile, che si manifesta tramite forti dolori e sofferenze intestinali. I principali sintomi dell’endometriosi sono caratterizzati da dolori molto intensi durante il periodo mestruale e premestruale (dismenorrea) e nel periodo dell’ovulazione, insieme a dolori pelvici cronici, dolore nei rapporti sessuali, stanchezza fisica cronica. In una bassa percentuale dei casi l’endometriosi può essere asintomatica. Per una corretta diagnosi il primo passo è rivolgersi a uno specialista o a un centro specializzato. Gli esami da fare per diagnosticare l’endometriosi sono vari e in alcuni casi possono esserci variazioni da paziente a paziente. Tra i vari esami consigliati ci sono, in ordine di importanza per sensibilità e precisione diagnostica: visite ginecologiche, esplorazioni rettali, diagnostica per immagini quale la risonanza magnetica, ecografie pelviche transvaginali ed esami del sangue specifici. Senza dubbio la terapia oggi riconosciuta come più immediata ed efficace è l’asportazione tramite intervento chirurgico dell’endometrio in laparoscopia, senza intaccare l’apparato genitale riproduttivo della paziente. Suddetto intervento è certamente l’intervento meno invasivo che più si avvicina ad una precisa rimozione di tutti i focolai presenti che può essere ripetuto più volte nel tempo. A causa dei forti dolori, una soluzione comunemente utilizzata è la terapia tramite progestinici che però hanno diversi effetti collaterali, se assunti per lungo tempo. Essi hanno un rapido effetto sulla riduzione dei dolori ma non migliorano lo stato della malattia, lo dimostra il fatto che, una volta interrotta l’assunzione, i sintomi tornano tali e quali. L’endometriosi cresce e si sviluppa dove trova una situazione cronica caratterizzata dall’infiammazione dovuta dalla produzione eccessiva di estrogeni*. Per questo l’alimentazione, lo stile di vita e integratori specifici che puntano a ridurre l’infiammazione, si rivelano ad oggi come i migliori ausili e per lo più naturali per una riduzione sostenibile, a lungo termine e sana della malattia. La Fondazione da oltre 10 anni studia l’ambito nutrizionale per consigliare i cibi migliori e le loro combinazioni per ridurre significativamente l’infiammazione e quindi l’endometriosi. L’endometriosi da sola non comporta necessariamente sterilità. Nonostante ciò è presente nel 30% delle pazienti affette dalla malattia. Ci sono attualmente in corso molti studi scientifici che indagano la relazione tra endometriosi e sterilità. Non esiste una voce univoca ma è certo che essa in diversi modi intacca l’apparato riproduttivo femminile, i tessuti coinvolti nell’attecchimento degli embrioni e le riserve ovariche, portando così, quando scarse, all’impossibilità di fecondazione. L’endometrio, dunque, è il tessuto che riveste la cavità interna dell’utero, che si sfalda ed è espulso durante le mestruazioni. Questo tessuto può formarsi, in modo anomalo, all’interno dell’utero ma anche altrove, nella pelvi o in altri organi e tessuti: può anche formare cisti e noduli ed è sensibile agli ormoni sessuali, in particolare agli estrogeni, quindi nei giorni del ciclo sanguina causando infiammazioni e dolore. Proprio il dolore è il sintomo più evidente della malattia: mestruazioni insopportabili, disturbi gastrointestinali ma anche rapporti sessuali dolorosi o altro ancora. In molti casi si scopre l’endometriosi indagando le ragioni per cui non si riesce a concepire: succede, secondo le statistiche, al 30/40% delle pazienti. Non è una malattia rara ma spesso la diagnosi arriva dieci o quindici anni dopo la comparsa dei sintomi: perché è spesso sottovalutata e può confondersi con altre patologie (coliti, morbo di Chron, nevralgie o altro ancora). La causa dell’endometriosi non è stata ancora individuata, però ci sono stati dei progressi: se una volta la diagnosi era soprattutto chirurgica, oggi ci sono esami, come ecografia e risonanza magnetica, e diverse possibilità terapeutiche − chirurgiche ma, sempre più spesso, farmacologiche − per rallentarne il decorso e migliorare la qualità della vita. Senza contare l’importanza di un sostegno psicologico per chi vive le conseguenze della malattia − come l’infertilità o i rapporti dolorosi − o delle terapie. Da qui l’importanza delle associazioni − ce ne sono molte, tra le principali segnaliamo apendometriosi − ma anche di un supporto psicologico adeguato: domani c’è un convegno di psicologia on line sul tema. Ricoridamo che proprio il mese di marzo è dedicato all’endometriosi.

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