Edilizia. Superbonus ingolfa le grandi banche. Annunciano lo stop

L’incentivo superbonus 110% rischia il blackout totale, a causa delle continue defezioni delle banche, motivate dai numerosi (forse eccessivi) paletti posti alla cessione del credito, per evitare le frodi. La limitata possibilità di cessione del credito fiscale, infatti, ne ha bloccato la diffusione, provocando una concentrazione eccessiva in capo alle banche.

Originariamente pensato per facilitare il ricorso all’incentivo del Superbonus di chi ha minori disponibilità economiche, la cessione del credito ha dato luogo a così tante frodi e passaggi, da aver obbligato il governo a porre dei paletti ed un limite inderogabile alla possibilità di passaggio da un soggetto all’altro.

È così arrivato un giro di vite sulle cessioni del credito e la normativa vigente permette solamente tre passaggi, il primo a qualsiasi soggetto che effettua il lavoro, gli altri due solo a intermediari finanziari (banche, assicurazioni ed altri intermediari).

Queste limitazioni hanno dunque provocato una concentrazione dei crediti in capo ai soggetti finanziatori – banche, intermediari finanziari e assicurazioni – che si sono ritrovati a tenere in pancia miliardi di crediti fiscali, con il rischio di non poterli più riscuoterne. Un problema che ha coinvolto sia le piccole che le grandi banche, che hanno accusato un “effetto imbuto” a seguito del rigetto delle domande degli Istituti minori.

Per questo motivo, secondo Il Sole 24 Ore, le due principali banche italiane, Intesa Sanpaolo e Unicredit, si sono trovate in condizione di dire stop alle richieste di cessione del credito. Intesa Sanpaolo fino a oggi ha registrato domande per quasi 20 miliardi di lavori e sta pensando di uscire da un business che sinora le ha portato oltre 4 miliardi di crediti fiscali collegati ai bonus edilizi, in buona parte giunti dalle im0rese che hanno praticato lo “sconto in fattura”. Anche UniCredit ha quasi raggiunto la massima capacità fiscale possibile ed ha dovuto dire stop a nuove domande, dal momento che attualmente ha crediti d’imposta per 252 milioni e impegni futuri per 939 milioni, per una cifra complessiva di quasi 1,2 miliardi di euro.

A questo punto sono in corso richieste di ulteriore modifica della normativa. E mentre alla Camera si discute su come attivare la quarta cessione del credito, dall’altra si valuta se sia opportuno liberare la capienza fiscale delle grandi banche, attraverso cessioni ai propri clienti, evitando di ingolfarle di eccessivi crediti fiscali.

Si rischia infatti di esaurire la capacità fiscale anche dei grandi Istituti, dal momento che le detrazioni maturate sino ad oggi, stando all’ultimo rapporto Enea sfiorano i 19 miliardi di euro, mentre un soggetto capiente come Poste è i grado di accoglierne solo 9 miliardi. Una montagna di crediti che rischia di restare insoddisfatta.

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radionoff
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